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Il significato del dolore. Una lettura antropologica.

Tristezza, speranza, pianto, rassegnazione, paura, disperazione o sarcasmo scettico sono i vari modi con cui l’anima degli umori viene designata dall’esperienza quotidiana del dolore, ma quest’esperienza mostra anche le tonalità affettive del patire, i criteri morali secondo cui la sofferenza è vissuta e concepita dall’immaginario sociale, entro le credenze che orientano gli uomini nel dolore.
Ma allora perché è necessario parlare del dolore? L’individuo cerca in ogni direzione il senso di se stesso, della propria esistenza e quello del mondo che lo circonda; l’uomo, per il quale una sconfitta, una vittoria o un semplice sentimento, sono i segreti mediante i quali tenta di rivelare a sé stesso la percezione che lo pone in contatto con altro da sé; questo essere umano di cui si narra l’intelligenza, la forza, il bisogno di spiritualità, la tensione alla conoscenza dell’esistente e dell’assoluto, spesso scopre d’essere vivo quando il dolore lo riempie di paura, quando la morte si presenta, manifestando il proprio dolore al suo Io più profondo.

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3 Introduzione Attualmente prevale un diffuso senso di disagio di fronte al limite: si tende a circoscrivere l’esperienza al presente o all'immediato futuro; la vita assume significato in condizioni di piacere e di benessere, mentre priva di senso ogni condizione legata al declino psicofisico, al dolore e alla morte. Nel primo capitolo della presente tesi, si affronta il tema del dolore, riuscendo a trattare tale dolore, solo considerandolo come un evento, affrontandolo secondo il principio di realtà (quindi come un evento) e non solo secondo una prospettiva edonistica, negandone l’esistenza o pretendendo che si possa eliminare. A seconda della loro storia personale, gli uomini reagiscono al dolore, in maniera diversa, nessuno sa con esattezza come realmente si reagisce davanti al dolore, come lo si affronta e come riuscire a superare quel momento. Siamo tutti diversi, c’è chi reagisce meglio a una perdita o un malattia, c’è chi reagisce peggio. Non si misura con esattezza l’intensità del dolore che è stato procurato e quanta sofferenza in realtà ci porterà. Sappiamo solo che, e speriamo sempre, o tramite la fede o tramite la medicina o riti di passaggio, che quel dolore possa essere abbattuto o per lo meno ritardato. Nel secondo capitolo, si è scelto di soffermarsi su come le varie religioni esprimono il senso e il significato del dolore e come l’uomo si possa avvicinare, nell’arco della propria vita, a una fede piuttosto che a un’altra in base alle proprie esperienze di vita personali. L’essere umano, costituito a immagine e somiglianza del Dio in molte religioni, nasce per vivere in relazione con gli altri. Da qui la necessità del recupero della dimensione relazionale, che aiuta a sopportare la sofferenza nella condivisione. Nessuno si può sostituire a chi soffre, ma tutti possiamo contribuire ad aiutare la persona a reggere la prova della sofferenza. Il credente (cristiano, buddista, islamico, ect..) si affida alla propria legge divina nel credere che un qualcosa di eterno che possa alleviare il nostro

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Alessia Rizzo Contatta »

Composta da 106 pagine.

 

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