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Il Tempo del Sogno. Riferimenti temporali nei contenuti onirici

In questo lavoro viene indagata e dimostrata
- La possibilità di studiare il tempo nel sogno.
- Le ricerche empiriche sulla durata del sogno nelle diverse fasi del sonno.
- La concezione di tempo all’interno del sogno.
- Il tema della connessione temporale tra l’accadimento di eventi diurni e la loro presenza nei contenuti dei sogni, attraverso gli studi sulla coerenza temporale delle narrative oniriche.
- L’analisi di alcuni temi tipici dei sogni che in diverso modo si riferiscono al tempo: l’arrivare in ritardo, il sognare i defunti come vivi e la morte di persone care.

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6 CAPITOLO PRIMO IL TEMPO: DA ILLUSIONE METAFISICA A CATEGORIA EMPIRICA 1.1 IL DIBATTITO FISICO-FILOSOFICO È un evento comune svegliarsi intontiti nel pieno della mattina, colpiti da quello che abbiamo sognato nella nottata appena trascorsa. Molte volte non poniamo particolare attenzione su questi eventi, tuttavia è interessante chiedersi perché alcuni sogni colpiscono maggiormente la nostra attenzione, mentre altri si dirigono velocemente verso l’oblio. Un elemento discriminatorio può essere ritrovato nel contenuto dei sogni, e in particolar modo nell’assurdità del contenuto onirico che spesso si allontana dalle esperienze tipiche del quotidiano. È possibile definire le esperienze quotidiane come “sensate”, sulla base del fatto che si caratterizzano per una logica sequenza temporale. Ogni evento della giornata è collocato all’interno di un insieme di coordinate spazio -temporali, un sistema assiale che garantisce la coerenza fra le esperienze che si susseguono nella giornata, permettendo al soggetto di agire e pensare liberamente sulle proprie azioni. E’ evidente come l’apparente assenza di questa coerenza all’interno del sogno possa generare storie assur de e insensate, private in superficie di qualsiasi principio logico. Il seguente lavoro cercherà di approfondire questi temi, tentando di capire come il tempo si manifesta all’interno dei sogni, e se questo possa essere studiato empiricamente. Se consideriamo il tempo, come nozione in generale, è sempre stato ritenuto, sia da un punto di vista filosofico che fisico, un atto mentale, dichiarato a priori come innato, disponibile fin dal principio. È quella concezione di tempo che Newton (Benini, 2012) riconosce come esistente, come tempo in cui l’universo prende forma . Questa visione di tempo univoco e misurabile è sconsacrata da Einstein, il quale riconosce nel tempo la quarta dimensione dello spazio. Con il fisico tedesco le equazioni fisiche perdono la costante temporale e il tempo stesso perde di significato. Non vi è né presente né passato, e ciò che rimane della temporalità è solo un'effimera illusione. Il tempo è ridotto a una pura dimensione soggettiva, una mera invenzione priva di valore. Bergson (1907) ammette la possibilità di riconoscere una dimensione soggettiva del tempo, ma ritiene contemporaneamente necessario distinguere fra un tempo esteriore e un tempo interiore, criticando la presunzione scientifica di misurare gli istanti che compongono il moto spaziale, padre del tempo, senza considerare ciò che prende forma all’interno di questo sp azio: la coscienza del soggetto. Il tempo è unico e reale, ma assume connotazioni diverse secondo il livello di analisi. Il filosofo francese definisce quella concezione di tempo, intesa come categoria indipendente dall’agire umano, come Tempo della scienza (Bergson, 1907). Il

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Claudio Colombo Contatta »

Composta da 33 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.