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Applicazione di un modello prestazionale visuo – spaziale al calcio di punizione nel rugby

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Chittaro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Tiziano Agostini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

Questo lavoro di tesi nasce partendo dal concetto di modeling e da diversa letteratura scientifica in ambito di modelli prestazionali applicati allo sport. In numerosi studi è stato verificato che l’applicazione di modelli acustico – ritmici a diversi gesti sportivi a differenti sport.
L’applicazione di modelli prestazionali acustico – ritmici a determinati gesti atletici, nella maggioranza dei casi, ha portato ad una standardizzazione del movimento cioè ad una riduzione della variabilità dei tempi, un miglioramento dell’esito delle prestazioni e una valutazione maggiormente positiva da parte degli atleti.
In questo studio è stato applicato un nuovo modello prestazionale di tipo visuo – spaziale, che rientra nel medesimo paradigma scientifico dei modelli acustico – ritmici nominati poc’anzi, al calcio di punizione nel rugby.
I risultati di questa ricerca pilota hanno evidenziato che anche quest’ultima tipologia di modello porta ad una standardizzazione statisticamente significativa del gesto atletico, con un forte effect size del trattamento.

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4 Introduzione: La psicologia sperimentale dello sport “L’essere umano non percepisce né ragiona per unità isolate, ma per insiemi o forme. L’insieme è più della somma delle parti.” Kurt Koffka, Max Wertheimer, Wolfgang Köhler. Quando si nomina la psicologia, spesso, la prima cosa che viene in mente è il lettino di Freud, l'interpretazione dei sogni e le loro dinamiche inconscie. Come tante altre discipline però, sotto la spinta di varie correnti di pensiero, fin dalla sua nascita nel 1897 con Wundt (Legrenzi, 2002), nel corso degli anni, la psicologia è andata incontro ad una suddivisione in vari e numerosi ambiti di ricerca, e quindi ha assunto, come scienza, una molteplicità di sfaccettature che solo in minima parte riguardano il lavoro pionieristico svolto da Freud. Si può parlare infatti di psicologia clinica, psicologia dei gruppi, psicologia sociale, psicologia della percezione, neuropsicologia, psicologia dello sviluppo, psicologia dinamica (quella concettualmente più vicina al sopracitato Freud), psicologia delle decisioni; si potrebbe continuare l'elenco a lungo. In questa lunga lista spesso non viene nominata la psicologia dello sport. Essa infatti, nonostante i primi esperimenti di Norman Triplett presso l'università dell'Illinois risalgano al 1898 e la fondazione del primo Istituto di psicologia dello sport ad opera di Coleman Robert Griffith negli anni venti sempre presso la stessa università, è andata incontro ad un crescente interesse solo negli ultimi cinquant'anni. Il 1965 viene riconosciuto come la data ufficiale della nascita della psicologia dello sport. Infatti in quell'anno, sotto la spinta promotrice di Ferruccio Antonelli, si tenne a Roma il primo Congresso Mondiale di Psicologia dello Sport, in occasione del quale si formò l'International Society of Sport Psychology (ISSP). Pochi anni dopo l'International Journal of Sport Psychology diventò l'organo ufficiale di stampa, seguito da altre autorevoli edizioni come il Journal of Sport and Exercise Psychology e il Journal of Applied Sport Psychology (Guicciardi, 2000). La psicologia dello sport ha per definizione un approccio multidisciplinare; si avvale delle conoscenze apportate da altre dottrine come " [...] medicina, psichiatria, sociologia, pedagogia, filosofia, igene, educazione fisica, riabilitazione fisioterapica […] " e quindi è “[...] aperta al contributo che ciascuno può portare sulla base della propria preparazione

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Parole chiave

psicologia
sport
psicologia dello sport
rugby
modello visuo-spaziale
calcio di punizione

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