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Il problema del debito pubblico italiano: genesi storica e analisi di due possibili strategie per affrontarlo

Informazioni tesi

  Autore: Simone Diosi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Paolo Paesani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

Il presente lavoro si compone di due macro-sezioni, che affrontano da prospettive diverse il tema del debito pubblico italiano. L’argomento è sempre d’attualità; l’Italia ha il secondo rapporto debito/PIL più alto d’Europa, dietro solamente alla Grecia. Inoltre il debito italiano è l’unico rimasto al di sopra del 60% per ben 111 anni, e attorno al 100% per quasi 60 anni di storia unitaria. Il primo capitolo si ispira al libro “Il conto degli errori: Stato e debito pubblico in Italia” (2015) di Leonida Tedoldi, che affronta la storia del debito italiano dagli anni ’70 ai primi anni del nuovo millennio. Da un lato, si analizzano le variabili prettamente numeriche, economiche, alla base della formazione del debito, viste nella loro successione temporale. Dall’altro, si ripercorrono anche le vicende politiche e sociali del periodo storico preso in considerazione; in particolare, si vaglia il ruolo avuto dalle istituzioni politiche, e più in generale dal rapporto tra Stato e società, nella genesi della montagna del debito pubblico.

Nella seconda parte dell’ elaborato si sposta l’attenzione sul debito ai giorni nostri. Si tenta innanzitutto di spiegare perché un debito elevato possa costituire un elemento di criticità per uno Stato. Successivamente si analizzano due strade percorribili per ridurre l’indebitamento pubblico, soprattutto considerandolo in relazione al PIL.

Il primo, quello delle privatizzazioni, si basa sulla logica dello stock, nella fattispecie sull’ abbattimento dello stock di debito per conseguire risparmi sugli oneri per interessi.
Il secondo approccio di riduzione del rapporto debito/PIL si basa invece sulla strategia dei flussi, e quindi sugli interventi volti a contenere il deficit e a stimolare l’economia, in modo tale che il debito cresca meno velocemente del PIL e il rapporto decresca. In particolare, visto che le tasse in Italia sono già elevate e non è possibile procedere ad un ulteriore innalzamento del prelievo, si prendono in considerazione le opportunità derivanti da un parziale ma robusto recupero dell’evasione fiscale, dopo avere passato in rassegna i fattori che possono incentivarla. A conclusione del lavoro si tratta anche la proposta di spostare il carico fiscale dai fattori produttivi ai patrimoni, che in Italia sono molto corposi. Così facendo a parità di gettito si potrebbe incentivare la crescita economica, oltre che redistribuire la ricchezza.

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2 Introduzione Il presente lavoro si compone di due macro-sezioni, che affrontano da prospettive diverse il tema del debito pubblico italiano. L’argomento è sempre d’attualità; l’Italia ha il secondo rapporto debito/PIL più alto d’Europa, dietro solamente alla Grecia. Inoltre il debito italiano è l’unico rimasto al di sopra del 60% per ben 111 anni, e attorno al 100% per quasi 60 anni di storia unitaria. Il primo capitolo si ispira al libro “Il conto degli errori: Stato e debito pubblico in Italia” (2015) di Leonida Tedoldi, che affronta la storia del debito italiano dagli anni ’70 ai primi anni del nuovo millennio. Da un lato, si analizzano le variabili prettamente numeriche, economiche, alla base della formazione del debito, viste nella loro successione temporale. Dall’altro, si ripercorrono anche le vicende politiche e sociali del periodo storico preso in considerazione; in particolare, si vaglia il ruolo avuto dalle istituzioni politiche, e più in generale dal rapporto tra Stato e società, nella genesi della montagna del debito pubblico. Si vedrà che effettivamente ci sono state responsabilità politiche evidenti, in parte connesse alle caratteristiche intrinseche del sistema politico dell’epoca, di tipo “bloccato”. In ogni caso più che di incapacità della classe politica della cosiddetta prima repubblica, ciò che emerge è che il debito politico è in parte frutto di scelte politiche ben precise. In questo primo capitolo, i tre paragrafi sono dedicati rispettivamente agli anni ’70, agli anni ’80, e al periodo tra gli anni ’90 e i primi anni 2000. La ratio di questa suddivisione non è però solamente cronologica: ognuno di questi periodi ha avuto peculiarità politiche, economiche, e sociali, che lo differenziano dagli altri. Nella seconda parte dell’elaborato si sposta l’attenzione sul debito ai giorni nostri. Si tenta innanzitutto di spiegare perché un debito elevato possa costituire un elemento di criticità per uno Stato. Successivamente si analizzano due strade percorribili per ridurre l’indebitamento pubblico, soprattutto considerandolo in relazione al PIL. Infatti, pur essendo un indicatore forse in parte superato e alquanto grossolano 1 , il rapporto debito/PIL permette di confrontare un debito con la capacità del debitore di rimborsarlo. Si prendono in considerazione due possibili approcci che rispondono a logiche di intervento differenti. Il primo, quello delle privatizzazioni, si basa sulla logica dello stock, nella fattispecie sull’abbattimento dello stock 1 Florio (2013) e Tedoldi (2015)

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Parole chiave

privatizzazioni
debito pubblico
indebitamento
evasione fiscale
storia del debito
riduzione del debito
spesa per interessi
divorzio banca d'italia tesoro
benefici privatizzazioni
tax gap

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