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Eleonora Duse epistolografa: le lettere alla famiglia Orvieto (1901-1908)

La tesi verte sulla considerazione di Eleonora Duse come scrittrice, oltre che come attrice, come comunemente viene ricordata. A prova di ciò è stato esaminato lo scambio epistolare della Duse con i componenti della famiglia Orvieto,nucleo familiare di spicco nella Firenze di fino Ottocento. Il carteggio è stato inizialmente contestualizzato nel panorama culturale dell'epoca ed anche alla luce degli anni determinanti del sodalizio artistico e amoroso tra la Duse e D'Annunzio. Vengono valutati i rapporti che hanno legato la figura della Duse alla famiglia Orvieto. Segue quindi la presentazione delle lettere. Il carteggio contiene lettere trascritte e quindi decifrate dagli originali autografi della Duse, per la maggior parte inediti prima della stesura di questa tesi. Ogni lettera è provvista di un approfondito apparato di note al fine di inquadrarle cronologicamente ed artisticamente nella carriera e nella vita della Duse. Si tratta di un tassello che va ad unire arte e letteratura, di un ibrido che come raramente avviene, prende in considerazione l'arte dell'attrice anche in qualità di scrittrice.

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4 Introduzione Il punto di partenza di questo lavoro, che prende in esame la scrittura epistolare di Eleonora Duse a partire dalle lettere inviate dall’attrice ad Adolfo, Laura, Angiolo e Leon Francesco Orvieto, è una considerazione di Giovanni Papini, tra i primi ad avanzare l’ipotesi che la grande interprete di D’Annunzio e di Ibsen nascondesse un talento e una vocazione di scrittrice. Nel 1917 Papini le scrive: «voi siete soprattutto scrittrice e grande» 1 . Sono gli anni in cui la Duse ha volontariamente abbandonato le scene e questo elemento contribuisce non poco a radicalizzare l’opinione di Papini, secondo il quale la Duse avrebbe dovuto lasciare per sempre il teatro per dedicarsi unicamente alla scrittura. Papini non è l’unico a tenere in grande considerazione le potenzialità di scrittrice di Eleonora Duse. Cinquant’anni dopo gli fa eco Vittore Branca, che nel 1969 pubblica il primo di una serie di tre contributi dedicati appunto alla «vocazione letteraria» dell’attrice. In quello pubblicato sul Corriere della Sera il 19 aprile 1969 Branca prende le mosse proprio dal parere di Papini, ricordando come in quegli anni la Duse si presentasse spesso e all’improvviso alle letture e alle discussioni dei cenacoli letterari fiorentini, garbata presenza dispensatrice di equilibrate opinioni. Continua poi a svelare Eleonora Duse scrittrice attraverso un rapido elenco dei numerosi rapporti epistolari intrattenuti dall’attrice con letterati e letterate dell’epoca, da Arrigo Boito a Matilde Serao, Ada Negri, Henrik Ibsen e George Bernard Shaw, e con attrici come Sarah Bernhardt e Isadora Duncan 2 . Tra queste testimonianze, però, una in particolare risulta essere di capitale importanza per Branca: i quattro quaderni di lettere e note lasciati da Eleonora figlia Enrichetta 3 . Dopo la morte della madre, Enrichetta riorganizzò e trascrisse con cura l’epistolario, anche se decise di distruggere molte delle lettere contenute nei quaderni. Queste lettere «rivelano questa grande e profonda piega della 1 Lettera di Giovanni Papini a Eleonora Duse, agosto 1917, cit. in Maria Ida Biggi, Ma Pupa, Henriette, in Ma Pupa Henriette. Le lettere di Eleonora Duse alla figlia, a cura di Maria Ida Biggi, Marsilio, Venezia 2010, p. XXVII). 2 Cfr. Vittore Branca, La scrittrice Eleonora Duse, in «Corriere della Sera», 19 aprile 1969. 3 Ma pupa, Henriette. Le lettere di Eleonora Duse alla figlia, a cura di Maria Ida Biggi, cit., pp. XIII-XXIX.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giovanna Sansone Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

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