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L'impatto sociale del gioco d'azzardo

Informazioni tesi

  Autore: Guido Cantù
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Scienze Sociali (CLES)
  Relatore: Giovanni Fattore
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 33

Questa tesi tratta dell'impatto sociale che il gioco d'azzardo ha all'interno di un paese, e segue due differenti approcci: l'analisi costi-benefici e l'approccio della population health.
Nella prima parte del lavoro viene brevemente descritto il settore del gioco d'azzardo in Italia. Nella seconda parte verranno esaminati singolarmente i vari aspetti problematici che il gioco porta con sé: l'insorgere di giocatori patologici, i legami tra gioco d'azzardo e criminalità e la regolamentazione del gioco d'azzardo: quale siano cioè i modelli che devono essere seguiti dal legislatore quando si parla di gioco d'azzardo.

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3 Capitolo 1: Il gioco d’azzardo in Italia Ad oggi, in Italia il settore del gioco d’azzardo si presenta come un settore in grande espansione e in ottima salute. Anzi, nell’anno della crisi il mercato italiano rappresenta una quota che si avvicina al 10% del mercato globale, e se immaginiamo che il fatturato complessivo di questa industria fosse realizzato da un’unica grande azienda, questa si posizionerebbe al terzo posto tra le aziende italiane dopo Fiat ed Eni. Il successo del business del gioco d’azzardo in Italia è supportato sia dal lato dell’offerta che da quello della domanda: dal punto di vista dell’offerta (che è principalmente regolata e gestita dallo stato italiano da quando, intorno al 1200, il potere pubblico ha iniziato a farsi largo nella disciplina del gioco, D’Agati, 2000), essa negli ultimi anni è stata caratterizzata da principi di continua legalizzazione, liberalizzazione e tolleranza che hanno ispirato tutte le politiche che, dal 1992 (chiamato anche “anno di default” dagli esperti del settore) hanno consacrato il gioco d’azzardo come una fonte irrinunciabile di liquidità per le casse dello stato e un anello delle politiche fiscali. In seguito al decreto Bersani del 2006 e, piø recentemente, alle leggi a sostegno delle popolazioni dell’Abruzzo colpite dal terremoto, la proposta dei giochi è aumentata notevolmente ed è cambiata la composizione dell’offerta istituzionale, con nuove tipologie di giochi che compongono un ventaglio assai ricco. Con le possibilità di gioco, sono aumentate anche le reti di punti vendita e gli investimenti pubblicitari e mediatici per promuovere ora uno ora un altro gioco. Dal lato della domanda, gli italiani sono da sempre stati un popolo propenso al gioco: si stima (Simonetti, 2009) che tra il 78% e l’82% della popolazione italiana (secondo le diverse ricerche) cerchi la fortuna regolarmente, e 30 milioni di loro ogni giorno mettono mano al portafoglio per inseguire una possibile vincita, mentre quasi il 12% dice di sfidare la sorte piø di tre volte alla settimana. Nel 2008 gli italiani spendevano in media 790 euro all’anno pro capite, arrivando a spendere (soprattutto nelle regioni centro-meridionali quali Lazio, Abruzzo, Sicilia, Campania e Sardegna) quasi il 7% del proprio reddito disponibile (Lavanco, Iori, 2009). Con questi incredibili livelli di spesa pro capite, l’Italia è prima al mondo per quanto riguarda gli investimenti che le famiglie destinano annualmente al gioco.

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Parole chiave

gioco
modelli economici
criminalità
gambling
gioco d azzardo
azzardo
giocatore patologico
enalotto
population health

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