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La Responsabilità sociale d'impresa e le performance finanziarie

Oggi si sente molto parlare di Responsabilità Sociale di Impresa (RSI o il suo corrispettivo inglese CSR – Corporate Social Responsibility). In una società sempre più globalizzata, la responsabilità etica rappresenta un nuovo strumento di competitività. Agli inizi degli anni ’70, nascono i primi studi volti a indagare la correlazione esistente tra orientamento sociale e performance economiche delle imprese. Ma solamente con gli anni ’90 si avrà un’esplosione d’interesse nei confronti dell’argomento. L’impostazione prevalente fino a questo periodo prevedeva l’esistenza di una correlazione negativa tra orientamento etico-sociale dell’investitore e performance economiche. Si riteneva che investire in buone prassi di comportamento comportasse una riduzione del numero di alternative di investimento disponibili ed eventualmente danneggiasse i risultati economici. Ma, in seguito al diffondersi degli investimenti
sostenibili nei mercati finanziari, allo sviluppo di indici di borsa etici e metodologie di rating etico, è andata sempre più affermandosi la convinzione che esistono vantaggi economici legati all’assunzione di responsabilità sociale d’impresa: investire in comportamenti socialmente responsabili può comportare benefici di natura economica. Pur avendo quest’ultimi come fine primario, molte imprese hanno cominciato a capire che, per raggiungere tale obiettivo, bisogna puntare ad ottenere il gradimento degli investitori e ciò è possibile attraverso l’adozione di comportamenti etici.
In molte ricerche, la relazione tra CSR e performance economiche di una impresa è analizzata ponendo la CSR come variabile indipendente. Tuttavia, non mancano studi che pongono le performance economiche come variabili indipendenti. L’ipotesi base è che risultati economici positivi, generando abbondanti risorse, rendano più semplice, per il management, l’attuazione di comportamenti socialmente responsabili. E’ proprio qui che nasce il presente studio.
L’obiettivo di valutare l’esistenza di una relazione tra performance finanziarie delle imprese e politiche di responsabilità sociale adottate da queste. Il segno di tale rapporto può risultare positivo, negativo o del tutto casuale. Il segno negativo segue il pensiero di studiosi come Friedman, secondo il quale le imprese socialmente responsabili risultano meno competitive perché sostenere i costi necessari alla realizzazione di pratiche di responsabilità sociale incide direttamente sui profitti, provocandone una netta diminuzione. Dall’altra parte, però, numerosi studi empirici mostrano un legame positivo tra i due fattori, sostenendo che i costi effettivi di responsabilità sociale vengono coperti dai benefici che questi generano, soprattutto in un orizzonte di medio-lungo periodo.
La ricerca si basa sull’implementazione di un modello di regressione probit ordinale con cui testare il segno del rapporto tra indicatori finanziari e politiche di responsabilità sociale delle imprese considerate: si vuole verificare se il miglioramento della redditività è accompagnato da maggiori probabilità di osservare rating etici positivi. La tesi è suddivisa in quattro capitoli. Nel primo sono stati inseriti alcuni riferimenti teorici generali importanti per capire l’argomento di trattazione. Si tratta di cenni relativi al concetto di Responsabilità Sociale, alle iniziative adottate a livello nazionale/internazionale, agli strumenti di cui le imprese si possono avvalere per l’adozione e la rendicontazione di comportamenti socialmente responsabili (Bilancio Sociale, Codice Etico e alcuni standard di comportamento). Per completare il quadro dove si collocano le iniziative di CSR in Italia, è stata anche condotta una breve analisi della struttura produttiva italiana con suddivisione delle unità locali per settore di attività, regione di appartenenza e dimensioni.
Il secondo capitolo comprende un’introduzione ai risultati di alcuni studi realizzati da diversi centri di ricerca, grazie ai quali si ha un’idea del posizionamento dell’Italia in termini di responsabilità sociale rispetto agli altri paesi europei e dell’atteggiamento che le imprese italiane hanno nei confronti di questa tipologia di comportamenti.
Il terzo capitolo è diviso in due parti. Nella prima, vengono descritte le caratteristiche delle imprese incluse nel campione. Nella seconda parte, invece, viene illustrato l’output del modello probit ordinale implementato. Il quarto capitolo, sulla base dei dati e del materiale esaminato, propone un’interpretazione dei risultati del modello anche attraverso il confronto con i risultati delle ricerche da cui la tesi ha preso spunto.

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5 Introduzione Oggi si sente molto parlare di Responsabilità Sociale di Impresa (RSI o il suo corrispettivo inglese CSR – Corporate Social Responsibility). Questo maggiore interesse è il risultato di un percorso culturale che vede l’impresa reagire al mutare delle condizioni di mercato e diventare protagonista di un futuro cosiddetto “sostenibile”. Per responsabilità sociale d’impresa s’intende “l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche da parte dell’impresa , di qualsiasi dimensione, nelle sue operazioni commerciali e nei suoi rapporti con le parti interessate” dal Libro Verde della Commissione Europea (Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese - 2001) cioè l’azienda integra l’interesse sociale e ambientale tra i suoi obiettivi strategici. Per cui, insieme agli aspetti finanziari ed ambientali, il “valore etico” dell’impresa assume maggiore importanza per la messa a punto di strategie sia produttive che di marketing. In una società sempre più globalizzata, la responsabilità etica rappresenta un nuovo strumento di competitività. Agli inizi degli anni ’70, nascono i primi studi volti a indagare la correlazione esistente tra orientamento sociale e performance economiche delle imprese. Ma solamente con gli anni ’90 si avrà un’esplosione d’interesse nei confronti dell’argomento. L’impostazione prevalente fino a questo periodo prevedeva l’esistenza di una correlazione negativa tra orientamento etico- sociale dell’investitore e performance economiche. Si riteneva che investire in buone prassi di comportamento comportasse una riduzione del numero di alternative di investimento disponibili ed eventualmente danneggiasse i risultati economici. Ma, in seguito al diffondersi degli investimenti

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Statistiche

Autore: Monica D'Arcangelis Contatta »

Composta da 89 pagine.

 

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