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Morale ed Economia - L. Dumont e F. Von Hayek interpreti di Mandeville

Informazioni tesi

  Autore: Odilia Coi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Enrico Donaggio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

Questo lavoro nasce dall’esigenza di rintracciare le origini della concezione secondo la quale la sfera economica si costituisce come autonoma rispetto alla giurisdizione morale. Per questo motivo si è individuato come fulcro della dissertazione l’opera di B. Mandeville. Nella storia del pensiero filosofico occidentale, questi è unanimemente riconosciuto come colui che per primo ha teorizzato la necessità della separazione tra ambito economico e morale. L’autore offre la diagnosi delle contraddizioni interne alla nascente società borghese e concorrenziale.
Il sentirsi in accordo con i dettami morali e, al contempo, godere dell’agio e del benessere costituiscono, per l’autore, due aneliti umani inconciliabili. La scelta dell’uno o dell’altro assume la forma di una risposta al seguente dilemma: la felicità nazionale richiede un costo in termini di integrità morale, si deve allora vedere se tale felicità valga il prezzo che occorre pagare per ottenerla. Senza la protervia di dipanare il ‹‹paradosso Mandeville››, o comunque ridurre l’autore a una di queste due interpretazioni, si è optato per un ritratto il più fedele possibile alla lettera dell’autore. Si è cercato di riportare le riflessioni al punto di vista che le ha espresse, illuminando le basi sulle quali si regge l’edificio teorico del quale l’abrogazione della morale costituisce la punta dell’iceberg. Allo stesso modo, si è cercato di allargare la visuale alle altre considerazioni, di tipo non prettamente economico, elaborate in maniera diffusa e disorganica dall’autore, ai fini di fornire un quadro più ampio all’interno del quale collocare e interpretare il motto ‹‹vizi privati, pubblici benefici››.
Tra i numerosi interpreti di Mandeville, si sono poi scelti due autori, coevi tra loro ma distanti per formazione: il premio Nobel per l’economia Friedrich August von Hayek e l’antropologo francese Louis Dumont, allievo di Marcel Mauss.
Hayek vede nell’autore della Favola colui che per primo ha teorizzato l’esistenza di un ordine creato indipendentemente dalla volontà dei singoli. A questo tipo di intuizione corrispondono due paradigmi che, secondo Hayek, rivestirono un’importanza capitale nel successivo sviluppo del pensiero: quelli di ‹‹evoluzione›› e ‹‹ordine spontaneo››. Secondo l’interpretazione di Hayek il debito nei confronti di Mandeville da parte non solo degli esponenti dell’individualismo metodologico ma anche delle scienze sociali è notevole: le sue brillanti intuizioni hanno una base solida, ed è preoccupazione dell’economista dimostrarne la validità in maniera rigorosa, rilevandone l’imprescindibilità per una comprensione adeguata del mercato e della società.
Di parere del tutto opposto è invece Dumont: l’armonizzarsi spontaneo degli interessi, è solo un ideologema economico. L’autore di Homo aequalis individua nel discorso mandevilliano una serie di contraddizioni che sottendono a un’operazione ideologica ingiustificata. Ciò non inficia la valutazione circa l’importanza che Mandeville ha avuto nella storia del pensiero: egli ha compiuto il passo decisivo che, separando l’economico dal morale, ha eliminato l’ultimo ostacolo al costituirsi del primo come sfera autonoma. Agli occhi di Dumont, però, tale autonomia finisce col diventare onnipresenza: l’economia permea infatti ogni aspetto della vita sociale. Egli vede così in Mandeville il pioniere del paradigma dell’homo oeconomicus e del tipo di società che gli è propria.

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1 Introduzione Questo lavoro nasce dall’esigenza di rintracciare le origini della concezione secondo la quale la sfera economica si costituisce come autonoma rispetto alla giurisdizione morale. Per questo motivo si è individuato come fulcro della dissertazione l’opera di B. Mandeville. Nella storia del pensiero filosofico occidentale, questi è unanimemente riconosciuto come colui che per primo ha teorizzato la necessità della separazione tra ambito economico e morale. L’autore della Favola delle api – resa celebre dal motto che ne costituisce il sottotitolo, Vizi privati pubblici benefici – offre la diagnosi delle contraddizioni interne alla nascente società borghese e concorrenziale. Il sentirsi in accordo con i dettami morali e, al contempo, godere dell’agio e del benessere costituiscono, per l’autore, due aneliti umani inconciliabili. La scelta dell’uno o dell’altro assume la forma di una risposta al seguente dilemma: ‹‹la felicità nazionale richiede un costo in termini di integrità morale, si deve allora vedere se tale felicità valga il prezzo che occorre pagare per ottenerla›› 1 . La presa di posizione mandevilliana in proposito non è stata ancora suscettibile di interpretazione univoca e conclusiva: i suoi interpreti si sono sin dall’inizio divisi tra coloro i quali vedevano nell’opera dell’autore una sincera apologia della nascente economia capitalistica, e chi ne vedeva, invece, una denuncia ironica quanto spietata 2 . Senza la protervia di dipanare il ‹‹paradosso Mandeville›› 3 , o comunque ridurre l’autore a una di queste due interpretazioni, si è optato per un ritratto il più fedele possibile alla lettera dell’autore. Si è cercato di riportare le riflessioni al punto di vista che le ha espresse, illuminando le basi sulle quali si regge l’edificio teorico del quale l’abrogazione della morale costituisce la punta dell’iceberg. Allo stesso modo, si è cercato di allargare la visuale alle altre considerazioni, di tipo non prettamente economico, elaborate in maniera diffusa e 1 B. Mandeville, Dialoghi tra Cleomene e Orazio, Milella, Lecce 1978, p. 71. 2 Cfr. M. Simonazzi, Le favole della filosofia. Saggio su Bernard Mandeville, Franco Angeli, Milano 2008, pp. 19-31. 3 M. Goretti, Il paradosso Mandeville, Le Monnier, Firenze 1959, p. 6.

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