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Evoluzione storica e quadro normativo attuale del reato di false comunicazioni sociali

Informazioni tesi

  Autore: Erika Falletta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giovanni De Santis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 186

La presente tesi si propone di illustrare le vicende normative del reato di false comunicazioni sociali, una fattispecie che, nel corso del tempo, ha subito notevoli cambiamenti a seguito di interventi legislativi, ma anche per effetto del rimodellamento giurisprudenziale e dottrinale.
L'elaborato consta di quattro capitoli, ognuno dedicato ad un determinato intervento riformatore: il primo capitolo si occupa della fattispecie primigenia contenuta nel Codice di commercio del 1882 e dell’intervento riformatore in chiave rigoristica avvenuto con le leggi speciali degli anni Trenta; il secondo ha ad oggetto l’esposizione dei tratti salienti della figura incriminatrice, così come configurata nel Codice civile all'art. 2621, n. 1; il terzo attiene alla struttura normativa impressa dalla riforma sul falso societario del 2002 e dall'intervento parziale operato con la legge 262/2005; infine, il capitolo conclusivo si focalizza sulla novella operata dalla L. 69/2015, attualmente disciplinante la materia del falso in bilancio.

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5 INTRODUZIONE Il reato di false comunicazioni sociali, noto anche come falso in bilancio, rappresenta da sempre un tassello fondamentale del diritto penale dell’economia: il principio di trasparenza societaria, attuato per il tramite di comunicazioni sociali – in primis il bilancio – veridiche e scevre da condizionamenti di sorta, esige, infatti, una tutela penalistica effettiva per garantire il necessario rispetto delle aspettative di affidamento espresse da una moltitudine di soggetti, come i membri della compagine sociale, i terzi che, a qualsiasi titolo, con la società si relazionano ed in generale il pubblico degli investitori e dei risparmiatori. A partire da tempi risalenti – già dal XVII secolo, con la nascita della società per azioni in Olanda – di fronte all’esercizio arbitrario dei poteri gestionali da parte dei soggetti cui è demandata la governance societaria, perfettamente in grado di disporre in merito al patrimonio collettivo della società ed in genere poco avvezzi ad un utilizzo oculato delle risorse sociali, si riscontra la necessità di frapporre un argine ad eventuali comportamenti mendaci di costoro: di qui si afferma il ruolo dell’informazione societaria come strumento che consente ai soci di minoranza di controllare l’operato degli amministratori, i quali godono del beneficio della responsabilità limitata, ma hanno anche l’obbligo di rendicontare ai soci in merito ai risultati economici della società. Nel corso del tempo, la trasparenza come baluardo al mendacio societario guadagnerà il proprio posto nell’ordinamento italiano, come in altri ordinamenti, e diverrà oggetto di una previsione di reato autonoma, che trova il proprio archetipo nell’art. 247, n. 1, inserito all’interno del Codice di commercio del 1882, anche se sanzionato con una semplice pena pecuniaria. Successivamente, complice un clima politico figlio della svolta autoritaria impressa dal regime fascista, il legislatore riforma il reato, concependolo in chiave rigoristica, come strumento funzionale a garantire l’interesse pubblico dell’economia nazionale: un bene giuridico reputato preminente in quell’epoca storica, e, in quanto tale, da presidiare tramite sanzioni detentive estremamente rigide.

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Parole chiave

falso in bilancio
reati societari
false comunicazioni sociali
2621
2622
69/2015
valutazioni estimative
2621 bis
falso qualitativo
2621 ter

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