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La disciplina del Reverse Charge e dello Split Payment

Tra i regimi cosiddetti "speciali" dell'Imposta sul Valore Aggiunto, quelli che hanno destato, e destano, maggiore preoccupazione (principalmente data la loro vasta applicazione) sono certamente il Reverse Charge e lo Split Payment.
Nel lavoro si cercherà di approfondire la normativa sui Reverse Charge interno ed esterno, con particolare attenzione a quest'ultimo e alle frodi ad esso connesse. Si darà poi uno sguardo alle contromisure che l'UE ha intrapreso e vuole intraprendere nel contrasto alle frodi stesse.
Si esamineranno, infine, le principali caratteristiche dello Split Payment e le modifiche intervenute nel 2017.
Nell'intero lavoro, stretto sarà il legame tra la trattazione e i riferimenti giurisprudenziali e dottrinali, con Sentenze della Corte Europea e di Cassazione, e con stralci di riviste professionali.

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1 Introduzione L’Italia è storicamente, numeri alla mano, tra i primi paesi in Europa per tax gap (per la differenza, cioè, tra imposte dovute e quelle effettivamente riscosse). Si pensi alla propensione all’evasione per l’Irpef del lavoro autonomo e d’impresa, che, secondo le stime riferite al quinquennio 2010-2014 prodotte dal MEF e contenute nella «Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva», si aggirerebbe intorno al 60%, con un totale evaso di 31 miliardi. Numeri importantissimi quanto preoccupanti, ma che sono solo secondi a quelli relativi ad un’altra imposta, questa volta indiretta. Si tratta dell’Imposta sul Valore Aggiunto, la principale imposta sui consumi a livello comunitario. Nello stesso quinquennio, il totale di IVA non versata all’Erario era stabile su una media di 40 miliardi all’anno. La Relazione, poi, evidenzia come nel 2014 la situazione sia ulteriormente peggiorata, raggiungendo il picco di 40,2 miliardi. Fortunatamente negli ultimi anni sembra sia stata intrapresa un’inversione di tendenza. Gli ultimi Governi hanno infatti dovuto far fronte alle necessità impellenti di reperire le risorse necessarie a far funzionare la macchina statale senza ricorrere al debito, divenuto ormai “intoccabile” dopo i sempre più pressanti richiami dell’UE. Occorre anticipare fin d’ora che l’IVA è un’imposta comunitaria. Ciò sta a significare che, oltre a dover destinare una parte del gettito a Bruxelles, gli Stati Membri, per qualsiasi decisione sulla regolamentazione e/o la riscossione dell’Imposta, devono sottostare a quanto previsto dall’ordinamento europeo. È quindi evidente che vi sia un interessamento diretto da parte degli organi comunitari. È infatti risalente a pochi mesi fa l’intervento del commissario europeo agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici, che, facendo riferimento all’Italia e ad altre Nazioni poco virtuose nella riscossione, in una dichiarazione sosteneva che “Gli Stati Membri non dovrebbero accettare perdite così elevate dall’IVA”. Come si vedrà, a livello europeo è stato intrapreso un percorso di modifica e di ammodernamento della disciplina IVA. Data l’impossibilità di prevedere la durata dei lavori della Commissione, sono stati adottati dei provvedimenti temporanei volti a contrastare in breve tempo frodi in ambiti economici particolarmente soggetti ad evasione. Tra questi, i più rilevanti riguardano l’introduzione dei regimi di Reverse Charge e Split Payment.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Roberto Valea Contatta »

Composta da 52 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 156 click dal 28/03/2018.

 

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