Il ruolo dei Big Auditor nella riduzione del costo del capitale azionario: il caso italiano

L’influenza della qualità della revisione sul costo del capitale azionario delle società ha generato un crescente dibattito negli ultimi anni.
Alcuni autori ritengono che le società di revisione appartenenti al gruppo dei Big 4 sono in grado di generare una riduzione del costo del capitale azionario grazie alla loro reputazione e alla qualità dei loro servizi di audit, che garantiscono la presentazione di bilanci più trasparenti al pubblico degli investitori. In particolare, si sostiene che le società clienti dei Big 4 godano di un costo del capitale azionario minore rispetto alle società clienti dei non-Big.
Il nostro lavoro ha come scopo la verifica della differenza fra medie del costo del capitale azionario tra società clienti dei Big 4 e società clienti dei non-Big. I campioni analizzati sono formati da società italiane non quotate.
I risultati sono sorprendenti: i test d’ipotesi svolti mostrano che in Italia, considerando società non quotate, il costo del capitale azionario risulta maggiore per le società revisionate dai Big rispetto a quelle clienti dei non-Big.
Numerosi sono i fattori che possono influenzare la nostra analisi, di cui si cerca di offrire compiuta esposizione nella seconda parte del lavoro: la durata dell’incarico di revisione, le caratteristiche delle società clienti, il livello di specializzazione dell’auditor, le opinioni dei clienti a proposito dei Big/non-Big auditor.

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1 1. Introduzione Uno dei maggiori dibattiti della letteratura recente si focalizza sull’effettivo valore aggiunto dal punto di vista dell’informazione contabile che può essere generato da una revisione effettuata da un Big 4 auditor piuttosto che da un non-Big. È noto che nell’attività di auditing assume una rilevanza critica l’indipendenza dell’auditor rispetto al cliente e questo aspetto è cruciale per gli investitori e tutti i cosiddetti “external users” dei bilanci delle società (A. Arens et al., 2012). I dubbi possono sorgere dal fatto che gli stessi auditor che dovrebbero attestare la veridicità e l’affidabilità dei bilanci delle società revisionate ricevono nella pratica un compenso (fees) dalle stesse società. Va da sé che proprio perché gli investitori e in generale gli stakeholder delle società (fornitori, clienti, lavoratori, …) pongono estrema fiducia nella delicata attività dell’auditor, sono stati definiti dei codici di condotta etica per “guidare” il comportamento dei revisori contabili. In particolare sono da menzionare il “Code of Ethics for Professional Accountants” e il “Code of Professional Conduct” stabiliti rispettivamente dallo IESBA (International Ethics Standard Board of Accountants) e dal AICPA (organizzazione di cui fanno parte le Certified Public Accounting Firms negli US). Tra i principi più importanti da rispettare rientrano (A. Arens et al., 2012):  Integrità: l’auditor deve essere onesto in tutti i suoi rapporti professionali;  Oggettività e indipendenza: l’auditor deve eseguire il suo lavoro cercando di esprimere un giudizio che non sia distorto dal conflitto di interessi che si può instaurare con il cliente;  Due care: l’auditor deve svolgere l’attività di revisione contabile rispettando gli standard stabiliti dagli organismi contabili competenti e cercando di sviluppare sempre maggiori competenze fra i suoi professionisti all’interno dell’organizzazione.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Francesco Scarfone Contatta »

Composta da 36 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.