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La politica estera italiana negli anni '80

Informazioni tesi

  Autore: Michele Amodio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Giuliano Caroli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

Tramite lo studio approfondito degli avvenimenti più importanti che hanno caratterizzato la politica estera dell’Italia durante gli anni Ottanta, con questa tesi si è voluto evidenziare come la divisione del mondo in blocchi abbia condizionato per più di quarant’anni i rapporti diplomatici internazionali. Conoscere le relazioni estere italiane della seconda metà del XX Secolo è necessario per capire come alcuni fatti ed alcune politiche si siano sviluppate nel tempo per riflettersi a lungo e sino a questo Terzo Millennio.
Già durante gli anni Sessanta e Settanta si è potuto constatare come il sistema bipolare abbia cominciato a mostrare i primi cedimenti, durante i quali una potenza intermedia come l’Italia ha tentato di inserirsi con una politica di mediazione ed equidistanza rispetto ai temi più caldi e drammatici del panorama internazionale. Malgrado la preponderante influenza mondiale degli Stati Uniti (presi dalla corsa agli armamenti nucleari e dal persistente clima di guerra fredda) e per mezzo di un articolato e complesso rapporto con le altre nazioni, la diplomazia italiana riuscì a ritagliarsi un suo spazio di movimento politicamente apprezzabile. I governi pentapartitici degli anni di Spadolini e di Craxi operarono infatti con una parziale ma progressiva autonomia che si manifestò prevalentemente nell’area mediterranea ed europea, dove le controversie e i cambiamenti geopolitici si susseguirono con una certa frequenza e con grande velocità.
La ricerca ha dato molto spazio inoltre a quel grande cambiamento epocale che fu la graduale disgregazione dell’est europeo comunista , che culminò con la caduta del Muro di Berlino e con “l’implosione” dell’Urss. Non fu solo un fatto politico e geografico, ma anche umano, poiché il crollo dei sistemi comunisti diede luogo ad una molteplicità di mutamenti economici che determinarono lo spostamento di un grande flusso di persone da un paese a un altro per motivi di povertà, di lavoro e di convenienza. Cambiamenti che di riflesso divennero anche pratici, e ai quali l’Italia guardò con grande interesse e con una discreta partecipazione diplomatica.
Contemporaneamente ai cambiamenti sopracitati, è stato ritenuto opportuno soffermare l’attenzione sulla situazione politica e sociale interna dell’Italia all’epoca della fine del bipolarismo. Il delicatissimo periodo relativo alla fine della lotta al terrorismo e all’inizio dei primi sospetti di pratiche illecite e corruttive operate dai partiti politici, coincise infatti con i grandi cambiamenti internazionali avvenuti negli stessi anni Ottanta. Ciò rese molto difficile alle istituzioni italiane (specie durante lo scandalo di tangentopoli) recuperare quella credibilità che a livello di opinione pubblica e di rapporti diplomatici si stava progressivamente incrinando. Malgrado ciò, con grandi sforzi e sacrifici (compiuti soprattutto da parte dei cittadini italiani, che videro calare vistosamente il proprio tenore di vita), la classe dirigente del nostro paese insediatasi dopo l’inchiesta denominata “mani pulite”, riuscì a fatica a dare una connotazione “europeista” alla sua azione politica ed economica. Una politica ed una economia che erano state seriamente scalfite da anni di sprechi finanziari e dal malcostume di una partitocrazia che per autoalimentarsi si fece connivente di pratiche dedite alla corruzione e al peggior clientelismo.
Tuttavia, il deficit di bilancio e il debito pubblico crebbero ininterrottamente per diversi anni, ed il cammino intrapreso per aderire al vecchio progetto del mercato unico fu colmo di difficoltà e di gravosi impegni. Relativamente alla parte finale della tesi infatti, è stato dedicato ampio rilievo all’evoluzione del processo di unificazione monetaria ed economica europea che nel 1992, con il Trattato di Maastricht, subì un’accelerazione decisiva.
Sin dagli anni Ottanta, la Comunità Europea stava attraversando una fase congiunturale e politica non facile, resa ancora più ardua dal graduale disgregamento dell’Urss e dei suoi paesi “satelliti”, i quali a loro volta operarono una prima sorta di liberalizzazione dei mercati che impose al mondo occidentale ulteriori cambiamenti. Ed in questo senso, il cammino compiuto dalla comunità di popoli verso il raggiungimento di un obiettivo comune quale è l’Unione Europea, rappresenta un risultato positivo ed un elemento ad oggi centrale della vita internazionale del pianeta. Non è stato semplice per l’Italia adeguarsi ai parametri politici, legislativi ed economici che i vincoli comunitari hanno richiesto, ed i motivi sono diversi : innanzitutto, la scarsa competitività economica e finanziaria, ed in secondo luogo il forte debito pubblico che anche oggi, in pieno XXI Secolo, risulta essere uno dei più alti in Europa. Poi c’è la componente politica, caratterizzata dalla scarsa dinamicità nel settore delle riforme sociali, del mercato del lavoro e delle imprese, che rende più difficoltosa la crescita di tutto il sistema.

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4 Introduzione Questa tesi si propone di analizzare, sotto l’aspetto politico, storico e diplomatico, la politica estera attuata dall’Italia durante gli anni Ottanta del XX secolo, che per il paese furono tra i più difficili e delicati dal periodo del secondo dopoguerra. In uno scenario in cui non si era ancora chiusa la drammatica lotta al terrorismo e anzi, avrebbe avuto luogo a giorni la tragedia dell’attentato alla stazione di Bologna, i primi anni Ottanta rappresentarono, dal punto di vista internazionale, il proseguimento del clima di Guerra Fredda che sembrò apparentemente aggravarsi dopo l’insediamento alla presidenza americana di Ronald Reagan. Allo stesso tempo, le tensioni e le decennali violenze in Medio Oriente, provocarono grosse difficoltà alle economie dei paesi più industrializzati, i quali rivelarono ancora una volta la loro dipendenza dalle fonti di energia dei paesi produttori del petrolio. L’Urss del dopo Breznev stava per inaugurare una politica nuova, caratterizzata dall’apertura ai paesi occidentali e dall’allentamento della natura autoritaria del suo governo, che nel giro di pochi anni avrebbero condotto il paese alle riforme di Gorbacev e alla successiva implosione del comunismo sovietico. Come si comportò l’Italia durante quegli anni, importantissimi per la storia del mondo e per le relazioni diplomatiche internazionali, che modificarono gli equilibri economici e politici su scala globale? Quale fu l’approccio della politica estera italiana rispetto alle grandi trasformazioni ideologiche che ebbero luogo ovunque, e principalmente in Europa? Rispondendo in maniera appropriata e facendo fedelmente riferimento a dati reali e a fatti storiografici documentati, la tesi si occuperà in questo

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