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Il contributo costituzionale del continente latinoamericano in un dibattito ancora aperto: il diritto all'acqua

Informazioni tesi

  Autore: Lucrezia Maiorana
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Giovanni Cordini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

L’acqua, elemento importante nella quotidianità, viene utilizzata dall’uomo anche nelle attività agricole, industriali ed energetiche, che implicano spesso un eccessivo sfruttamento e uno spostamento di ingenti volumi di acqua (acqua virtuale) da uno Stato all’altro.
La presa di coscienza dell’ineguale distribuzione, della scarsità e dell’inquinamento della risorsa idrica si ascrive nel più ampio contesto della tutela ambientale e del miglioramento delle condizioni di vita, promosso durante le principali Conferenze internazionali su ambiente e sviluppo. Durante tali incontri, l'esigenza di conciliare crescita economica ed equa distribuzione delle risorse in un nuovo modello di sviluppo, rispettoso dell’ambiente e degli ecosistemi, è stata individuata nel concetto di sviluppo sostenibile. In tale contesto, in base ad una visione biocentrica e comunitaria, che promuove una vita in armonia con la Natura, il continente latinoamericano ha proposto un’alternativa all’idea classica di sviluppo: il buen vivir.
L’esistenza, la definizione, il significato normativo del diritto umano all’acqua sono dibattuti dalla metà degli anni Cinquanta, ma, ancora oggi, non vi è una norma scritta che riconosca il diritto umano all’acqua nell'ordinamento giuridico internazionale. Ciò nonostante, esistono numerosi atti di soft law che fanno riferimento ad un diritto umano all’acqua. È possibile, poi, individuare norme che riconosco il tale diritto in vari atti di hard law, che si riferiscono ad alcune specifiche categorie di soggetti o a gruppi di Stati di volta in volta individuati dalla normativa, o ancora in alcune Costituzioni e legislazioni nazionali.
La considerevole importanza che hanno assunto la salvaguardia dell’ambiente e la necessità di garantire all’umanità benessere e progresso hanno spinto molti Stati ad inserire nelle proprie costituzioni la nozione di “ambiente”, seppur difficilmente definibile dal punto di vista giuridico, e di sviluppo sostenibile.
In particolar modo, la recente ondata di riforme avvenuta nel continente latinoamericano (nuevo constitucionalismo) ha permesso a molti Stati di includere nelle proprie costituzioni articoli a tutela dell’ambiente. In tale contesto, alcuni Paesi dell’America Latina hanno seguito un percorso che, dopo circa un decennio di politiche fallimentari di privatizzazione della risorsa idrica promosse dalle Istituzioni finanziarie internazionali, ha portato all’esplicito riconoscimento del diritto umano all’acqua nelle costituzioni di Uruguay, Ecuador e Bolivia.
Il dibattito riguardante la gestione della risorsa idrica vede contrapposti, da un lato, i sostenitori della gestione privata che ritengono l’acqua essere un bene economico da cui trarre profitto, dall’altro coloro che la considerano come un bene comune essenziale per la vita. A partire dagli anni Novanta, molti Paesi del Sud del Mondo, in particolar modo quelli latinoamericani, furono oggetto di politiche di privatizzazione, promosse dagli Istituti finanziari internazionali. Nella maggior parte dei casi, tra cui quello della Bolivia, tali politiche fallirono, molti contratti vennero rescissi e si ebbe una ripubblicizzazione del settore.
Un’alternativa alle principali pratiche di gestione idrica è rappresentata dalla gestione comunitaria dell’acqua, che prende origine dalla tradizione andina. L’antica esperienza comunitaria è stata ripresa ed adattata alle zone periferiche a sud di Cochabamba per sopperire alla mancata fornitura da parte dell’impresa pubblica della città. Si riporterà, quindi, l’esperienza del progetto di cooperazione internazionale italiana Yaku al Sur, il cui principale obiettivo è stato quello di rafforzare i sistemi comunitari, che contribuiscono a garantire il diritto di accesso all’acqua anche alle famiglie escluse dal servizio.

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8 INTRODUZIONE L’acqua è un elemento essenziale per la vita. “In tutte le civiltà umane, l’acqua è sinonimo di “origine della vita”, evoca la sacralità della vita stessa. L’acqua fa parte dei “doni” della nostra esistenza e, in quanto tale, è espressione della gratuità della vita.” 1 Oggi, però, l’umanità deve affrontare importanti problemi che mettono a dura prova la rigenerazione del ciclo idrico e la possibilità di accedere alla risorsa idrica. I cambiamenti climatici, l’eccessivo sfruttamento ed inquinamento delle falde acquifere, l’ineguale distribuzione dell’acqua e la sua scarsità hanno aperto un dibattito a livello internazionale riguardante il riconoscimento giuridico del diritto umano all’acqua. Vero e proprio laboratorio delle politiche di privatizzazione dell’acqua promosse dalle Istituzioni finanziarie internazionali durante gli anni Novanta, il continente latinoamericano ha manifestato una particolare attenzione nei confronti della questione idrica ed alcuni Paesi hanno contribuito all’evoluzione del dibattito internazionale per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano. Nella cosmogonia andina, l’acqua è considerata come un essere vivente generatore di vita e forza animatrice dell’universo. L’acqua esiste perché generata da Wiraqocha (“acqua sacre”), creatore dell’universo che, attraverso l’unione con Pachamama (Madre terra), dà origine alla vita. La risorsa idrica segue le leggi cicliche naturali, dipendendo dal tempo, dal clima e dal territorio. L’acqua deve essere rispettata e conservata così da garantire la sopravvivenza di tutti gli esseri umani, avendo anche un’accezione sociale e politica poiché essa “è di tutti e di nessuno”. Si tratta di un patrimonio comune perché appartiene alla terra ed agli esseri viventi: le comunità indigene autogestiscono la risorsa affinché vi sia un uso equo che 1 Aa. Vv. (2009), Acqua Bene comune dell’Umanità. Proposte di approfondimento interdisciplinari. Acra, Africa '70, Cast, CeVI, Cicma, CIPSI, Menabó editore, Forlì, p. 110.

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