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Schumann e Jean Paul: il paradosso romantico

Il lavoro intende analizzare il rapporto tra musica e letteratura nel romanticismo tedesco, mettendo a confronto le figure di Schumann e Jean Paul, importanti rispettivamente nel campo della musica e della letteratura.
Il primo capitolo muove da una panoramica generale sul rapporto musica-letteratura nel romanticismo tedesco, grazie alle testimonianze di alcuni importanti scrittori del periodo, come Wackenroder, i fratelli Schlegel ed E. T. A. Hoffmann.
Il secondo capitolo analizza alcuni aspetti particolari di Robert Schumann nella sua duplice figura di compositore e di critico musicale. I principali temi affrontati sono l’importanza del frammento e dell’aforisma nella poetica schumanniana, con un particolare accenno ai cicli liederistici. Inoltre, nell’àmbito della critica musicale, viene affrontato il problema della musica a programma, riportando a riguardo le testimonianze presenti negli scritti critici del compositore.
Il terzo capitolo prende in considerazione alcuni aspetti specifici di Jean Paul, come ad esempio il suo stile narrativo originale, caratterizzato dall’uso della digressione narrativa e dell’effetto umoristico.
Il quarto capitolo, infine, mette a confronto le due figure, il compositore e lo scrittore, cercando di rintracciarne le analogie e i punti di contatto. Il capitolo muove dalla definizione del cosiddetto “Tiefkombinatorisch”, caratteristica comune ai due artisti per poi riallacciarsi alle coppie Walt-Vult ed Eusebius-Florestan, provenienti rispettivamente dai “Flegeljahre” di Jean Paul e dagli scritti critici di Schumann.

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5 1 Musica e letteratura nel romanticismo tedesco 1.1 La musica come arte romantica per eccellenza Il romanticismo tedesco non comincia né col preromanticismo, né con i cosiddetti precursori del romanticismo, […] comincia, com’è evidente, con la prima opera veramente e compiutamente romantica. 1 L’opera a cui fa riferimento Mittner è la raccolta di saggi di Wackenroder Herzensergiessungen eines kunstliebenden Klosterbruders (1796), in cui l’autore, tra i vari temi trattati, si sofferma anche sull’importanza delle altre arti oltre la poesia, come ad esempio la musica. Quest’ultima è l’arte romantica per eccellenza, poiché, essendo la più “immateriale” delle arti, diviene il mezzo adatto per suggerire l’idea di infinito. Il linguaggio musicale, nell’estetica romantica, viene considerato superiore al linguaggio verbale perché slegato dal mezzo concreto. Se, infatti, le altre arti si servono di medium visibili, come ad esempio la pagina scritta per la poesia o il quadro dipinto per la pittura, la musica ha come mezzo il suono stesso, che non è nulla di tangibile, non si può vedere ma solo udire. È proprio a questo concetto che si allude quando si definisce la musica come ‘arte immateriale’, ovvero un’arte che, a differenza delle altre, dipende solo dalla variabile temporale e non da quella spaziale. 2 Questa peculiarità rende la musica ciò che Wackenroder definisce Sprache der Empfindung, linguaggio del sentimento, in cui i suoni si fanno diretta espressione dell’anima. La superiorità della musica sulla poesia risiede proprio nel fatto che la parola, al contrario della musica, ha un’azione immobilizzante sul sentimento umano perché “la musica segue il ritmo del divenire: non lo impedisce, lo accompagna”. 3 Secondo l’estetica romantica, dunque, la musica 1 Ladislao Mittner, Storia della Letteratura tedesca. Dal Pietismo al Romanticismo (1700-1820), Torino, Giulio Einaudi editore, 1964, p. 734 2 Per meglio definire il concetto di “temporalità” della musica, riporto un pensiero di Leopardi: “Le forme sonore si svolgono nel tempo: i modi della melodia e dell’armonia si trasmutano e dileguano nell’attimo stesso in cui ci esaltano. Ci trema ancora nell’intimo la dolcezza di quell’accordo - è già vanito; il desiderio in vano richiama quella frase che poc’anzi ci commosse – è già lontana: altre forme sorgono, accennano, si dispiegano, si dissolvono, si ricompongono: e, incessantemente, gli intrecci dei suoni, la volubile ricchezza dei ritmi, gli improvvisi passaggi della modulazione ci avvolgono e ci travolgono in un turbine di sensazioni svariate, rapide perennemente mutevoli innumerabili, in cui ogni concetto del limite si smarrisce al pensiero” (citato da Giacomo Setaccioli, Debussy è un innovatore?, Roma, Edizioni Fratelli De Santis, 1910, pp. 34-35) 3 Laura Abbatino, Robert Schumann filosofo. L’arte poetica romantica, Milano, Mimesis edizioni, 2016, p. 85

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Carlo Martiniello Contatta »

Composta da 51 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.