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Comunicazione e interazione formativa nei processi educativi

La comunicazione interumana come oggetto di studio ha in sè numerosi problemi di ordine diverso. Innanzitutto non è data una scienza integrata delle relazioni umane e, in particolare, della comunicazione considerata come lo strumento di tali relazioni; inoltre è molto difficile dare una definizione univoca di comunicazione. Pertanto, in relazione a questi due ordini di problemi, è necessario riferirsi a diversi approcci disciplinari, con un atteggiamento di integrazione e disponibilità verso i vari contributi, considerando ciascuno di essi, quello semiotico, quello psicologico o quello sociologico, non come un punto di vista privilegiato, ma come una delle tante ottiche possibili.
Per quanto riguarda la definizione di comunicazione, sono diacronicamente diverse le accezioni che essa ha assunto anche da un punto di vista semantico, e diversi sono i criteri ai quali si fa riferimento per stabilire che cosa possa considerarsi comportamento comunicativo. Particolarmente significativo è a tale proposito il concetto di intenzionalità, in base al quale alcuni studiosi ritengono che sia comunicazione tutto il comportamento sociale, altri invece discriminano tra comportamento intenzionale (comunicativo) e inintenzionale (informazione), altri ancora sostengono invece la tesi di un continuum comunicativo, che comprende diversi gradi di intenzionalità e consapevolezza.
Proprio per questa difficoltà di cingere la comunicazione in un’unica e esauriente definizione, numerosi sono i modelli del processo comunicativo elaborati. Questi potrebbero essere inseriti in due grandi paradigmi, quello trasmissivo e quello interattivo che, seppure con uno schema base sostanzialmente uguale, danno una diversa spiegazione di come avvenga lo scambio comunicativo. Mentre il primo paradigma spiega la comunicazione, o meglio l’atto comunicativo, come un trasferimento di informazione lineare e astratto fra emittente e destinatario, decontestualizzandolo. Il secondo, al contrario, spiega la comunicazione come interattività e interazione in cui i ruoli di emittente e destinatario sono interscambiabili e l’azione dell’uno costituisce la premessa e l’effetto dell’azione dell’altro. Secondo il paradigma interattivo la comunicazione implica una continua partecipazione e cooperazione, che in modi diversi si esplica nel processo di codifica e di decodifica, tramite una complessa operazione di decentramento sia cognitivo sia affettivo.
La complessità del fenomeno comunicazione è dovuta anche alla sua multidimensionalità, giacché comprende sia forme verbali, sia forme non-verbali. Fino a tempi piuttosto recenti era prevalsa negli studi sulla comunicazione una visione logocentrica di essa, considerando il linguaggio parlato come il mezzo comunicativo per eccellenza e non, come oggi unanimemente si ritiene, solo un aspetto della comunicazione, inserito in un contesto più ampio.
Grazie in particolar modo agli studi etologici e ad approcci disciplinari originali quali, ad esempio, la cinesica di R.L. Birdwhistell e la prossemica di E.T. Hall, il linguaggio è considerato come il codice di comunicazione più potente, ma all’interno di un sistema comunicativo polimorfo, in cui giocano un ruolo rilevante di accompagnamento, di sostituzione, di sostegno e, a volte, di disconferma, tutte quelle forme di comunicazione non-verbale che con caratteristiche completamente diverse dal linguaggio verbale, rendono lo scambio comunicativo più ricco ed efficace.
La capacità di comunicare non solo in modo verbale ma anche per mezzo delle diverse modalità non-verbali, come pure la capacità di codificare e decodificare correttamente un messaggio, fanno parte insieme a numerose altre conoscenze, prerequisiti e regole, della competenza comunicativa.
Per quanto concerne l’acquisizione di questo tipo di competenza da parte del bambino, gli studiosi attuali sono tutti orientati a considerare la fase prelinguistica non anche come fase precomunicativa, e lo sviluppo di una competenza comunicativa complessa e matura come dovuta ad una continua interazione fra adulto e bambino, in uno scambio reciproco fra essi nel quale anche il minore è da subito considerato come soggetto comunicativo attivo.
In conclusione ed in forza di quanto appreso si procederà, tentando di dare una base epistemologica alla comunicazione, nella riflessione pedagogica.

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4 Introduzione La comunicazione interumana come oggetto di studio ha in sé numerosi problemi di ordine diverso. Innanzitutto non è data una scienza integrata delle relazioni umane e, in particolare, della comunicazione considerata come lo strumento di tali relazioni; inoltre è molto difficile dare una definizione univoca di comunicazione. Pertanto, in relazione a questi due ordini di problemi, è necessario riferirsi a diversi approcci disciplinari, con un atteggiamento di integrazione e disponibilità verso i vari contributi, considerando ciascuno di essi, quello semiotico, quello psicologico o quello sociologico, non come un punto di vista privilegiato, ma come una delle tante ottiche possibili. Per quanto riguarda la definizione di comunicazione, sono diacronicamente diverse le accezioni che essa ha assunto anche da un punto di vista semantico, e diversi sono i criteri ai quali si fa riferimento per stabilire che cosa possa considerarsi comportamento comunicativo. Particolarmente significativo è a tale proposito il concetto di intenzionalità, in base al quale alcuni studiosi ritengono che sia comunicazione tutto il comportamento sociale, altri invece discriminano tra comportamento intenzionale (comunicativo) e inintenzionale (informazione), altri ancora sostengono invece la tesi di un continuum comunicativo, che comprende diversi gradi di intenzionalità e consapevolezza. Proprio per questa difficoltà di cingere la comunicazione in un’unica e esauriente definizione, numerosi sono i modelli del processo comunicativo

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Mara Sanna Contatta »

Composta da 148 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.