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Adolescenze difficili. La comunità residenziale come mediatore ed elaboratore dell’esperienza

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Brambilla
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Pierangelo Barone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

La stesura di questo elaborato nasce dal desiderio di affrontare il delicato tema dell’adolescenza, non con la presunzione di analizzarla e di conoscerla pienamente come se fosse un fenomeno naturale, universale, oggettivo, ma con l’intento di avvicinarmi a essa con cautela, riconoscendo l’adolescenza come un soggetto profondamente complesso, strettamente connesso alla dimensione storica, culturale, socio-economica in cui essa è inserita e soprattutto legato alla singola personalità del soggetto, alla sua unica e irripetibile individualità, e quindi accettando e accogliendo l’impossibilità di generalizzare e di definire scientificamente e compiutamente “l’adolescente”. Intendo analizzare l’argomento dell’adolescenza come fase a rischio, come periodo di crisi, a partire dal senso comune e giungendo alle teorie psicologiche e pedagogiche che validano queste rappresentazioni diffuse nell'immaginario sociale. Nel terzo capitolo, affronterò il tema dei “ragazzi difficili”, cioè a rischio, disadattati, delinquenti, devianti, antisociali, criminali… confrontando in particolare il punto di vista clinico, psicodinamico e psicopatologico di Fabio Madeddu e Sergio Dazzi, esposto in Devianza e antisocialità, e il punto di vista pedagogico di Piero Bertolini e Letizia Caronia, espresso in Ragazzi difficili. Pedagogia interpretativa e linee di intervento.Nella seconda parte dell’elaborato passerò ad analizzare argomenti più specificatamente educativi, quali la figura dell’educatore professionale, il lavoro educativo, la relazione educativa, l’équipe, il progetto, la cura, il controllo, ecc., riferendomi in particolare al rapporto tra questi temi e l’utenza adolescente.
Nel quinto capitolo, illustrerò la comunità residenziale per minori come particolare dispositivo educativo, in cui il ragazzo difficile ha la possibilità di fare esperienza dell’esperienza, e quindi di rielaborare i suoi vissuti, i suoi incontri, le sue visioni sul mondo, confrontandosi con un gruppo di pari e crescendo insieme a loro e agli educatori, alla ricerca della propria identità e autonomia. Come emerge dal sottotitolo della tesi, infatti, la residenzialità si offre come prezioso strumento di mediazione ed elaborazione dell’esperienza e della quotidianità.

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4 Introduzione La stesura di questo elaborato nasce dal desiderio di affrontare il delicato tema dell’adolescenza, non con la presunzione di analizzarla e di conoscerla pienamente come se fosse un fenomeno naturale, universale, oggettivo, ma con l’intento di avvicinarmi a essa con cautela, riconoscendo l’adolescenza come un soggetto profondamente complesso, strettamente connesso alla dimensione storica, culturale, socio-economica in cui essa è inserita e soprattutto legato alla singola personalità del soggetto, alla sua unica e irripetibile individualità, e quindi accettando e accogliendo l’impossibilità di generalizzare e di definire scientificamente e compiutamente “l’adolescente”. Utilizzo qui la metafora di Pierangelo Barone per spiegare questo concetto: è come se l’adolescenza delineasse una linea d’ombra tra sé e la teoria scientifica che cerca di descriverla. “[…] parleremo allora non tanto di “adolescenza” in generale ma di adolescenti concreti, e semmai di “adolescenze”, ovvero delle innumerevoli modalità attraverso le quali giovani appartenenti a diverse realtà sociali, culturali, geografiche, di classe, disimpegnano il loro compito evolutivo fondamentale: gettare le basi per la loro identità adulta.” 1 E inoltre: “Le adolescenze «diverse» indicano allora la presenza di un campo discorsivo che allude tanto alla dimensione molteplice e irriducibile dei vissuti, dei sentimenti, degli affetti, dei bisogni sociali e cognitivi dei ragazzi e delle ragazze, quanto alla dimensione della problematicità adolescenziale attraverso le molte figure che ne esprimono la condizione di liminarità con il disagio psicologico e sociale.” 2 Il primo termine che compare nel titolo della mia tesi è appunto ispirato dal concetto che viene espresso così chiaramente nelle suddette citazioni, tratte da 1 Barone P., Mantegazza R., La terra di mezzo. Gli elaboratori pedagogici dell’adolescenza, Edizioni Unicopli, Milano, 2002, p.37 2 Barone P., Pedagogia della marginalità e della devianza. Modelli teorici, questione minorile, criteri di consulenza e intervento, Edizioni Angelo Guerini e Associati SpA, 2011, p. 151

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