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Biodeterioramento di un Notarile del XVII secolo: diagnostica e metodi di intervento

Informazioni tesi

  Autore: Livia Martinelli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Storia e Conservazione dei Beni Culturali
  Relatore: AnnaRosa Sprocati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

La presente sperimentazione riguarda un caso studio in cui una problematica complessa, quale l’attacco biologico a un oggetto polimaterico (il Notarile 67 corrispondente alla serie 32 del fondo dei Trenta Notai Capitolini), è stata affrontata con un approccio multidisciplinare mirato da un lato, a rilevare la diversa efficacia dei metodi diagnostici utilizzati e, dall’altro, la biodiversità della comunità microbica che ha colonizzato l’opera.
I fogli in pergamena del Notarile oggetto della tesi sono apparsi affetti da macchie viola soprattutto in corrispondenza dei margini.
La ricerca ha lo scopo di determinare la natura di tali alterazioni, mediante un approccio metodologico integrato, che permetta di individuare in modo mirato i microorganismi responsabili del biodeterioramento e, in prospettiva, di indicare trattamenti di restauro selettivi.
L'approccio sperimentale ha previsto l’uso di tecniche d’indagine microbiologica coltura-dipendenti e indipendenti per l’analisi della biodiversità microbica presente sulle parti membranacee e cartacee del volume.

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45 4 5 CAPITOLO 1 INTRODUZIONE 1.1 La microbiologia applicata al settore dei Beni Culturali I beni culturali sono sottoposti ad una aggressione quotidiana di natura fisica, chimica e biologica dal momento in cui entrano a fare parte del nostro pianeta. I microrganismi giocano un ruolo importante nei processi di biodeterioramento dei Beni Culturali (Hueck, 1965, 1968) in quanto rappresentano, nella maggioranza dei casi, gli organismi responsabili delle alterazioni che si sviluppano sul manufatto. I materiali organici sono deperibili e suscettibili di divenire il substrato per funghi e batteri saprofiti. Particolari condizioni ambientali possono favorire il processo di trasformazione biologica, che ne modifica sia la struttura che la composizione, e che in zone a clima caldo-umido risulta notevolmente amplificato. E' necessaria dunque un’azione di conservazione al fine di ridurre la velocità del processo di deterioramento in modo da aumentare il “tempo di vita” dell’opera. Questo implica una serie di operazioni, di diagnosi e di prevenzione e talvolta di intervento, per evitare o quanto meno rallentare questi processi naturali. Fondamentale perciò è una conoscenza preliminare del bene stesso, dell’ambiente di conservazione e dei fattori deteriogeni, responsabili, ovvero, del deterioramento. Lo studio delle interazioni tra mondo biologico e opere di interesse culturale sono gli argomenti cardine della biologia applicata ai beni culturali. Si parla di biodeterioramento come l'insieme dei processi indotti dalla crescita di organismi che, trasportati dall'aria o dall’acqua, riescono a colonizzare le superfici di interesse artistico causandone l'alterazione. Il biodeterioramento può essere definito come “un qualsiasi cambiamento indesiderato nelle proprietà di un materiale, causato dall’attività vitale degli organismi” (Caneva et al., 2002). Questo termine è spesso confuso con la biodegradazione che consiste in un processo nel quale un organismo vivente converte il materiale organico in altri prodotti più semplici. In base alla diversa composizione chimica dei materiali si possono avere differenti tipologie di biodeterioramento. Le opere d’arte costituite da materiali organici (carta, legno, tessili, cuoio, 1

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