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La Tragedia del Linguaggio: messa in scena di un'antropogenesi

Una domanda, un autore teatrale e otto parole sono i personaggi principali di questo elaborato.

La domanda è vertiginosamente ampia: quale rapporto possiamo tracciare tra linguaggio e natura umana, cosa comporta il fatto che la nostra specie parli, e in che senso la facoltà di articolare parole dischiude la possibilità della nostra genesi - di ogni nostra genesi? L’ipotesi che ho scelto di sostenere e di sondare in ogni sua conseguenza teoretica e pratica è la seguente: non possiamo immaginare l’animale razionale al di fuori dell’orizzonte linguistico, e, anzi, animale proposizionale è il modo più onesto in cui ritengo che ci sia consentito dirci uomini. Ho condotto la mia indagine da una prospettiva politica e teatrale: non riesco infatti ad immaginare una riflessione sull’uomo che prescinda dalla politica, né una politica lontana dalla scena del fenomenico.

L’autore teatrale è un signore rumeno di nascita e francese di adozione, che, prima di diventare drammaturgo, detestava sinceramente il teatro: Eugène Ionesco (1909-1994). Attivo tra gli anni ’50 e gli anni ’80, egli è famoso come principale esponente del teatro dell’assurdo; nonché per aver dissezionato, nelle sue opere, il linguaggio e le tradizionali norme dell’estetica, della scrittura e della messa in scena teatrale. Sono state proprio le sue opere - e in particolare il suo primo testo, la Cantatrice calva, il cui sottotitolo, La tragedia del Linguaggio, dà il titolo a questa tesi - e le sue Note e contronote sul teatro, sul linguaggio e sull’uomo ad ispirare e a dare corpo alle pagine che seguono.

Ognuna delle otto parole apre un capitolo di questa tesi, e ne costituisce il nucleo tematico.
La prima parola è λόγος, e cioè, appunto, la parola che struttura il pensiero lineare, fondamento rassicurante e apparentemente saldissimo di ogni umanità, che però nasconde ombre e contraddizioni, e che non è affatto un punto di partenza assodato.
La seconda parola è margine, termine che designa tutto ciò che sfugge non appena viene raggiunto, e in particolare la pericolosa terra di nessuno nella quale è possibile l’incontro con gli altri e con se stessi.
La terza parola è solipsismo, la condizione di isolamento totale nel proprio ipse, l’ignoranza senza scampo del mondo e degli ipse altrui, e dunque l’impossibilità di comunicare, il naufragio di ogni parola.
La quarta parola è πρα̃ξις, e cioè la prassi che, attivando la facoltà di linguaggio, ci genera come esseri umani. Questa prassi, in primo luogo teatrale, sarà lo spunto per abbozzare una proposta politica.
La quinta parola è gregge, ovvero la condizione collettiva che disattiva la politica e comporta l’appiattimento dell’uomo alla sua funzione sociale. Il belato del gregge è il linguaggio convenzionale automatico che interrompe e sovverte ogni antropogenesi.
La sesta parola è malapropismo, e indica una situazione linguistica in cui il parlante, consapevolmente o meno, pronuncia un termine inadatto al contesto con l’intenzione di suggerirne un altro al suo interprete. L’errore impedisce davvero la comprensione reciproca? L’infrazione delle convenzioni va evitata ad ogni costo?
La settima parola è racconto, il gioco di dirsi che sta al cuore di ogni pratica umana. Pensiero, conoscenza, storia e identità non sono altro che racconti. Il rapporto tra λόγος e μυ̃θος (tra pensiero razionale e mito) è più complicato di quel che può sembrare.
L’ottava e ultima parola è τράγος ώ̨δή, e cioè la tragedia che traspare fin dal titolo di questa indagine. La tragedia dell’uomo e del suo linguaggio non va negata, ma vissuta e raccontata fino in fondo, perché l’eroismo di essere soltanto uomini (e di articolare parole come unica risorsa per coesistere, e quindi per esistere) consiste nell’accettare la crisi che rende instabile e precaria ogni genesi. Questo, peraltro, è il punto focale della mia tesi, il nodo che non mi propongo di sciogliere, ma almeno di mostrare.

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5 Introduzione -Perché scrive?- si domanda spesso allo scrittore. -Dovreste saperlo,- potrebbe rispondere lo scrittore a coloro che lo interrogano. -Dovreste saperlo dal momento che leggete ciò che scriviamo; se infatti ci leggete e se continuate a leggerci, la ragione è che avete trovato qualche cosa, un nutrimento, qualche cosa che corrisponde ai vostri bisogni. Perché dunque avete questo bisogno, e che specie di nutrimento siamo noi? Se io sono scrittore, perché voi siete miei lettori? È in voi stessi che troverete la risposta alla domanda che mi avete posto. Eugène Ionesco, Note e contronote. Una domanda, un autore teatrale e otto parole sono i personaggi principali di questo elaborato. La domanda è vertiginosamente ampia: quale rapporto possiamo tracciare tra linguaggio e natura umana, cosa comporta il fatto che la nostra specie parli, e in che senso la facoltà di articolare parole dischiude la possibilità della nostra genesi - di ogni nostra genesi? L’ipotesi che ho scelto di sostenere e di sondare in ogni sua conseguenza teoretica e pratica è la seguente: non possiamo immaginare l’animale razionale al di fuori dell’orizzonte linguistico, e, anzi, animale proposizionale è il modo più onesto in cui ritengo che ci sia consentito dirci uomini. Ho condotto la mia indagine da una prospettiva politica e teatrale: non riesco infatti ad immaginare una riflessione sull’uomo che prescinda dalla politica, né una politica lontana dalla scena del fenomenico. L’autore teatrale è un signore rumeno di nascita e francese di adozione, che, prima di diventare drammaturgo, detestava sinceramente il teatro: Eugène Ionesco (1909-1994). Attivo tra gli anni ’50 e gli anni ’80, egli è famoso come principale esponente del teatro dell’assurdo; nonché per aver dissezionato, nelle sue opere, il linguaggio e le tradizionali norme dell’estetica, della scrittura e della messa in scena teatrale. Sono state proprio le sue opere - e in particolare il suo primo testo, la Cantatrice calva, il cui sottotitolo, La tragedia del Linguaggio, dà il titolo a questa tesi - e le sue Note e contronote sul teatro, sul linguaggio e sull’uomo ad ispirare e a dare corpo alle pagine che seguono.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Gaia Barbieri Contatta »

Composta da 112 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 711 click dal 30/05/2014.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.