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La consulenza pedagogica all'asilo nido come lettura dei processi e mediazione tra i partners educativi

Informazioni tesi

  Autore: Carla Antonia (Tina) Isacco
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Consulenza Pedagogica e Ricerca Educativa
  Relatore: Maria Grazia Riva
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 210

Come e perchè svolgere l'attività di consulenza pedagogica all'asilo nido. Attraverso l'analisi delle teorie organizzative e delle dinamiche di gruppo si declina la figura del consulente al nido come facilitatore del lavoro pedagogico.
[...] Nel primo capitolo la riflessione sul lavoro pedagogico è stata fatta alla luce del discorso clinico in pedagogia. La “clinica della formazione” è un modo di pensare e di concepire la pedagogia, sorto negli ultimi vent’anni ad opera di Riccardo Massa (1992, 1991, 1990), in seguito a una certa insoddisfazione per le condizioni in cui versava il dibattito pedagogico (Riva, 2005). Rivendica la necessità del superamento di uno sguardo astratto e intellettualistico alla pedagogia e ai suoi oggetti a favore di uno sguardo attento alle dimensioni concrete che presiedono all’effettivo dispiegarsi di ogni evento educativo (Villa 2008); allo stesso tempo non ne trascura le latenze, cioè l’ascolto e la comprensione della parte emotiva che nel lavoro educativo è sempre presente (Riva, 2004; Palmieri, 2000).
Ciò che contraddistingue lo svolgersi del lavoro pedagogico nella società contemporanea è il suo realizzarsi all’interno di organizzazioni complesse, dall’asilo nido fino all’Università e oltre. Nel secondo capitolo questa realtà e la sua capacità di influenzare il lavoro pedagogico sono state ricercate (Riva, 2005; Infantino, 2002, 2008; Villa, 2008). Lo studio delle teorie organizzative (Perini, 2007; Quaglino, 2004,) ne ha analizzato l’evoluzione: dalla concezione meccanicistica dell’organizzazione all’irrompere della soggettività, nel suo aspetto imprevedibile e irrazionale nella realtà dell’organizzazione. L’inconscio (Freud, 1977; Obholzer, Roberts, 1998) è stato la chiave di lettura di processi e fenomeni prima di allora inspiegabili; si è riflettuto sulle dinamiche relative alla gestione dell’ansia e del potere per comprendere meglio anche ciò che avviene all’interno delle relazioni educative di secondo livello, come è la consulenza pedagogica (Kets de Vries, 1994).
Il lavoro di gruppo costituisce il normale dispiegarsi del lavoro educativo all’interno di un asilo nido (Restuccia Saitta in Gandini, Mantovani, Edwards, 2003). La vita quotidiana al nido si svolge in una dimensione comunitaria che deve essere capace di rispettare e valorizzare le individualità di ciascuno pur nella considerazione delle esigenze del gruppo. Nel terzo capitolo la disamina delle dinamiche di gruppo (Contessa, 1999; Quaglino, Casagrande, Castellano, 1992) propone al consulente pedagogico gli strumenti per inserirsi in questa realtà in modo cosciente, senza essere agito in modo del tutto inconsapevole da dinamiche inconsce a da fenomeni proiettivi che ostacolerebbero il suo lavoro.
Nel quarto capitolo si è analizzato il contesto del nido alla luce del concetto di dispositivo pedagogico, introdotto da Riccardo Massa nel dibattito pedagogico (Massa, 1987). Il concetto di dispositivo educativo, ripreso dallo studio appassionato di Michel Foucault, apre la possibilità di una indagine teorica ed empirica dei processi formativi. Le dimensioni dello spazio, del tempo, del corpo e del pensiero (Barone, 2009; Palmieri, 2008) e la loro cura sono i punti di partenza per proporre esperienze educative significative fin dai primi anni di vita. Il consulente pedagogico all’asilo nido realizza in quest’ottica il suo ruolo di mediatore fra i bambini, le educatrici, le famiglie, favorendone l’incontro (Gandini, Mantovani, Edwards, 2003; Braga, 2005; Mantovani, Restuccia Saitta, Bove, 2000).
Il quinto e il sesto capitolo sono propriamente dedicati alla consulenza pedagogica. Ne delineano le linee guida di fondo, nell’ottica di un superamento dell’idea del consulente come esperto che dice agli altri “che cosa fare”, per proporre la figura del consulente come attivatore di processi e competenze, capace di superare la posizione narcisistica di chi si sostituisce agli altri (Schein, 2001; Rezzara, Cerioli, 2004, Massa, Cerioli, 1999).
Nel sesto capitolo la consulenza pedagogica all’asilo nido è vista attraverso le linee guida portanti di questa ricerca: la concezione della realtà educativa come evento processuale in continuo divenire (Cambi, 2008; Mortari, 2007; Riva, 2008; Kaneklin, 2010) e la mediazione come fenomeno culturale capace di avvicinare i partners educativi e di superare una visione eulogistica dell’educazione (Nigris, 2002; Castelli, 1996; Braga, Mauri, Tosi, 1995). [...]

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5 INTRODUZIONE Lo scorso novembre, il neo-primo ministro Mario Monti, nel suo discorso programmatico alle Camere, ha sottolineato come l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro sia una questione indifferibile nella nostra società, in quanto il capitale umano femminile è ritenuto essere una grande risorsa sprecata dell’economia italiana. Il 18 novembre 2011 un approfondimento del Corriere della Sera a nome di Maurizio Ferrera, riflettendo sul discorso del Primo Ministro, titolava: “Part time, nidi e fisco: l’agenda per le donne. Le <<scintille>> da attivare subito”. L’articolo considerava come fosse stato detto a chiare lettere, che, fra le altre cose, un piano credibile per i servizi dell’infanzia sul territorio nazionale, elemento molto importante sul terreno della conciliazione fra lavoro e famiglia, potesse avere un ruolo fondamentale per liberare e attivare le risorse femminili presenti nella nostra società. L’asilo nido, quindi, alla ribalta dell’attualità per motivi economici, per contribuire a portare i tassi di attività femminile in Italia a livello europeo, come uno dei contributi per favorire il tanto invocato sviluppo che può aiutare il paese a uscire dalla crisi. Asilo nido, quindi, con tre obiettivi: “maggiori possibilità di conciliazione, nuovi posti di lavoro, promozione delle capacità e delle opportunità per i bambini che nascono in famiglie svantaggiate” 1 . 1 M.Ferrera, Corriere della Sera, 18 novembre 2011

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pedagogia
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