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Città (dis)agibili

Nonostante il cambiamento del concetto di handicap avvenuto nel tempo, si è ancora lontani da una vera integrazione del disabile e dal favorire la sua autonomia nelle azioni quotidiane, a causa delle barriere mentali e materiali tuttora esistenti. La dissertazione, articolata in tre capitoli, ha l’obiettivo finale di focalizzare l’attenzione sulle conseguenze che le barriere architettoniche hanno sulla partecipazione sociale del disabile e di come esse ne determinino la condizione. Il primo capitolo descrive la nascita e l’evoluzione degli studi sulla disabilità (Disability Studies) concentrandosi su alcune teorie finalizzate ad interpretare e definire un nuovo significato di handicap che esuli dal paradigma medico, ma analizza anche il rapporto tra disabilità, diritto e considerazione pubblica. Il secondo capitolo illustra il tema delle barriere architettoniche attraverso una rassegna delle iniziative e dei provvedimenti intrapresi in diversi Paesi e città esteri, per giungere infine ad un confronto con la realtà italiana che ha affrontato questo tema con notevole ritardo, soprattutto rispetto ai Paesi Nord Europei. Il terzo ed ultimo capitolo è il risultato di una personale ricerca sul campo finalizzata a dimostrare, empiricamente, come le barriere fisiche e mentali possano condizionare il disabile che vuole vivere la città in autonomia.
La ricerca è stata effettuata percorrendo su sedia a rotelle alcune vie della città di Torino, al fine di valutare il grado di accessibilità di esercizi commerciali, in cui sono state raccolte le motivazioni del personale su eventuali inadempienze o interventi meritori, spazi pubblici e luoghi culturali, non limitandosi alla mera osservazione. Per una valutazione obiettiva sull’agibilità della città, sono stati contattati anche funzionari dell’Amministrazione Comunale e del Trasporto Urbano, ai quali sono stati sottoposti interrogativi sui provvedimenti adottati per l’eliminazione delle barriere architettoniche nel Settore Pubblico.

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2 Introduzione La scelta dell’argomento della tesi è dovuta a motivi legati alla condizione personale di disabile, che si pone il quesito dello scarso interesse, soprattutto nel nostro Paese, sulla disabilità come fattore sociale. Nonostante il cambiamento del concetto di handicap avvenuto nel tempo si è ancora lontani da una vera integrazione del disabile e dal favorire la sua autonomia nelle azioni quotidiane, a causa delle barriere mentali e materiali tuttora esistenti. La dissertazione verrà articolata in tre capitoli i cui contenuti hanno l’obiettivo finale di focalizzare l’attenzione sulle conseguenze che le barriere architettoniche hanno sulla partecipazione sociale del disabile e di come esse ne determinino la condizione. Nel primo capitolo, verranno descritte le diverse concezioni della disabilità in alcuni periodi storici quali Greco Antico, Medio Evo, Illuminismo, dove il disabile era considerato, in ordine di tempo, un maledetto dagli dei, un infelice da commiserare, un menomato da correggere, senza interrogarsi su cosa implicasse essere disabile nella società. Per avere una lettura di questo tipo bisognerà attendere la seconda metà del XX secolo, epoca in cui a seguito del forte aumento di invalidi provocato dalle due Guerre Mondiali e al loro reinserimento nella quotidianità, nella seconda metà degli anni ’60 il significato di disabilità inizia a non coniugarsi solamente ad una patologia medica, ma ad uno status della stessa causata dalla società medesima. In questo periodo sorgono inoltre, negli Stati Uniti, i primi movimenti di rivendicazione dei diritti civili per una nuova concezione sociale del “diverso”, che include anche il disabile. Il Movimento e i suoi principi arriveranno anche in Europa e, negli anni ’70, nasceranno in Gran Bretagna studi a carattere umanistico multidisciplinare, i Disability Studies, il cui difficile obiettivo è definire ed interpretare il concetto di disabilità astratto dal paradigma medico. In relazione alla complessa rielaborazione del significato di disabilità che esuli dagli stereotipi a cui essa è legata, verranno esaminati i modelli sociali e la prospettiva materialista storica illustrati da Brendan Gleeson nel suo libro Geographies of Disability. Successivamente all’analisi dello sviluppo del rapporto tra scienze sociali ed handicap, si osserverà quello tra considerazione pubblica e disabilità, sottolineando l’interesse di un’organizzazione a livello mondiale come l’ONU, che nel 2006 ha approvato la Convenzione per i Diritti delle Persone con Disabilità, e le finalità principali di alcune di associazioni a livello nazionale che si occupano della tutela dei

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valentina Cattro Contatta »

Composta da 101 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2073 click dal 29/01/2014.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.