Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Ruolo di Pityophthorus juglandis (Coleoptera, Curculionidae) nei meccanismi di diffusione del fungo fitopatogeno Geosmithia morbida

Il fenomeno dell’introduzione di organismi alieni è un processo che avviene ormai da secoli ed è considerato a tutti gli effetti come una minaccia a livello globale. Negli ultimi decenni, il commercio globale, associato al fenomeno dei cambiamenti climatici, ha contribuito a rendere più facile la diffusione e la sopravvivenza di organismi esotici nei paesi di nuova introduzione, determinando un tasso di introduzione di specie aliene sempre più elevato. Tra gli insetti, le specie xilofaghe sono considerate come gli organismi invasivi di maggiore successo grazie alla loro capacità di essere trasportati all’interno di una vasta gamma di materiali legnosi, dove possono sfuggire alle misure di controllo preventivo e superare eventuali condizioni climatiche avverse che si presentano durante gli spostamenti. Una volta entrati e stabiliti all’interno del nuovo ambiente, possono causare gravi danni al patrimonio forestale del paese con conseguenze economiche e ambientali.
Una delle ultime specie introdotte in Italia, è uno scolitide originario degli Stati Uniti, Pityophthorus juglandis, vettore del fungo simbionte Geosmithia morbida, causa del cancro rameale del noce nero (Thousand Cankers Disease, TCD). Nell’areale d’origine la malattia è progredita velocemente, e si teme che, dopo il primo rinvenimento in Italia, la malattia possa avere lo stesso decorso anche in Europa.
Attraverso questo studio, condotto su individui provenienti dalle province di Mantova e Vicenza, primi focolai europei della malattia, si è voluto indagare il ruolo dello scolitide come vettore del fungo, studiando la percentuale totale di vettori, le eventuali differenze tra i sessi, la composizione della flora fungina associata e le possibili diversità a livello genetico tra le due presunte popolazioni italiane, testando parallelamente la bontà di due metodi di individuazione del fungo, uno tramite colture su substrato e l’altro tramite analisi genetica.
I risultati hanno permesso la caratterizzazione genetica delle popolazioni italiane, che non mostrano differenze tra di loro e presentano un’identità completa con quelle dell’areale d’origine americano.
Tramite l’analisi genetica, metodo che si è rivelato il migliore nell’individuazione del fungo, si è visto che quasi la totalità degli individui risulta vettore del fungo e che non sembrano esserci differenze rilevanti tra maschi e femmine.
Infine, dallo studio della flora fungina associata, c’è da sottolineare l’interessante presenza di Fusarium solani, che non sembra però essere direttamente collegato alla presenza di Geosmithia morbida, e l’individuazione di Beauveria sp., fungo entomopatogeno.

Mostra/Nascondi contenuto.
1 1. INTRODUZIONE. 1.1. Le specie invasive. Negli ultimi 500 anni le barriere geografiche che per milioni di anni avevano mantenuto una distribuzione quasi statica dei biomi del mondo, sono state erose dalle attività umane e, di conseguenza, le specie selvatiche hanno allargato il loro areale di distribuzione naturale (Richardson et al., 2000), disturbando quindi l’equilibrio tra le specie che si era stabilito nei diversi ecosistemi del globo dopo migliaia di anni di evoluzione (Holmes et al., 2009). Con la scoperta dell’America e l’inizio dell’Età delle Esplorazioni, l’uomo ha volontariamente e involontariamente spostato organismi tra un continente e l’altro (Mack et al., 2000). Nell’ultimo secolo, l’espansione delle specie trasportate dall’uomo è aumentata considerevolmente, come conseguenza della crescita senza precedenti dei viaggi e del commercio internazionale, causando enormi disturbi agli ecosistemi e gravi problemi di impatto socio-economico (Aukema et al., 2011). Negli ultimi 25 anni il commercio sempre più rapido, consistente e globalizzato, associato al fenomeno dei cambiamenti climatici, ha facilitato la diffusione e la sopravvivenza degli organismi esotici nel paese d’introduzione determinando un tasso di introduzione di specie aliene sempre più elevato (Hulme, 2009). In tutti le definizioni di “invasività”, il fattore cruciale per distinguere un organismo alieno (esotico, non nativo, o non indigeno) da un organismo nativo è dato dalll’introduzione dello stesso in una nuova regione (Pysek e Richardson, 2006). La definizione di "specie aliena", proposta nei principi guida della Convention on Biological Diversity, CBD, (2002, Decisione VI/23), prevede che essa sia una specie che si stabilisce al di fuori della sua area naturale e oltre la sua zona di dispersione potenziale (Desprez-Loustau et al., 2010); ancora, una specie è definita “invasiva” o “aliena” nel momento in cui viene introdotta in un ambiente nel quale non è mai stata presente (IUCN, 2000). Il fenomeno dell’introduzione di organismi alieni è un processo considerato a tutti gli effetti come una minaccia a livello globale.

Laurea liv.I

Facoltà: Agraria

Autore: Giulia Sbrizza Contatta »

Composta da 86 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 258 click dal 25/01/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.