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Sovranità condivisa: limiti e possibilità dei privati come attori politici globali

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Niccolò Tirapani
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Maurizio Ricciardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 133

In questo lavoro si presenta l’idea che lo stakeholder sia odiernamente una figura politica senza rappresentanza, a seguito del passaggio della sovranità da monopolio dello Stato a condivisa. In tale scenario, se da una parte i privati sono diventati attori globali legittimi, essendo i loro processi decisionali orientati all’economia, dall’altra a questo cambiamento non è corrisposto lo sviluppo di adeguati meccanismi capaci di rispondere alla crisi della rappresentanza. Una delle motivazioni, si argomenta in questa sede, è la mancanza di contaminazione tra scienza politica ed economia. Questa tesi propone un’ipotesi politica originale, costruita incrociando il concetto di Stato globale con la letteratura economica relativa alla Corporate Social Responsibility, al fine di mostrare quali siano le principali categorie che definiscono la figura dello stakeholder da una prospettiva micro. L’auspicio è di contribuire al dibattito scientifico espandendo la comprensione delle dinamiche di creazione e gestione di relazioni politiche da parte degli attori privati globali

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5 (132) I INTRODUZIONE I.a PUBBLICO E PRIVATO OVVERO GENESI DI UNA TESI La quotidianità degli occidentali è pervasa da eventi che sembrano mossi da preveggenza. Il sistema capitalista pare essere in grado di anticipare i desideri dei singoli (Harford, 2007), provvedendo alla distribuzione o consegna di beni e servizi in maniera estremamente celere se non istantanea, oppure creando identità parallele grazie a oggetti o strumenti virtuali. Ogni qual volta l’individuo sente una necessità, la risposta pare risiedere semplicemente nella sua trasformazione in consumatore, e l’unico ostacolo all’ottenimento del bene o servizio desiderato si configura nella transazione economica necessaria. Addirittura, è probabile che non sia neppure richiesto di pagare un costo in denaro, bensì in informazioni: per diversi servizi online, l’unico criterio di accesso è il conferimento dei propri dati personali. Infine, il venditore può trovarsi lontano territorialmente, o addirittura essere frammentato in decine di utenti connessi tra loro ma fisicamente localizzati in luoghi diversi, fino ai casi più estremi di sistemi totalmente automatizzati che escludono il contatto, per quanto indiretto, con altri esseri umani. Un tale scenario pone alcune domande: qual è la dimensione politica di questi eventi? lo Stato, dov’è? Essere consumatori come si relaziona con l’essere cittadini? Chi, come ed in che misura decide la forma che le decisioni aziendali prenderanno, ed i conseguenti effetti su individui terzi, non consultati e forse non consultabili? La risposta è ricercata molto spesso nell’incrementale raggiungimento di un mercato ideale, non distorto, ove gli individui siano in grado di prendere decisioni razionali grazie alle informazioni-prezzo: se essi sono liberi di allocare le loro decisioni di spesa efficacemente, la dimensione politica diviene irrilevante. Ma è veramente così? La sovranità dello Stato, messa continuamente in discussione da questi eventi, è sottoposta a due pressioni contemporaneamente: pare contesa tra difensori accaniti della sua forma otto e novecentesca (nostalgici dello Stato forte ed assoluto), e promotori di un ordine liberale globale, che vede la sovranità assoluta come un

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