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L'asse spinale nel paziente traumatizzato: utilizzo e timing di applicazione

INTRODUZIONE
La patologia traumatica è la principale causa di morte nei soggetti sotto i 44 anni di età, rappresentando una delle patologie di maggiore rilevanza clinica e prognostica che giungono all’attenzione degli Operatori dell’area emergenza-urgenza. La mortalità e gli esiti invalidanti conseguenti ai traumi, sono legati all’effetto diretto dell’impatto iniziale (danno primario), al manifestarsi di condizioni, come ipossia, ipercapnia e ipotensione, che aggravano l’entità delle lesioni e causano danni spesso irreversibili (danni secondari diretti) ed a complicanze cliniche rilevanti che insorgono anche come conseguenza del posizionamento del paziente su presidi di immobilizzazione spinale poco confortevoli, e per periodi di tempo prolungati (danni secondari indiretti).
OBIETTIVO DELLO STUDIO
Valutare l'operatività del personale sanitario nella gestione dei pazienti con trauma maggiore sulla base delle linee guida internazionali relative all'utilizzo dei presidi di immobilizzazione, verificando il tempo di stazionamento sul presidio di immobilizzazione assiale, nei dipartimenti di emergenza e accettazione (DEA) dell’Azienda Ospedaliera Universitaria (A.O.U.) “Maggiore della Carità” di Novara, e del presidio ospedaliero “Sant’Andrea” di Vercelli.
MATERIALI E METODI
Per la realizzazione dello studio sono state analizzate le principali pubblicazioni scientifiche in materia di gestione del politrauma internazionale degli ultimi anni (dal 2005 ad oggi), andando a paragonarle con la reale operatività nella gestione dei pazienti politraumatizzati presso i DEA in studio, applicando le seguenti criteri di inclusione:
• Classe patologica di rilascio 01 – patologia traumatica
• Pazienti con codice di triage di rilascio giallo o rosso
• Pazienti posti su tavola spinale
E di esclusione:
• Classe Patologica di rilascio non traumatica
• Codice di rilascio di triage bianco o verde
• Paziente non posizionato su tavola spinale
• Pazienti ricoverati in rianimazione
Per ogni paziente preso in esame, si sono analizzati in dettaglio, i reali tempi di stazionamento su presidio di immobilizzazione assiale.
DISCUSSIONE DEI RISULTATI
Il 46% dei pazienti, 39 casi, è stato rimosso dal presidio di immobilizzazione spinale nell’arco temporale compreso tra 1 e 2 ore, il restante 54% (45 casi) rimane sul presidio rigido per un tempo superiore a quanto indicato dalle linee guida internazionali (Prehospital Trauma Life Support), che indicano come tempo massimo di stazionamento su tavola spinale, due ore, prima di incorrere in lesioni secondarie. Alcuni pazienti raggiungono picchi temporali di 8 ore. Il tempo medio di stazionamento sul presidio spinale è di 170 minuti, cioè 2 ore e 50 minuti.
CONCLUSIONE
La sensibilizzazione del personale sanitario operante in DEA, per quanto riguarda la problematica dell’eccessivo tempo di stazionamento su spinale, è di fondamentale importanza. I pazienti spesso vengono valutati, attivando cosi il processo di diagnosi e cura, solamente secondo il codice colore di criticità, non prendendo in considerazione le tempistiche d’uso dei presidi, omettendo perciò le raccomandazione delle linee guida internazionali presentate dal PHTLS (tempo massimo di immobilizzazione su spinale, non superiore alle due ore).
Alla luce dei dati emersi, infatti questa situazione si verifica con molta frequenza, in quanto molti pazienti traumatizzati in esame, hanno sostato molto più del necessario sul presidio di immobilizzazione assiale, a causa di una sottostimata consapevolezza degli operatori di pronto soccorso delle lesioni secondarie da tavola spinale, ed a un non corretto e continuo utilizzo dei supporti standardizzati disponibili (rivalutazione paziente con cartella clinica digitale).

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  1     PREMESSA   I traumi rappresentano una delle patologie di maggiore rilevanza clinica e prognostica che giungono all’attenzione degli Operatori del Pronto Soccorso. Negli ultimi anni, soprattutto a causa dell'incremento della motorizzazione e della velocità dei veicoli, ci si è ritrovati ad assistere al progressivo aumento degli incidenti e spesso, purtroppo, delle morti o degli effetti invalidanti ad esso correlati. Questo triste fenomeno ha raggiunto nel tempo proporzioni talmente ampie da fare invidia a una vera e propria guerra. Il trauma è attualmente il più serio dei problemi sanitari (1). Secondo una recente statistica statunitense, in un anno, su un totale di quasi 70 milioni di persone colpite da eventi traumatici, 130.000 di queste, perdono la vita (1). L’evento traumatico è sempre un fenomeno complesso, poiché molto spesso vengono coinvolti simultaneamente più apparati e sistemi. La mortalità e gli esiti invalidanti conseguenti ai traumi, sono legati all’effetto diretto dell’impatto iniziale (danno primario), al manifestarsi di condizioni, come ipossia, ipercapnia e ipotensione, che aggravano l’entità delle lesioni e causano danni spesso irreversibili (danni secondari diretti) ed a complicanze cliniche rilevanti che insorgono anche come conseguenza del posizionamento del paziente su presidi di immobilizzazione spinale poco confortevoli, e per periodi di tempo prolungati (danni secondari indiretti) (2). L’impiego della tavola spinale, necessario per la protezione del paziente da ulteriori lesioni, viene prolungato nel tempo per necessità diagnostiche e assistenziali, diventando la probabile origine di danni secondari indiretti, effetto di un’immobilizzazione prolungata, evidente e clinicamente rilevabile (3). Il miglioramento del soccorso extra-ospedaliero e l’integrazione sempre maggiore con i servizi ospedalieri (pronto soccorso e medicina d’urgenza) ha quindi non solo l’obiettivo, di ridurre la mortalità nella prima fase del trattamento, ma soprattutto quello di limitare i danni secondari, diretti e indiretti, fattori, questi ultimi, responsabili della maggior parte degli esiti gravemente invalidanti (4). E’ necessario, dunque, un accurato esame generale dell’infortunato, che inizi sulla scena dell'evento traumatico e prosegua anche in fase intraospedaliera, in modo dinamico, fornendo costantemente una scala di priorità di intervento (1). La finalità di questo lavoro è di illustrare come un’equipe sanitaria con infermiere, operi in modo incisivo sul trattamento del paziente vittima di trauma; si illustrerà non tanto la sequenza del trattamento fine a sé stesso, quanto il significato e l’utilizzo delle risorse e dei presidi, dopo un’attenta valutazione delle indicazioni di utilizzo e delle relative complicanze.

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Mattia Balboni Contatta »

Composta da 41 pagine.

 

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