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Edilizia residenziale a Benevento tra XVII e XVIII secolo. Palazzo Andreotti Leo

Informazioni tesi

  Autore: Marta Martelli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia dell'arte
  Relatore: Maria Gabriella Pezone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

Questa lavoro nasce dalla volontà di esaminare l’edilizia residenziale che tra XVII e XVIII secolo si sviluppa a Benevento. Punto di partenza della ricerca sono stati sicuramente gli scritti di Mario Rotili e di studiosi locali come Alfredo Zazo, Salvatore De Lucia e Almerico Meomartini, sulla storia della città, sulla sua evoluzione urbana nel corso dei secoli e sulle iniziative architettoniche che si concretizzarono tra il Seicento e il Settecento. É noto infatti che per l’architettura beneventana gli anni successivi ai due eventi sismici del 1688 e del 1702 furono particolarmente significativi, perché caratterizzati da un’intensa opera di ricostruzione a cui contribuì notevolmente il cardinale Vincenzo Maria Orsini. Definito il “secondo fondatore della città” l’arcivescovo si adoperò per la riorganizzazione urbana ed architettonica. Rese, inoltre, possibile la ricostruzione degli edifici distrutti dalla furia del terremoto e nell’operazione coinvolse costruttori locali e molti esponenti della scena architettonica romana e napoletana. Le fonti ricordano infatti tra le maestranze presenti a Benevento già a partire dal 1695, Arcangelo Guglielmelli e dopo il 1702 Carlo Buratti, Filippo Raguzzini e Giovan Battista Nauclerio, quali artefici dell’intera ricostruzione. In realtà studi recenti hanno gettato nuova luce sulle vicende costruttive dopo il 1702. Infatti il progetto dell’intero piano ricostruttivo negli anni immediatamente successivi al terremoto è da attribuire esclusivamente a Carlo Buratti, in quanto Raguzzini e Nauclerio operarono in città in anni successivi. Il primo ha sicuramente iniziato a lavorare a Benevento a partire dagli anni 20 del ‘700; la presenza del Nauclerio è invece documentata a partire dal 1715 per i lavori di rifacimento del ponte Leproso e del ponte sul fiume Calore. Allargando la ricerca alla bibliografia più recente e alle fonti archivistiche, attinte prevalentemente dall’Archivio di Stato di Benevento, l’interesse è stato rivolto, in particolare, verso le vicende costruttive di alcuni tra i più importanti esempi di architettura residenziale sei - settecentesca presenti a Benevento, tradizionalmente attribuiti a quegli architetti che la storiografia ricorda come coinvolti nella ricostruzione della città negli anni successivi ai due terremoti del 1688 e del 1702.
L’indagine portata avanti ha cercato, non senza alcune difficoltà, di ricostruire la storia delle famiglie proprietarie, le vicende costruttive e di far luce sulle probabili attribuzioni a nomi autorevoli dell’architettura sei - settecentesca. La scelta è ricaduta sulle costruzioni edificate ex novo o che hanno subito trasformazioni strutturali tra XVII e XVIII secolo.

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INTRODUZIONE Questa lavoro di tesi nasce dalla volontà di esaminare l’edilizia residenziale che tra XVII e XVIII secolo si sviluppa a Benevento. Punto di partenza della ricerca sono stati sicuramente gli scritti di Mario Rotili e di studiosi locali come Alfredo Zazo, Salvatore De Lucia e Almerico Meomartini, sulla storia della città, sulla sua evoluzione urbana nel corso dei secoli e sulle iniziative architettoniche che si concretizzarono tra il Seicento e il Settecento. É noto infatti che per l’architettura beneventana gli anni successivi ai due eventi sismici del 1688 e del 1702 furono particolarmente significativi, perché caratterizzati da un’intensa opera di ricostruzione a cui contribuì notevolmente il cardinale Vincenzo Maria Orsini. Definito il “secondo fondatore della città” l’arcivescovo si adoperò per la riorganizzazione urbana ed architettonica. Rese, inoltre, possibile la ricostruzione degli edifici distrutti dalla furia del terremoto e nell’operazione coinvolse costruttori locali e molti esponenti della scena architettonica romana e napoletana. Le fonti ricordano infatti tra le maestranze presenti a Benevento già a partire dal 1695, Arcangelo Guglielmelli e dopo il 1702 Carlo Buratti, Filippo Raguzzini e Giovan Battista Nauclerio, quali artefici dell’intera ricostruzione. In realtà studi recenti hanno gettato nuova luce sulle vicende costruttive dopo il 1702. Infatti il progetto dell’intero piano ricostruttivo negli anni immediatamente successivi al terremoto è da attribuire esclusivamente a Carlo Buratti, in quanto Raguzzini e Nauclerio operarono in città in anni successivi. Il primo ha sicuramente iniziato a lavorare a Benevento a partire dagli anni 20 del ‘700; la presenza del Nauclerio è invece documentata a partire dal 1715 per i lavori di rifacimento del ponte Leproso e del ponte sul fiume Calore.

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