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Introduzione degli insetti nella dieta occidentale: studio preliminare sulla disponibilità a sperimentare diete alternative

La presente indagine si è proposta approfondire e tentare definire le possibili motivazioni per il rifiuto ad alimentarsi di insetti, presente nella popolazione occidentale.
Per la sua conduzione è stato necessario innanzitutto definire il problema della sostenibilità alimentare, ponendo l’accento sulle maggiori problematiche ambientali relative all’allevamento degli animali domestici e alla produzione di vegetali; e contemporaneamente facendo notare i più importanti vantaggi tratti dal consumo d’insetti, sia dal punto di vista nutrizionale e salutistico, che strettamente ambientale.
Indispensabile è stato effettuare una ricerca bibliografica tesa a delineare teorie che spiegassero il comportamento del consumatore e/o le possibili motivazioni che regolano il processo like/dislike, individuate soprattutto intorno al lavoro dello psicologo Paul Rozin.
Egli caratterizza il meccanismo di scelta dividendolo in 11 dimensioni fondamentali che lo descrivono. Per ognuna di queste sono state individuate delle espressioni che permettessero di carpire l’intensità dell’influenza da loro esercitata sul processo di preferenza finale.
Il set di voci completo è poi stato sottoposto al giudizio di 100 giudici, tutti professori universitari esercitanti presso l’Università Di Studi di Napoli “L’Orientale”, dipartimento di Studi Asiatici; e l’Università “Federico II”, dipartimento di Agraria, per una verifica di coerenza logica seguita da eventuale correzione degli item.
In seguito è stato messo a punto un questionario contenente domande di natura socio-demografica, le espressioni messe a punto dallo psicologo Schwartz per cogliere le caratteristiche caratteriali e il set di item che tentano di spiegare il costrutto.
Il test è stato compiuto su 351 persone di età compresa tra i 18 e i 30 anni, tutti iscritti all’Università “Federico II”, dipartimenti di Agraria e Sociologia; e all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”.
I dati ottenuti sono stati raccolti e sottoposti ad analisi tramite il sistema di valutazione sommata o scala di Likert, utile per la valutazione degli atteggiamenti, delle opinioni e delle abitudini di vita.
Coerentemente con il metodo di scaling scelto è stata compiuta l’analisi degli elementi per valutarne il grado di coerenza interna complessivo tramite il calcolo del coefficiente Alfa; avente lo scopo di selezionare gli item.
Più tardi sono stati fatti controlli sulla validità tramite lo strumento dell’analisi fattoriale, grazie alla quale si sono costruite le scale.
Queste ultime sono state oggetto dell’analisi per la valutazione della correlazione inter-item, e della regressione, per stimare il valore atteso condizionato di una variabile dipendente, Y, dati i valori di altre variabili indipendenti, Xn, definite covariate. In entrambi i casi è stato necessario definire diverse combinazioni di variabili dipendenti, indipendenti e covariate, per sviluppare al meglio i risultati.
I software utilizzati a supporto sono stati Microsoft Excel®, utilizzato in una prima elaborazione dei dati, e il software IBM SPSS®, per le analisi successive.

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5 1. Introduzione Sono emerse oramai chiare evidenze scientifiche che indicano che l'umanità sta vivendo in una maniera non sostenibile, consumando le limitate risorse naturali della Terra più rapidamente di quanto essa sia in grado di rigenerare. Di conseguenza uno sforzo sociale collettivo per adattare il consumo umano di tali risorse entro un livello di sviluppo sostenibile, è una questione di capitale importanza per il presente ed il futuro dell'umanità. Tra le varie attività che contribuiscono ai cambiamenti del pianeta, grande responsabilità è da attribuire anche a come l'uomo produce e consuma il cibo, per questo è possibile parlare, oggi, anche di sostenibilità alimentare, ossia di quelle scelte che cercano di individuare le strade migliori per limitare gli impatti sull’ambiente. Per mantenere gli elevati livelli di produzione e consumo di cibo che oggi caratterizzano i paesi industrializzati, come l’Europa e gli Stati Uniti, e che a breve caratterizzeranno anche paesi emergenti come l’India e la Cina, occorrono molta acqua e suolo per allevare gli animali e per coltivare i cereali con cui nutrirli. Servono anche molte sostanze chimiche di sintesi per accelerare i ritmi di produzione sia animale che vegetale, e altrettante di scarto vengono introdotte nei mari, nei fiumi e nel terreno, alterando l’equilibrio degli ecosistemi e uccidendo molti organismi viventi. In particolare, il 70% dell’acqua utilizzata sul pianeta è consumato dalla zootecnia e dall’agricoltura, i cui prodotti servono per la maggior parte a nutrire gli animali d’allevamento. Devono essere considerate anche le perdite e gli sprechi lungo la filiera che determinano enormi perdite di cibo e nutrienti a livello globale creando uno dei più evidenti paradossi contemporanei. Quasi la metà dell’impatto ambientale complessivo legato ai processi di lavorazione, produzione e trasporto di cibo è dovuta al consumo di energia, soprattutto di combustibili fossili (come il petrolio), che emette sostanze inquinanti nell’ambiente, in particolare in atmosfera. Ogni anno scompaiono 17 milioni di ettari di foreste tropicali per fare spazio a coltivazioni e a pascoli. Inoltre, la crescita demografica rende sempre più necessari nuovi suoli su cui coltivare per nutrire l’uomo, ma l’uso dei terreni per coltivazioni destinate all’alimentazione animale riduce ulteriormente la possibilità che tutti gli uomini sul pianeta abbiano cibo per sopravvivere e per vivere. Infine, vi sono aspetti che influiscono negativamente sulle persone che lavorano per produrre, trasformare e confezionare cibo, sulla loro salute e sul loro diritto alla vita (Eat:ng, 2010).

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Agraria

Autore: Assunta Ricciardi Contatta »

Composta da 102 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.