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La regalità di Cristo nel Medioevo tra teologia e politica

Informazioni tesi

  Autore: Maria Annunziata
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Teologia dogmaica, cristologia medievale
Anno: 2009
Docente/Relatore: Antonio Terracciano
Correlatore: AdolfoRussoLuigiLongobardo
Istituito da: Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale
Dipartimento: San Tommaso D'Aquino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 217

La nostra tesi di dottorato affronta il tema della regalità di Cristo nel medioevo. Tale tema può sembrare all'apparenza esclusivamente teologico senza alcuna incidenza sulla società. Niente di più falso. Fatti come la lotta per le investiture, o per citare fatti più recenti come la caduta del comunismo in Russia e del muro di Berlino o lo scandalo Vatileaks del 2012, sono un dato incontrovertibile di come il papato e e la gerarchia hanno sempre goduto di un'autorità che oltre ad essere spirituale è anche politica. Ma da dove sarà mai derivato loro un tale potere? Ed ecco che il tema della regalità di Cristo ci viene in soccorso perché tale nozione costituisce il fondamento teologico del potere assoluto del papato e delle cariche ecclesiastiche più alte..
La nostra tesi di dottorato dimostra proprio che la nozione della regalità di Cristo non ha riguardato esclusivamente l'ambito teologico e spirituale, ma proprio per il suo legame con la definizione di Chiesa come regnum ha presentato delle forti implicazioni politiche, e proprio queste le hanno permesso di travalicare i secoli e di giungere fino ai nostri giorni. Molti dei trattati ecclesiologici medievali, infatti, non sono altro che dei trattati politici di natura apologetica, scritti per arginare le pretese dei prìncipi e difendere quelle del papa. In questi testi si sottolinea la dimensione istituzionale della chiesa, si giustifica ampiamente il suo potere sui beni e sui potenti della terra; ci si appella alla signoria di Cristo per giustificare la plenitudo potestatis del papa quale Vicarius Christi.
Il modo in cui il medioevo ha guardato alla regalità di Cristo, tuttavia, non si può ricostruire a partire esclusivamente dagli scritti politici (i trattati De potestate). Vi è, infatti, una vasta produzione letteraria di tipo teologico e spirituale: le lettere dei papi, gli scritti pastorali e i manuali per essere un buon principe cristiano appartengono a questo genere di scritti. In questi testi la regalità di Cristo non ha più i toni gloriosi dell'onnipotenza, ma l'incedere di un re che sceglie di venire a noi nell'umiltà e nella povertà. È una regalità spiritualizzata che emerge, che fa eco alle parole e alla vita di Cristo stesso.
Bisogna dunque tener conto di tutti questi elementi per una lettura equilibrata del concetto di regalità.

Lo schema della tesi
Il nostro lavoro è diviso in tre capitoli: nel primo e secondo si approfondisce rispettivamente il pensiero di Tommaso d'Aquino e di Bonaventura. La scelta di questi autori ci ha permesso di verificare come i due più grandi teologi del medioevo, entrambi scolastici ma con prospettive teologiche diverse, hanno parlato della regalità di Cristo. Il terzo capitolo presenta il pensiero di quei teologi (Egidio Romano, Giacomo da Viterbo e Giovanni da Parigi) che hanno contribuito ad una interpretazione politica e ad ulteriori progressi della dottrina medievale su Cristo re non contemplati dalla scolastica stessa.
Per quanto riguarda le Conclusioni, sono state pensate anche come il luogo di un ulteriore percorso di ricerca, in cui c'è stato il tentativo di confrontare i dati della nostra ricerca con gli sviluppi che la dottrina su Cristo re ha avuto dal medioevo fino ai nostri giorni. C'è in questo modo, forse inconsueto di scrivere le Conclusioni, il tentativo di legare il passato al presente, di andare dritti al cuore di quella svolta antropologica che ha operato la teologia politica del '900. Grazie a questa rilettura della signoria di Cristo tramonta l'ottica medievale, troppo intimistica e individualistica, e sorge un'epoca, in cui l'idea di sequela Christi é letta in chiave critica e responsabile nei confronti del mondo e della storia.
In questa linea, anche se non è oggetto della nostra tesi, pensiamo si debba inscrivere l'attuale papato di Papa Francesco. La sua scelta di non abitare nel palazzo di Vatileaks, di lasciare che in qualche modo il palazzo del potere papale sia vuoto, non è stato solo un modo per sottrarsi ad ogni forma di manipolazione, ma la scelta consapevole di voler essere Vicariato di Cristo dal basso: il servus servorum che vuole servire e non essere servito, che come Cristo re rinuncia agli agi e si china ad ascoltare le esigenze dei suoi fratelli e li accoglie come un pastore misericordioso. Il pastorale qui davvero non è uno scettro ma solo il bastone che serve per reggersi e per meglio servire e condurre avanti il piccolo gregge della Chiesa.

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PRESENTAZIONE Parlare della regalità di Cristo nel medioevo può sembrare un ar- gomento desueto relegato nella teologia medievale, una pura esercita- zione per gli addetti ai lavori che esula dalla nostra realtà. Niente di più sbagliato. Una riprova della sua scottante attualità può esserlo cer- tamente la caduta del comunismo in Russia e del muro di Berlino nel 1989 ad opera della pressione politica esercitata da un grande papa, Karol Wojtyla; ma potremmo anche ricordare con meno entusiasmo un fatto più recente: lo scandalo soprannominato Vatileaks scoppiato nella Città del Vaticano nei primi mesi del 2012. Quest’ultimo fatto ha riacceso i riflettori sull’enorme potere politico ed economico che alcuni prelati hanno nella chiesa, e sul giro di interessi non del tutto leciti nella gestione finanziaria dello Stato (vedi il reciclaggio del de- naro sporco da parte dello Ior, Istituto per le Opere di Religione). Questi due circostanze, indipendentemente che siano l’una positiva e l’altra negativa sono sempre espressione di un dato incontrovertibile: il papa e i più alti prelati godono di una forma di potere che oltre ad essere spirituale è anche politica ed economica. Ma da dove sarà mai derivato loro tale potere? Ed ecco che la quaestio de potestate vicarii Christi, includendo nel termine vicarius anche i vescovi e i cardinali, come per magia ritorna a manifestarsi in tutta la sua attualità e ci ri- porta a rispolverare il tema della regalità di Cristo che ne costituisce il suo fondamento teologico. Questo significa, e la nostra tesi di dottora-

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