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L'elefante di pietra. Iconografia, iconologia e simbologia della Torre dell'Elefante di Cagliari

Informazioni tesi

  Autore: Cristiano Perra
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Roberto Coroneo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 276

L'oggetto di questa mia tesi di laurea è incentrato sulla simbologia in ambito artistico-architettonico dei monumenti simbolo della città di Cagliari, capoluogo della Sardegna, in epoca medievale, circoscritto al periodo in cui i Pisani ebbero parte attiva nelle vicende storiche-artistiche dell'Isola durante l'arco temporale compreso tra il XI e il XIV secolo. L'approfondimento si incentra principalmente sui vari aspetti simbolici correlati ad una singola torre, la Torre dell’Elefante, e più specificatamente, al suo simbolo scultoreo, l'elefante di marmo bianco, posto su una mensola litica, che decora il lato sud-ovest del baluardo, simbolo connotativo della torre omonima.
Questo lavoro ha proprio la finalità di cercare di individuare le cause che hanno contribuito a far nascere quel “bisogno”, insito in un contesto tipicamente medioevale, di connotare simbolicamente opere edificate dall’uomo, solitamente di grandi dimensioni, e in particolare le costruzioni di carattere difensivo, approfondendo le modalità di sviluppo di questo particolare “trend”, senza dubbio compreso nell’elaborazione delle categorie mentali medioevali, potenziate dalle interrelazioni culturali, religiose, artistiche che si instaurarono tra i diversi popoli del Mediterraneo per tutto il Medioevo.
Si è cercato di approfondire gli apporti culturali, artistici e stilistici che Pisa ha mutuato dall’Oriente che hanno dato vita all’elaborazione di un particolare linguaggio artistico ricco di riferimenti simbolici, poi diffuso in tutti i territori a lei soggetti.
Nello specifico, in riferimento al soggetto zoomorfo di questo lavoro, è proprio la mancanza di un riscontro diretto e la conseguente elaborazione mentale immaginaria di un qualcosa che, per la stragrande maggioranza della popolazione europea non fu mai vista o che era più o meno nota solo attraverso imprecise mediazioni orali, scritte o, raramente, visive, che determina quel processo di mitizzazione tipico dell’epoca antica e medioevale. Questo processo mentale si verifica con tutti gli animali di cui si conosceva poco o niente; esaltando certe caratteristiche di una specie o dando origine ad una confusione tra animale e animale, a volte si arrivava alla “creazione” di veri e propri animali fantastici o mostri, come si può riscontrare nei vari bestiari medievali.
Questo lavoro propone un approfondimento sulla particolare “trasmigrazione simbolica” che è insita nella torre dell’Elefante di Castel di Castro e sugli aspetti che hanno portato ad utilizzare un simbolo di forza e possanza come l’elefante a connotare per semplice induzione anche la torre omonima. Ma questa “trasmigrazione” non avviene solo a livello delle singole torri. Essa infatti sembra “allargarsi” all’intera struttura urbanistica di Castel di Castro.
In un periodo culturalmente complesso come quello medioevale, le modalità costruttive, le caratteristiche e le dimensioni della struttura architettonica in esame, il suo esatto orientamento, la sua idealizzazione in rapporto al suo elemento decorativo non potevano essere casuali, avevano uno specifico significato, una grande importanza ed un forte impatto nell’immaginario della popolazione pisana (e dei suoi nemici, per via del carattere bellico della torre).
L’identificazione e la comprensione del significato simbolico (o significati…) che la torre dell’Elefante di Cagliari ha avuto in un contesto culturale variegato come quello medioevale appare perciò di particolare importanza al fine di approfondirne le modalità e gli intendimenti costruttivi fortemente collegati agli stessi aspetti simbolici che la connotano. Significati che, per ragioni diverse, si sono obliati col tempo e il loro recupero appare sicuramente un tentativo audace, perché irto di non poche difficoltà interpretative. Ma e un tentativo doveroso perché potrebbe rappresentare un piccolo tassello da aggiungere alla comprensione del passato che ci riguarda, che riguarda la storia della mia Isola, della città di Cagliari e delle sue splendide torri medioevali; in particolare della torre dell’Elefante e della sua importanza non solo come baluardo difensivo in se e per se, ma come elemento rappresentativo e simbolico dell’immaginario collettivo del periodo; emblema di cui, ai giorni nostri, solo in modo superficiale si riesce a percepire l’affascinante complessità interpretativa.

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1. Introduzione Chi, nel visitare la zona storica della città di Cagliari chiamata “Castello” o nel seguirne un itinerario artistico, non si è mai imbattuto nelle superbe torri di epoca pisana che dominano il territorio circostante il colle su cui sorgono? La possanza monumentale che le contraddistingue, dovuta alle rilevanti dimensioni e all’eccellente fattura architettonica, messa in risalto dall’ottima posizione strategica in altura, che le rende perciò osservabili anche da grandi distanze, è divenuta un vero e proprio simbolo della stessa città. Del resto, la prima immagine rappresentativa della città di Cagliari fu proprio un castello a tre torri, con la torre centrale più alta, merlata alla guelfa, tutt’ora osservabile negli stemmi scolpiti a rilievo presenti nelle facciate delle due rimanenti torri pisane, a conferma della loro importanza simbolica. L’orgoglio pisano, che si concretizzava nell’edificazione delle poderose torri con finalità difensive ma assurte subito ad immagine suggestiva di potenza e bellezza, si autocelebrava utilizzando i baluardi difensivi come simbolo stesso della città. Questa prospettiva simbolica permane tutt’oggi perché quest’antica insegna pisana è l’attuale soggetto dello stemma della città di Cagliari, capoluogo della Sardegna. Affascinante aspetto quello della simbologia; soprattutto se è inerente ad un periodo storico come quello medioevale, che esercita sempre una forte attrattiva. In quest'epoca in cui fermentano i germi della nuova rinascita culturale che sarà l’Umanesimo, la particolare forma mentis dei contemporanei, caratterizzata dalle conoscenze in tutti i campi ancora fortemente strutturate sul pensiero aristotelico e della filosofia classica, la fortissima influenza della religione cristiana su tutti gli aspetti della vita del tempo, il contatto con la civiltà e la tradizione bizantina e mediorientale facilitata dal ripristino dei traffici marittimi sulle coste del Levante mediterraneo, le suggestioni chimeriche che idealizzavano il lontano Oriente avvolgendolo di un alone fantastico e misterioso di cui, solo in seguito, grazie all’allargamento dei traffici commerciali verso Est si incominciò gradualmente ad avere una conoscenza più oggettiva ed articolata, tutto ciò concorreva a fomentare complesse e fitte correlazioni simboliche, tipiche del periodo storico analizzato, in svariati ambiti, come quello letterario, filosofico, esegetico, artistico, architettonico. Sono questi ultimi aspetti, quelli della simbologia in ambito artistico- architettonico, alla base di questo lavoro, e in particolare relazione ai monumenti- simbolo della città di Cagliari. Questo lavoro si incentra principalmente sui vari aspetti simbolici correlati ad una singola torre, la Torre dell’Elefante, e più specificatamente, al suo simbolo scultoreo. Si tratta del grazioso “elefantino” di marmo bianco, posto su una mensola litica, che decora il lato sud-ovest del baluardo, simbolo connotativo della torre omonima. Questo lavoro ha proprio la finalità di cercare di individuare le cause che hanno contribuito a far nascere quel “bisogno”, insito in un contesto tipicamente medioevale, di connotare simbolicamente opere edificate dall’uomo, solitamente di grandi dimensioni, e in particolare le costruzioni di carattere difensivo, approfondendo le modalità di sviluppo di questo particolare “trend”, senza dubbio compreso 3

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