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Il Piano Marshall e il miracolo economico in Italia nel Secondo dopoguerra

Il lavoro si propone di analizzare il ruolo e l’impatto, economico e politico, del Piano Marshall sull’Italia dal secondo dopoguerra fino al cosiddetto “miracolo economico”. Per avere un quadro d’insieme del retroterra in cui matura la scelta da parte degli USA di elaborare il Piano, nel primo capitolo viene analizzata la situazione economica e politica degli USA e dell’URSS fra le due guerre, nonché la situazione italiana del primo e del secondo dopoguerra. Nel secondo capitolo si analizza l’adesione dei paesi europei e l’articolazione del Piano, mostrando come l’impatto decisivo di questo sia stato, non tanto il suo contributo allo sviluppo economico in sé, quanto la spinta alla cooperazione fra i paesi europei e all’unificazione del mercato. Si passa quindi ad analizzare la peculiarità dell’attuazione del Piano Marshall in Italia, come la scelta di perseguire un processo di stabilizzazione monetaria, nonché gli interventi specifici, tuttavia insufficienti, a favore del Mezzogiorno attraverso la riforma fondiaria e la Cassa per il Mezzogiorno. Infine, nel terzo capitolo, si analizza il prodigioso sviluppo industriale degli anni del “miracolo economico” che, a soli dieci anni di distanza dalla fine del conflitto, viene favorito dal terreno fertile preparato dagli effetti che gli aiuti ERP hanno sortito sull’economia europea, come la ristabilita fiducia nel mercato internazionale. Si mostra, inoltre, come il “boom” economico non sia stato privo di conseguenze negative: in particolare viene analizzato l’acuirsi del divario fra Nord e Sud, mostrando come alla base dello straordinario sviluppo industriale del Settentrione ci sia stata anche una precisa scelta politica a scapito del settore agricolo del Mezzogiorno.

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- 15 - 1.2 Il periodo interbellico negli USA e in Russia Le conseguenze economiche del conflitto mondiale furono di vastissima portata. Nel panorama internazionale il ruolo dell'Europa occidentale è fortemente ridimensionato e si assiste nei singoli Stati all'emergere di nuove forze sociali e di nuovi protagonisti sulla scena internazionale: gli Stati Uniti in primo luogo, che avevano finanziato lo sforzo bellico delle nazioni vincitrici e l'Unione Sovietica, la quale, guardata con diffidenza e paura dalle forze conservatrici, costituisce un modello di riferimento per lavoratori e intellettuali radicali, un'alternativa concreta alle società capitaliste. Inghilterra e Francia, paesi fino al 1914 creditori rispetto al resto del mondo, si trovarono non solo ad essere debitori nei confronti degli Stati Uniti, ma videro anche restringersi i mercati tradizionali d’esportazione perché lo sviluppo della produzione industriale in America, Giappone e nelle ex colonie britanniche, aveva sottratto ai paesi europei importanti zone commerciali. Tale situazione rendeva necessaria una urgente ripresa delle esportazioni e quindi una rapida ricostruzione delle economie dei singoli paesi. In un primo tempo, la necessità di riparare i danni provocati dal conflitto determinò una larga domanda di beni di consumo, tuttavia quando i singoli paesi ebbero ricostruito e/o riconvertito il loro apparato industriale, tale richiesta si restrinse mentre, per contro, proprio in virtù della ripresa economica, l’offerta si moltiplicava. Da ciò il verificarsi di una crisi di sovrapproduzione che colpì non solo i paesi europei, ma anche gli Stati Uniti negli anni 1920-21. La posizione chiave assunta dagli USA nell’economia mondiale dopo la fine del conflitto aveva stabilito una stretta interdipendenza tra l’economia e la finanza americana, e quella degli stati europei. Superato tale breve periodo di crisi, l'economia americana, negli anni Venti, conobbe uno sviluppo senza

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Fabio Pasquali Contatta »

Composta da 88 pagine.

 

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