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La Germania di Hitler: analisi del revisionismo tedesco negli anni trenta (1933-1938)

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Olivieri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Maria Eleonora Guasconi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

L’esperienza nazista iniziò ufficialmente il 30 gennaio 1933, quando il presidente Hindenburg, conferì l’incarico di cancelliere presidenziale ad Adolf Hitler. Egli, fin da subito palesò le sue ambizioni politiche, che oltre all’obbiettivo di costituire un regime totalitario in grado di abbattere una volta per tutte la tanto odiata repubblica di Weimar, consistevano nel colpire e distruggere il trattato di Versailles, che dal giorno in cui venne ratificato nel giugno del 1919, aveva, con le sue clausole assurde, stravolto e umiliato il territorio tedesco e la sua popolazione. Non a caso la politica nazista, di stampo revisionista, fu studiata nei minimi dettagli e suddivisa in due diversi piani di azione, riguardanti uno la sfera interna e l’altro quella estera. Per ciò che concerne la situazione interna due tappe importanti furono rappresentate, nel marzo 1935, dal ripristino della coscrizione obbligatoria unita alla ricostruzione di una forza aerea e di una armata; e nel settembre 1936, dalla presentazione al congresso del partito a Norimberga, di una manovra economica che prendeva il nome di piano quadriennale di riarmo. Fu una scelta questa che se da un lato riuscì a riassorbire totalmente l’alto tasso di disoccupazione, facendo aumentare il consenso nei confronti del Fuhrer, dall’altro cambiò totalmente il sistema economico e sociale della Germania, che con l’adesione finale alla linea di piena autarchia, pose le basi per lo scoppio del secondo conflitto mondiale. Per quanto riguarda la politica estera, gli obiettivi da conquistare erano numerosi ma tutti furono conseguiti senza sparare alcun colpo di pistola, semplicemente grazie all’inerzia delle potenze europee e alla grande abilità di Hitler nell’illudere e nel raggirare i suoi nemici. Egli infatti nonostante fosse consapevole dei rischi che correva, forte della convinzione che la sua non era la realizzazione di un semplice programma politico, bensì di una vera e propria missione, si mise contro persino il suo stesso esercito e i suoi più stretti collaboratori, certo che alla fine avrebbe vinto lui. Il primo allargamento territoriale avvenne nel gennaio del 1935, con l’assimilazione del Saar, una regione prima tedesca poi concessa dalla Società delle Nazioni alla Francia secondo le condizioni di pace, che con un plebiscito scelse di ricongiungersi alla Germania. Il primo vero atto di forza militare, fu però tentato nel marzo dell’anno successivo, quando venne ordinata l’occupazione militare della Renania, una regione tedesca, che secondo il trattato di pace doveva obbligatoriamente rimanere smilitarizzata, cioè non occupata da reparti dell’esercito tedesco. Il successo di quest’impresa fu molto apprezzato sia dalle tradizionali elites nazional-conservatrici, che dalle masse, permettendo ad Hitler di contare su un consenso popolare sempre più ampio.
Dopo l’annessione della regione occidentale, la Germania nel marzo del 1938 senza consultare i paesi firmatari dei Trattati di pace e con una benevola neutralità di Mussolini, ormai ex protettore della sua indipendenza, invase l’Austria, mascherando l’intervento come una liberazione dei popoli di lingua tedesca ingiustamente separati dai fratelli maggiori del Reich. La conclusione dell’operazione fu l’Anschluss, che oltre a non provocare gravi critiche all’estero, saldò ancora di più il legame italo-tedesco, che era già iniziato nel 1936 con la nascita dell’asse Roma-Berlino e proseguito nel 1937 con l’adesione di Mussolini al patto anticomintern. Ad appena un mese di distanza dal plebiscito che sanciva l’annessione dell’Austria, Hitler era già pronto per un nuovo obiettivo della sua politica espansionistica, che consisteva nella conquista della Cecoslovacchia. Considerando però, che lo stato slavo aveva un’ottima difesa, un valido esercito e una forte alleanza con Francia e Gran Bretagna, per evitare accuse ed una eventuale battuta d’arresto, Hitler decise che era più conveniente dividere l’operazione in due fasi: la prima consisteva nella pretestuosa liberazione, anche militare, dei suoi compatrioti che abitavano la regione dei sudeti, zona che dopo la fine della prima guerra mondiale era stata incorporata nella nuova repubblica Cecoslovaccala, mentre la seconda aveva come obiettivo la definitiva dissoluzione della federazione.

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Introduzione L'obiettivo di questa tesi è l'analisi di alcune delle fas i del revisionismo tedesco, nell 'arco cronologico che va dal 1933 al 1938 . Il periodo considerato, inizia con l'ascesa al potere di Hitler, per concludersi con la questione dei Sudeti e la dissoluzione della Cecoslovacchia. Nella parte centrale viene discussa la politica interna ed estera del terzo Reich, focalizzando l'attenzione sulla coscrizione obbligatoria (reintrodotta nel 1935), sulla rimilitari zzazione dell a Renania del 1936 e sulla questione austriaca. Per comprendere l'ascesa al potere di Hitler e i motivi che lo spinsero ad adottare azioni politiche così efferate, è indispensabile fare un salto indietro nel tempo e ritornare al 1919, anno in cui venne fi rmata, la nuova Costituzione tedesca, che sanciva la nascita della repubblica di Weimar, che sarebbe durata fino al 1933. Dopo la sconfitta de lla Germania nella prima guerra mondiale e il croll o de lla monarchia, nel territorio tedesco scoppiò una rivo luzione bolscevica. Alcuni dei rivo luzionari volevano la democrazia parlamentare, altri un sistema politico come quello russo, tutti la Repubblica l . In risposta a tale emergenza, si riunì a Weimar (di qui il nome "Repubblica di Weimar") l'assemblea Costituente, che diede aÌÌà Germania que ll 'assetto istituzionale ampiamente democratico tanto richiesto, con un Reichstag (parlamento) e un presidente della repubblica eletti a suffragio uni versale; un cancell iere (capo del govern o) responsabile di fronte al Reichstag e un ampio decentramento federale, che riconosceva larghe autonomie alle singole regioni (Uinder). Questa so luzione non risolse i gravi pro blemi esistenti: l'estrema sinistra accusava i socialdemocratici al potere di aver tradito gli ideali del movimento operaio, patteggiando con i poteri del vecchio stato invece di mettere in atto una ri vo luzione comunista; la destra si opponeva a un sistema democratico perché avrebbe preferito mantenere uno stato autori tario come l'Impero del 187 1. Per mi nare la credibili tà della Rep ub bli ca, anche i militaristi , che avevano trascinato il paese in guerra, si schierarono fra gli oppositori sostenendo che l'esercito I Pub bli cazio ne onli ne, WWH'. viaggio-in-germania.de/hitler.htm/, con sultata il 07/03/20 10.

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