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Le neuroscienze e la soggettività giuridica

Le risultanze neuroscientifiche annullerebbero, da una parte, dogmi normativi, come quelli sulla responsabilità penale e i relativi principi di colpevolezza e imputabilità; dall'altra rafforzerebbero l'ammissibilità delle prove scientifiche nel processo penale.
La domanda è: siamo noi ad agire o il nostro cervello?
La risposta dipenderebbe dalla diversa visione dell'uomo, che, se dal puntodi vista culturale giuridico è un essere dotato di libero arbitrio e capace di autodeterminarsi e autogestirsi, dal punto di vista scientifico risulterebbe essere immerso in un mondo determinato e governato da cause esterne. Secondo tale ultima veduta, un soggetto non sarebbe responsabile delle proprie azioni, che dipenderebbero dal buon funzionamento del suo sistema cerebrale.
Ma fino a che punto tutto ciò può essere accettato? Fino a che punto può essere possibile una modifica del diritto per mano della scienza?
La tesi ha lo scopo di mostrare, partendo dai presupposti sopra, come le deduzioni neuroscientifiche potrebbero portare a ripensare il diritto oltre che influenzare facilmente il giudice nella sua attività decisoria all'interno del processo penale (a tal propositò verranno esaminate tutti i casi giurisprudenziali, ad oggi, svoltisi in Italia) e di muovere una critica al possibile sposalizio tra campo normativo e campo scientifico.

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6 CAPIRE L’UOMO PER RIPENSARE IL DIRITTO 1. Il libero arbitrio: una controversia filosofica tra determinismo e indeterminismo Ci si chiede da sempre se il libero arbitrio esista o meno. Possono elencarsi due tipi di libertà: la libertà di fare e la libertà di volere. La libertà di fare consiste nella libertà di agire senza alcun ostacolo fisico o coercizione altrui; la libertà di volere è una condizione interiore che consiste nella libertà di scegliere tra diverse opzioni e nell’ autodeterminarsi. Questa seconda forma di libertà corrisponde al concetto di “libero arbitrio”. Certamente il concetto di libertà, ovvero di autodeterminazione, è importante per tanti aspetti della nostra vita. Presupporre la libertà è indispensabile per dare un senso alle nostre azioni, alle nostre decisione e a concetti giuridici come quelli di responsabilità, merito, biasimo, punizione e retribuzione. Negare la libertà dell’uomo, al contrario, equivarrebbe a distruggere le basi sulle quali poggia la concezione retributiva della pena, secondo la quale gli imputati meritano di essere puniti se, e solo se, hanno compiuto liberamente le azioni di cui sono accusati.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Antonio Castiglione Contatta »

Composta da 139 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.