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Il suicidio nel minore: evoluzione del rapporto con la morte e psicopatologia della condizione umana

Ci si può chiedere, giustamente, quale sia il legame tra la psicologia della condizione umana e il suicidio minorile. Ebbene, non si tratta affatto di una forzatura concettuale. Lo sviluppo ontologico di un essere umano passa infatti necessariamente dalla progressiva acquisizione di un rapporto con la morte e con la mortalità.
Questo inizia a costruirsi poco dopo la nascita e si completa in piena adolescenza con il consolidamento delle cognizioni di morte e l'adozione dei maturi sistemi di difesa che proteggono l'individuo dalle angosce ad essa collegate.
Quando un minore decide di uccidersi, la sua scelta è inevitabilmente strutturata sulle specifiche conoscenze che ha maturato fino a quel momento sulla morte e sul suo significato.
La differenza psicopatologica tra il suicidio minorile e quello dell'adulto è quindi sostanziale.
L'infanzia non è solamente il periodo della vita compreso tra la nascita e la pubertà, ma è soprattutto quella fase nella quale si assiste ad una mancanza di conoscenza relativa ai temi turbolenti del sesso e della morte, che conferisce al bambino una temporanea protezione dalla condizione umana.
L'innocenza del bambino risiede proprio nel non vivere il fardello della consapevolezza.
Lo stesso discorso può essere fatto per l'adolescenza, periodo nel quale si dissolve l'ignoranza infantile e si consolida progressivamente il rapporto con la propria natura umana.
Lo studio della psicopatologia del suicidio minorile può quindi rivelarsi un validissimo strumento per scoprire il turbolento rapporto con la morte alle sue radici, laddove il significato dell'atto di togliersi volontariamente la vita sottende proprio la progressiva sperimentazione dei vissuti più fondanti della condizione umana, quelli che permettono negli anni di trasformare un bambino in un uomo.
Visto il profondo incatenamento del fenomeno del suicidio minorile con la condizione umana e considerate le imponenti riflessioni che lo studio dell'argomento è in grado di sollevare, si è scelto di iniziare con una ricerca storica, antropologica e filosofica.
Il primo capitolo consiste essenzialmente in questo. Si è tentato di comprendere cosa siano per l'uomo la vita e la morte, per poi valutare la centralità della consapevolezza di questi concetti nella dimensione della condizione umana.
Il lavoro ha poi anche incluso la ricerca dei vissuti e degli atteggiamenti dell'uomo in relazione alla morte, dimostrandone il ruolo fondante nella determinazione di alcuni comuni aspetti psicologici e culturali.
Nel secondo capitolo ci si è orientati verso lo studio dell'ontogenesi umana, incentrando l'analisi sulla complessa evoluzione del rapporto con la morte durante l'infanzia e l'adolescenza.
Il capitolo 2.3 è probabilmente il più interessante: attraverso uno studio approfondito della letteratura si è tentato di interpretare i principali meccanismi psichici che possono condurre alla paura ed al desiderio di morte.
Gli aspetti più tecnici del lavoro che si è svolto sono contenuti invece nel terzo capitolo.
Nella prima parte di questa sezione sono state descritte le caratteristiche del fenomeno del suicidio minorile e di quello dell'erotizzazione della morte, esaminando nel dettaglio le singolarità epidemiologiche, metodologiche e psicopatologiche delle due differenti situazioni.
Si è proceduto poi, attraverso la collaborazione del Dott. S. Pisani, Direttore dell'Osservatorio Statistico-Epidemiologico, alla raccolta e all'analisi statistica dei dati provenienti dal Registro di Mortalità dell'ASL di Varese relativi agli ultimi quindici anni.
Si è operato, quindi, un confronto con i dati ISTAT che documentano i casi rilevati sul territorio nazionale, allo scopo di valutare se la casistica della Provincia di Varese mostrasse differenze statisticamente significative rispetto a quella nazionale.
Sono stati infine analizzati nel dettaglio due specifici casi riportati dal Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica dell'Università dell'Insubria.
Il primo è un caso emblematico di suicidio infantile; il secondo rappresenta invece l'unico caso di morte di un minore per gioco asfittico fino ad ora documentato dal Dipartimento.

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Introduzione Mama, oh I don't want to die I sometimes wish I'd never been born at all. Bohemian Rhapsody, Freddie Mercury Chi ha avuto, negli ultimi due anni, il piacere e la sfortuna di avere a che fare con l'autore di questo lavoro, si è sicuramente dovuto scontrare con la sua bizzarra passione per le letture e i discorsi sulla morte e sulla condizione umana. Non nascondo quindi che questa tesi nasce da uno specifico interesse personale. Il rapporto dell'uomo con la sua condizione mortale mi ha sempre affascinato e da quando ho letto ''La morte di Ivan Il'ič'' di L. Tolstoj, l'idea di scrivere un trattato sulla morte non mi ha più abbandonato. Ci si può chiedere, giustamente, quale sia il legame tra la psicologia della condizione umana e il suicidio minorile. Ebbene, non si tratta affatto di una forzatura concettuale. Lo sviluppo ontologico di un essere umano passa infatti necessariamente dalla progressiva acquisizione di un rapporto con la morte e con la mortalità. Questo inizia a costruirsi poco dopo la nascita e si completa in piena adolescenza con il consolidamento delle cognizioni di morte e l'adozione dei maturi sistemi di difesa che proteggono l'individuo dalle angosce ad essa collegate. Quando un minore decide di uccidersi, la sua scelta è inevitabilmente strutturata sulle specifiche conoscenze che ha maturato fino a quel momento sulla morte e sul suo significato. La differenza psicopatologica tra il suicidio minorile e quello dell'adulto è quindi sostanziale. L'infanzia non è solamente il periodo della vita compreso tra la nascita e la pubertà, ma è soprattutto quella fase nella quale si assiste ad una mancanza di conoscenza relativa ai temi turbolenti del sesso e della morte, che conferisce al bambino una temporanea 3

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Antonino Maugeri Contatta »

Composta da 129 pagine.

 

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