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Shadow Banking e alternative lending: la liberalizzazione del credito. “A boon and bane for financial system”

Lo shadow banking system è il sistema di intermediazione creditizia che coinvolge entità ed attività al di fuori del sistema bancario regolare e regolamentato. Esso può, da un lato, generare rischi di natura sistemica, come osservato nel contesto della crisi finanziaria, dall’altro, rappresentare una fondamentale fonte di finanziamento alternativa al circuito bancario per l’economia reale (in tal senso «A boon and Bane for financial system»).
Le recenti misure adottate dalla Commissione Europea, nonché dal legislatore italiano a partire dal 2014, testimoniano un significativo mutamento d’approccio rispetto a tale forma di finanza extra-bancaria. Accanto alle azioni adottate negli anni subito successivi alla crisi finanziaria, volte ad incrementare la trasparenza delle operazioni poste in essere al di fuori del perimetro regolamentare, e, dunque, a contenere i potenziali rischi per la stabilità sistemica, le recenti misure volte alla liberalizzazione di nuove forme di finanziamento alternative dimostrano che il legislatore ha ben compreso la necessità di giungere ad un compromesso sostenibile nel quale tradurre un bilanciamento tra le due opposte esigenze: da un lato una regolamentazione volta a garantire la stabilità finanziaria, dall’altro l’esigenza di non restringere la liquidità a disposizione dello shadow banking, al fine di ampliare il novero delle fonti di finanziamento alternative.
Con un sguardo in chiave comparatistica si osserverà, inoltre, il fenomeno nella sua veste orientale, in Cina, ove, seppur con differenze profonde in termini di determinanti politico-culturali e di prodotti finanziari offerti, la natura del fenomeno, intesa come efficienza adattativa rispetto alla domanda di risorse finanziarie, non risulta troppo dissimile rispetto al contesto europeo. Parzialmente differente, seppur con taluni timidi segnali di liberalizzazione di fondi alternative di finanziamento, risulta invece essere l’approccio del legislatore cinese.

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1 INTRODUZIONE Il sistema finanziario globale, per sua natura intrinseca dinamico e mutevole, ha, storicamente, alterato le sue caratteristiche e strutture in base alle esigenze dell’economia e agli sviluppi sociali. Ciò è ancor più vero negli ultimi decenni in cui il sistema di intermediazione bancaria tradizionale ha subito profondi cambiamenti ed è stato posto dinanzi a sfide da cui non sempre ne è uscito vincente. L’elemento caratterizzante tale cambiamento può essere descritto con un solo termine: “disintermediation”. Questa espressione si traduce nella emarginazione delle banche dal ruolo tipicamente rivestito nella catena di intermediazione del credito e nell’affermazione di un sistema bancario ombra che, specularmente, ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel contesto dei sistemi finanziari globali. La locuzione che dà il titolo alla presente trattazione – shadow banking – è soventemente utilizzata per descrivere qualsivoglia tipologia di intermediazione del credito - intesa come attività di sintesi tra l’offerta e la domanda di risorse finanziarie - posta in essere al di fuori del perimetro del sistema bancario (in tal senso disintermediation) “regolare” e “regolamentato” e, dunque, non soggetta alla normativa ed alla vigilanza prudenziale prevista, invece, per gli istituti bancari. Invero, la locuzione shadow banking non rispecchia l’impiego della più elevata delle tecniche giuridiche definitorie che derivano la descrizione puntuale di un fenomeno dalla sua analisi critica. La terminologia, tuttalpiù, ha una derivazione che potremmo definire, non già giuridica, bensì “letterario-giornalistica”, la quale, solitamente, non viene impiegata dal legislatore nazionale od internazionale nella formulazione delle disposizioni giuridiche che, in quanto tali, devono garantire una descrizione veritiera e dettagliata, nonché chiara, della norma contenuta e, da ultimo, dell’oggetto delle stesse. Il fatto che il Financial Stability Board (FSB), ovvero la Commissione Europea (CE) - giusto per citare alcune delle istituzioni coinvolte - abbiano deciso di utilizzare la suddetta espressione per dare un “nome al protagonista” dell’immensa produzione normativa degli ultimi anni, costituisce di per sé un motivo di riflessione. A ben vedere, in realtà, non è la prima volta che “immagini morali/letterarie” sono utilizzate nel contesto della regolamentazione finanziaria. La riforma del Glass-Steagal Act (1933), risposta del Congresso americano alla crisi finanziaria del 1929, fu promossa, nei famosi “fireside chats” dell’allora presidente F.D. Roosevelt, non già

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giuliano Rigatti Contatta »

Composta da 249 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.