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Lo specchio della Follia. "L’inquilino del terzo piano" di Roman Polanski tra psicosi paranoica ed esperienza del perturbante

Elemento demoniaco, sogno e follia: L’inquilino del terzo piano si nutre di questi elementi, che si sovrappongono e confondono in un’atmosfera incerta e inquietante. Roman Polanski è autore che ama scandagliare le profondità dell’essere umano, muoversi sul confine tra pazzia e normalità, infrangere ogni rassicurante barriera che divide la realtà dall’immaginario. Certo fa parte del suo potere suggestivo il mantenere questa aurea di incertezza e se ne può godere senza bisogno di chiarire ogni passaggio. Ma d’altra parte analizzarlo non è un passatempo ozioso: il film giustifica una visione “ingenua” come una più approfondita, e, nello specifico, psicanalitica. E lo fa nella sua chiara vocazione psicologica, nel discostarsi dalla sua fonte letteraria – Le locataire chimerique di Roland Topor – in passaggi che sottolineano la dissociazione del protagonista più che il complotto dei vicini, che caratterizzano i personaggi attraverso una sessualità anomala, che non lasciano dubbi sulla natura della morte-suicidio finale

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4 Introduzione La follia fa paura perché sai di arrivare proprio a te stesso. [ …] Normalmente si ha la certezza di una sedia, e la certezza di potercisi sedere. Ma se non si ha più questa certezza, e ci si siede di colpo in un immenso vuoto, tutto diventa terrorizzante. 1 Que sto lavor o vuole e ss e re un’inter p re taz ione ps icoa na li ti c a de ll ’ Inquilino del terzo piano di Roman Polanski 2 , film poco amato dalla critica – per lo più considerato un tentativo mal riuscito – e da ll o stesso a utore . E’ il fil m che ha realizzato più rapidamente (otto mesi dalla lettura del libro alla prima proiezione) e nella sua autobiografia 3 vi dedica solo poche righe. Credo che que sto tra tt a mento non re nda g iust iz ia a d un’op e ra c ompl e ss a e ric c a di suggestioni come questa, che riunisce e sviluppa i più interessanti temi polanskiani. Credo altresì che un approccio psicoanalitico sia legittimato su tutti i fronti. Innanzitutto per le innumerevoli convergenze tra psicoanalisi e arte in generale: Freud ha sottolineato più volte la naturale vocazione degli artisti per la psicologia, in particolare in Sofocle, Shakespeare, Goethe, Dostoe vski j, I bs e n e a lt r i. Gli a rtist i sono i ve ri s c opritori de ll ’inc onscio e de i conf li tt i psi c hici c he torme ntano l’ uomo. Ma, se è legittimo sottolineare la dimensione prevalentemente letteraria, ve rba le d e ll a psicoa n a li si e de ll ’inc onscio – lettura imposta negli anni settanta da una visione strutturalista della psiche – , è però innegabile che la natura visiva del film si adatta perfettamente alla descrizione di stati mentali disturbati e deliranti. 1 D a u n ’ i n ter v i s ta a P o lan ski, raccolta in Edoardo Bruno (a cura di), Roman Polanski, Gremese, Roma 1993 p.11. 2 Titolo originale Le locataire, scritto da Roman Polanski e Gèrard Brach, Marianne Productions, France 1976, tratto da un racconto di Roland Topor, Le locataire chimerique, del 1964. 3 Roman Polanski, Roman Polanski di Roman Polanski, trad. it. Bompiani, Milano 1984.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Barbara Nazzari Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1521 click dal 31/01/2013.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.