Dalla disciplina al controllo. Sistema penale e struttura sociale nella governance democratica

La ricerca si apre con un'indagine circa il rapporto tra sicurezza e potere, e il suo contesto storico di riferimento.
Tale indagine intreccia problematicamente la definizione teorica, la genealogia critica, e le ricadute storiche e giuridiche di alcuni concetti fondamentali su cui si fonda l'idea moderna di Stato e la sua negazione: sovranità, eccezione, norma, governo, governance, governamentalità, emergenza, affrontati utilizzando il pensiero di Fouacult, Schmitt, Machiavelli.
Attraverso l'analisi di contesto si individua l'11 settembre come spartiacque storico della costruzione dell'ordine mondiale neoliberale.
Giungiamo così al vero oggetto storico da indagare: il rapporto tra le politiche neoliberiste e l'inasprimento del sistema penale negli Stati Uniti prima e successivamente in tutto l'occidente, ricostruito a partire dalle analisi compartive di Loic Wacquant, Jonathan Simon, Alessandro De Giorgi, e numerosi altri studiosi nell'ambito della sociologia, della criminologia e della teoria politica.
Si ricostruisce storicamente il passaggio dallo stato sociale allo stato penale.
Segue una trattazione della “mitologia” culturale del modello sicuritario: attraverso una strumentazione critica si opera una decostruzione dei dispositivi culturali, simbolici, linguistici, mediatici, su cui si è costruito il mito della sicurezza. In particolare: il livello di spettacolarizzazione di tali dispositivi; la non-neutralità delle logiche del controllo sociale basato sul concetto della tolleranza-zero e dei saperi che lo costituiscono. La trattazione procede soffermandosi successivamente sulle strategie di esportazione di tali modelli ed evidenziando come nel vocabolario di queste strategie si ricorra continuamente all'elemento delle paure sociali per giustificarne la condotta e assicurarne il dispiegamento.
Nel capitolo terzo viene ricostruito – a partire dal contributo teorico di Karl Marx e Michel Foucault, e dal lavoro di ricerca sociale svolto da esponenti della Scuola di Francoforte come Georg Rusche e Otto Kirchheimer – la relazione che storicamente intercorre tra forme di disciplinamento dei corpi e forme di produzione, sistemi penali e modelli economici, apparati punitivi e apparati produttivi. Dapprima dimostrando ampiamente il nesso storico tra sistemi penali e strutture sociali, introdotto dall'applicazione del metodo marxiano alle scienze sociali. Poi mostrando, attraverso Foucault, come l'articolazione della pena abbia sempre come oggetti i corpi e i loro movimenti, le loro abitudini e sofferenze, le loro funzioni produttive e i meccanismi di disciplinamento che le riproducono. A partire da tale analisi si ricostruiscono le caratteristiche del passaggio dalle società disciplinari, legate al modo di produzione fordista, alle società del controllo, legate alle forme della produzione post-fordista. Infine si riporta l'attenzione sui meccanismi di esecuzione pubblica e sulle loro istituzioni, innanzitutto le istituzioni totali. La riflessione sul controllo sociale incrocia quindi quella sulla forma-stato e i suoi attributi, sulle resistenze all'esercizio dei poteri pubblici, e sulla possibilità di nuovi modelli sociali e politici. La nozione della forma postmoderna di stato, espressa da teorici come Zygmunt Bauman, viene problematizzata e ricondotta ad un'analisi storica che sottolinea il ruolo del controllo sociale repressivo nei confronti dello sviluppo delle lotte sociali e degli equilibri politici, focalizzando l'attenzione sulla storia italiana, attraverso l'opera di Luther Blissett, e ritornando a riflettere sull'importanza dei dispositivi di emergenza che si fondano sulla costruzione del “nemico pubblico” e del “mostruoso”, come potenza costituente dell'esercizio del potere nei confronti della norma; successivamente viene problematizzata la categoria sociologica del controllo sociale rispetto alle sue articolazioni tecnologiche e biopolitiche, e rispetto al suo ruolo strategico nello spazio produttivo urbano, dimostrando, attraverso il contributo teorico di studiosi come Mike Davis, e Renato Curcio il trasferimento della struttura carceraria ai modelli urbani e produttivi. Il lavoro svolto da Sandro Mezzadra, Alessandro Dal Lago, Toni Negri, Alessandro De Giorgi, ed altri studiosi post-operaisti sull'analisi della composizione sociale migrante e sulla categoria giuridica del “diritto di fuga”, ci consegna una visione ulteriormente matura dei meccanismi di funzionamento della società del controllo, prefigurando, a partire dall'analisi delle soggettività resistenti, nuovi modelli sociali fondati sulla mobilità dei corpi, su forme di tutela universale degli individui, sull'irriducibilità della singolarità rispetto all'idea moderna di stato, nazione, popolo, e alle categorie di razza, classe, genere. Conclude il lavoro una riflessione problematica sul superamento del carcere e della funzione del sistema penale così come lo conosciamo, alla luce del fallimento dell'ipotesi di riforma.

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INTRODUZIONE Prendiamo in considerazione la definizione di “società del controllo” applicata alle contraddizioni che la cosiddetta “governance democratica” attraversa nel tempo della crisi. L'ipotesi di partenza consiste nel fatto che lo Stato, e il potere politico statuale in generale, per come si è formato in epoca moderna, dentro i confini che lo definiscono, stia esaurendo la capacità di esercitare alcune delle sue funzioni fondamentali. Un processo storico, non lineare ma di cui è possibile leggere la tendenza, ha minato progressivamente il modello politico costituito attorno allo stato sociale, quindi alla centralità del ruolo dello Stato nella regolazione dei rapporti economici, che in qualche modo aveva assunto un carattere dominante in occidente a partire dal New Deal americano come risposta alla crisi del '29, e ai presunti difetti del sistema economico capitalistico nella sua matrice ultra-liberale. Le risposte governative alle crisi degli anni '70 si sono coagulate attorno a una ripresa dei capisaldi della dottrina liberale che si è tradotta in una serie di modelli (da Reagan negli Usa alla Thatcher nel Regno Unito, passando per la dittatura di Pinochet in Cile) legislativi improntati alla dottrina del neoliberismo: deregulation dei mercati, privatizzazione dei servizi pubblici, liberalizzazione dei settori non strategici, abbattimento delle dogane e promozione della libera circolazione delle merci . Una serie di processi storici (la caduta del muro di Berlino, l'ascesa economica di nuove potenze imperiali o ex coloniali come India, Cina e Brasile) ha sancito il carattere dominante di questa strategia ben oltre l'occidente. Il suo campo di dispiegamento è divenuto globale, da qui ciò che chiamiamo globalizzazione. 4

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Luca Recano Contatta »

Composta da 133 pagine.

 

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