Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Project Based Organization nelle Industrie Creative: aspetti strutturali e relazionali della composizione dei team di lavoro nelle Imprese del Settore Moda

L’elaborato intende verificare se le imprese appartenenti al mondo delle Creative Industries e in particolare quelle operanti nel settore moda, sono organizzate alla stregua di Project Based Organizations e se sì attraverso quali modalità e varianti hanno adottato tale struttura. In Europa, le ricerche circa la mappatura delle industrie creative e culturali sono state condotte da diversi autori, sebbene solo quella di Power e Nielsen (2010), sembra aver esplicitato la geografia delle industrie creative. I due Autori, utilizzano come metrica le regioni e come definizione delle industrie creative quella dell’UNCTAD (Advertising, Architecture, Broadcast Media, Design and Fashion Design, Gaming Software e New media, Film, Heritage, Music, Photography). All’interno dell’Industria del Design, il segmento Fashion è senza dubbio quello maggiormente rilevante. L’analisi condotta dallo European Cluster Observatory nel 2010 ha identificato in Europa 84 cluster, di cui 47 impegnati nel settore tessile, 10 nel conciario, 17 nel calzaturiero ed infine 8 afferenti la produzione di occhiali e accessori di vario genere. Il governo italiano ha riconosciuto ufficialmente la valenza economica dei distretti con la legge n. 317 del 1991 “Interventi per l’innovazione e lo sviluppo delle piccole imprese”, estesa poi nel 1999.
E' a partire dalla metà degli anni ’90, che si è iniziata ad affermare la Project-Based-Organization, una tipologia di struttura necessaria a gestire operazioni che sono sostanzialmente uniche, nuove e transitorie (Turner 1999), in cui le attività da eseguire non sono prevedibili con assoluta certezza e il controllo sull’operato non può essere effettuato a livello di funzioni, ma va eseguito a livello di progetto.
In tali organizzazioni l’intero personale e tutti i dipartimenti della società sono infatti organizzati intorno a specifici progetti e si dedicano totalmente allo loro realizzazione.
All’interno delle PBO ci si andrà a focalizzare sulle imprese operanti nel settore moda, con l’obiettivo finale di mostrare come il lavoro in team costituisce una variabile essenziale all’interno delle Case di Moda, a partire dal momento dello sviluppo di idee innovative, sino alla loro successiva trasformazione in una collezione di moda.
Gli studiosi sono d’accordo sul fatto che la moda sia nata in Europa a cavallo tra il XIV e il XV secolo. Sul luogo geografico in cui la moda è nata non esiste accordo unanime, le ipotesi avanzate sono due: in Italia al termine del Medioevo o presso la Corte di Borgogna in Francia mezzo secolo più tardi; al di là del dibattito riguardante la culla della moda, è indiscutibile che sia stata la Francia ad essere considerata per circa tre secoli la patria della produzione culturale. Negli anni ’70 si è assistito al consolidamento del processo di democratizzazione della moda, che si è distaccata dal format parigino, per fare il suo ingresso nel settore del prêt-à-porter. Quest’ultimo capace di conciliare la firma dello stilista con un prodotto industriale, ha fatto divenire Milano la capitale della “moda pronta” negli anni ’80, lasciando a Parigi il primato dell’alta moda. Per comprendere a fondo il funzionamento del sistema moda non si può prescindere dall’analisi della logica delle collezioni, che influenza profondamente l’attività del settore. Le collezioni sono da tradizione due all’anno: primavera/estate e autunno/inverno, anche se oggi sempre più spesso la main collection viene preceduta da pre-collezioni e seguita da flash collection di aggiornamento, oltre che da mini collezioni mirate per specifiche occasioni d’uso. La realizzazione di una collezione di moda richiede lo sforzo congiunto di un team coeso di persone, appartenenti ad Uffici differenti di una Casa di Moda.
Per descrivere al meglio Uffici e ruoli coinvolti verrà utilizzato il caso aziendale Bagutta, brand di proprietà di CIT SpA (Confezioni Italiane Tessili), azienda italiana che opera nel settore dell'abbigliamento di qualità a partire dal 1939. Grazie al caso studio utilizzato è possibile affermare che all’interno delle imprese del sistema moda il lavoro in squadra risulta necessario per il raggiungimento degli obiettivi, ma la composizione del team tende a preservarsi nel tempo, poiché è l’unica via che permette di mantenere una coerenza stilistica della griffe, all’interno di un settore in cui lo stile rappresenta l’essenza del successo.

Mostra/Nascondi contenuto.
4 Introduzione Il presente lavoro nasce e si sviluppa grazie alla partecipazione ad un gruppo di ricerca, che ha iniziato a collaborare agli inizi di quest’anno, con l’obiettivo di esplorare due diverse tematiche: la Project Based Organization (PBO) applicata alle Cultural Industries (CI). Questi due argomenti sono stati dapprima analizzati distintamente in tutte le loro caratteristiche e peculiarità, per poi venire collegati in maniera indissolubile nel corso della trattazione. In particolare la numerosità delle tipologie di organizzazioni, ricomprese all’interno della definizione di Cultural Industries, ha offerto lo spunto per stabilire quale sarebbe potuta essere la più efficace pianificazione e suddivisione del lavoro da adottare. Si è deciso che l’intero gruppo di ricerca avrebbe lavorato in maniera congiunta, impegnandosi ad analizzare le due tematiche centrali della trattazione, PBO e CI, mentre in sottogruppi si sarebbero potute approfondire le caratteristiche ed il modus operandi peculiare di ogni singola categoria di imprese, rientranti nella definizione di Cultural Industries. L’elaborato intende verificare se le imprese appartenenti al mondo delle Creative Industries e in particolare quelle operanti nel settore moda, sono organizzate alla stregua di PBOs e se sì attraverso quali modalità e varianti hanno adottato tale struttura. Il lavoro si compone di cinque capitoli che approfondiranno rispettivamente i seguenti concetti: la nascita dei distretti creativi e il fenomeno delle città creative; la mappatura dei distretti creativi in Italia e in Europa; i tratti distintivi delle imprese strutturate come PBOs e la composizione dei team di progetto; l’analisi del settore moda italiano ed estero; la creatività insita nello sviluppo di una collezione di moda, le figure creative coinvolte e il riscontro con la realtà, attraverso il caso del brand italiano Bagutta. I capitoli iniziali hanno l’obiettivo di inquadrare il concetto di creatività e mostrare come questa sia solita svilupparsi in aree territoriali caratterizzate da un’elevata concentrazione di imprese di piccole e medie dimensioni, impegnate in attività economiche similari. L’ubicazione viene prescelta in base alla numerosità di risorse materiali e umane presenti, necessarie per la realizzazione del business in cui

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Giulia Di Santo Contatta »

Composta da 165 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1393 click dal 22/01/2014.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.