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Missione di Pace, Vangelo di Pace: In divisa per il bene di tutti

Nella società, dinanzi al nodo della guerra, con le violenze e il carico di sangue che comporta, se da una parte risulta difficile immaginare il militare che impegnato in operazioni di peacekeeping, diversamente dall’addestramento ricevuto, porta la pace “armato”, dall’altra risulta ancora più incomprensibile, quando ad abbracciare questa professione è un cristiano che deve rispettare i precetti “non uccidere” e “porgere l’altra guancia”. Pertanto, viene da domandarsi il perché la società nonostante veda impiegate le Forze Armate rispetto al passato, in missioni umanitarie, di mantenimento della pace e di soccorso alle popolazioni, è turbata dall’idea che un cristiano possa scegliere la vita militare? Esiste davvero una incompatibilità di fondo fra le due realtà?

Per rispondere a tale domande, si è partiti dall’analisi dei nuovi scenari di guerra, della capacità distruttiva dell’uomo, oggi sempre più avanzata, delle nuove tecnologie belliche, del fenomeno del terrorismo, del binomio guerra/pace, del bisogno di difesa, di sicurezza, di giustizia e di pace che ha richiesto la nascita dello Stato e l’istituzione di apposite Forze di sicurezza e di difesa poi.

Lo studio del binomio guerra/pace, che si genera all’interno dell’uomo in modo perenne tra pulsioni e istinti e si esterna talvolta nella guerra e talvolta nella pace, ha condotto all’esame dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che rende testimonianza, di quella volontà da parte dell’uomo, nonostante tutto di voler raggiungere uno stato di pace per vivere tranquillamente una vita ordinaria volta al perseguimento del benessere. In parallelo si è esaminata l’opera pacificatrice della Chiesa, evidenziando il concetto di pace di cui si fa portatrice e l’interpretazione che la società e alcune correnti filosofiche danno a questo termine, che diventa metro di valutazione per classificare le realtà militare e la realtà cristiana.

Tenendo presente questo metro di giudizio, si è confrontato la vita cristiana a quella militare ponendo una maggiore attenzione alle missioni di pace e ai valori etici cristiani e militari. Da ciò è emerso che, il cristianesimo non è una religione passiva, perché non esclude in alcuni casi la lotta contro i nemici della giustizia e della pace, che le forze armate rivolgono la loro attenzione, alla sicurezza, alla salvaguardia della vita fino al punto di donare la propria e che perciò, non sussiste una impossibilità di fondo per il cristiano, considerata la natura positiva dell’istituzione militare, di scegliere la divisa e portare la pace.

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3 INTRODUZIONE L’interesse per questa ricerca trova origine dall’esperienza personale, segnata dal vivere cristiano e dalla vita militare, attraversata piø volte da interrogativi impellenti del tipo: Un cristiano può essere soldato? E un cristiano può impegnarsi in un lavoro che implica l’utilizzo delle armi e la possibilità di uccidere? Nella società, dinanzi al nodo della guerra, con le violenze e il carico di sangue che comporta, se da un lato risulta difficile immaginare il militare che impegnato in operazioni di peacekeeping, differentemente dall’addestramento ricevuto, porta la pace armato, dall’altra risulta ancora piø incomprensibile, quando ad abbracciare questa professione è un cristiano che deve rispettare i precetti non uccidere e porgere l’altra guancia. Ma perchØ la società nonostante veda impiegate le Forze Armate rispetto al passato, in missioni umanitarie, di mantenimento alla pace e di soccorso alle popolazioni, in cui diversi nostri connazionali hanno perso anche la vita per il nobile scopo di rendere salva quella degli altri, quando questa stava per essere offesa, violentata o soppressa, continua ad essere turbata nei sentimenti dal cristiano che abbraccia la vita militare? ¨ proprio a questi interrogativi che questa ricerca vuole fornire delle risposte, senza alcuna pretesa di dare una parola definitiva su un argomento tanto delicato, su cui da tempo si discute, spiegando chi siamo, cosa facciamo e cosa desideriamo, per far comprendere e rendere piø chiaro il senso della vita di persone normali, carichi di affetto, di sentimenti, che vestendo l’uniforme vengono spesso, per pregiudizio e disinformazione, indicati come strumento della guerra, lasciando spazio a diversi fraintendimenti sulla propria natura e sui fini che essa persegue. Pertanto la ricerca sociologica, che ha sfiorato anche questioni morali e antropologiche, è iniziata dalle problematiche legate ai nuovi conflitti, alle cosiddette “guerre asimmetriche”, dall’analisi delle cause e delle caratteristiche, in termini di attori coinvolti, contesti politico-economici correlati, le dinamiche, le tecniche belliche, le armi moderne utilizzate, evidenziando la sostanziale differenza tra i conflitti del passato, la cui

Laurea liv.I

Facoltà: Teologia

Autore: Vittorio Iorio Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 117 click dal 20/02/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.