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Sentirsi a casa - un'indagine esplorativa nella Scuola dell'Infanzia ''Il melograno''

Informazioni tesi

  Autore: Martina Oddi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Anna  Aluffi Pentini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

William James, uno dei padri della psicologia, affermava "Agisci come se quel che fai facesse la differenza. La fa." Il presente lavoro nasce con l’obiettivo di farla questa differenza puntando a lasciare un’impronta positiva nei soggetti coinvolti e in chi deciderà di addentrarsi pagina dopo pagina nel viaggio di lettura e di scoperta. Si tratta di un progetto di ricerca intervento che inizia a prender forma nelle ore di tirocinio universitario in una Scuola Materna per poi concretizzarsi in una e vera e propria esperienza diretta. Il fine principale è quello di analizzare la serenità del bambino rispetto all’attaccamento con i suoi punti di riferimento maggiori, i quali dovrebbero essere per lui fonti principali di sostegno, accoglienza e risposta ai bisogni in modo tale da garantire un percorso di crescita che un giorno lo farà essere autonomo e forte così da riuscire a camminare con le proprie gambe promuovendo il suo ingresso nel mondo con fiducia. Addentrarsi poi nel comprendere come il piccolo si sente nella propria casa, rifugio per eccellenza, per poi osservare e capire l’influenza che ciò ha sui comportamenti all’interno delle mura scolastiche. Come uno "specchio riflesso" esaminare anche la visione del careviger rispetto alle impressioni del proprio figlio per coglierne le similarità o le eventuali discordanze. Ciò permesso attraverso due strumenti che tendono a completarsi a vicenda per diventare poi un’unica informazione fondamentale per la comprensione della realtà di ogni singolo soggetto : il disegno come forma espressiva libera e naturale, come mezzo di comunicazione senza limiti del proprio mondo interiore complesso e pieno di sfaccettature e l’intervista come dialogo più strutturato e guidato, ma se ben utilizzato, in grado di abbattere meccanismi difensivi facendo emergere bisogni o problematiche relazionali attuando riflessioni sulle proprie storie personali. In questa prospettiva sottolineare il ruolo chiave assunto dall’insegnante come ponte indispensabile soprattutto tra genitori fragili e bambini smarriti. L’intento è quello di superare i confini per costruire un triangolo educativo vincente dove il dialogo non è più un limite bensì un punto di forza in cui il genitore, o chi ne fa le veci, si senta in diritto di aprirsi verso chi passa con loro buona parte della giornata ed è in dovere perciò di conoscere il vissuto degli alunni poiché quando fanno ingresso nella scuola lo fanno portando nelle loro cartelle il proprio vissuto che l’insegnante deve comprendere, alleandosi con il genitore, per diventare anche essa un porto sicuro e una base sicura per il bambino il quale un giorno, quando risplenderà di luce propria, sarà grato di tale cura. Il medesimo panorama di ricerca si modella partendo da John Bowlby pioniere della Teoria dell’Attaccamento, sviluppatasi negli anni ’60 del “secolo breve”, ma ancora oggi molto discussa soprattutto dalle neuroscienze. La Teoria dell’Attaccamento focalizza con estrema attenzione le prime relazioni instaurate dal bambino con chi si assume il compito di crescerlo ed educarlo, per poi considerare le conseguenze che tali legami hanno nella sua vita arrivando ad influenzare il suo sviluppo e le sue competenze sociali e relazionali. Oggi gli studi avanzati hanno avvalorato l’importanza delle prime esperienze vissute nell’infanzia spiegando quanto queste determinino i sistemi dei neurotrasmettitori finalizzati a mediare aspetti sociali e relazionali all’interno del nostro cervello, permettendone quindi lo sviluppo più o meno funzionale.

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2 «Quando le persone cominciano a scrivere pensano di dover scrivere qualcosa di definito […]. Credo che ciò sia fatale. Lo stato d’animo con cui mettersi a scrivere è : “Devo proprio raccontare una storia interessante. Spero che interessi qualcuno. Comunque è il meglio che posso fare per ora.” Se si adotta questa linea di condotta, si comincia a lavorare e non ci si pensa più». (Bowlby,citato in Hunter,1991) INTRODUZIONE William James, uno dei padri della psicologia, affermava “Agisci come se quel che fai facesse la differenza. La fa.” Il presente lavoro nasce con l’obiettivo di farla questa differenza puntando a lasciare un’impronta positiva nei soggetti coinvolti e in chi deciderà di addentrarsi pagina dopo pagina nel viaggio di lettura e di scoperta. Si tratta di un progetto di ricerca intervento che inizia a prender forma nelle ore di tirocinio universitario in una Scuola Materna per poi concretizzarsi in una e vera e propria esperienza diretta. Il fine principale è quello di analizzare la serenità del bambino rispetto all’ attaccamento con i suoi punti di riferimento maggiori, i quali dovrebbero essere per lui fonti principali di sostegno, accoglienza e risposta ai bisogni in modo tale da garantire un percorso di crescita che un giorno lo farà essere autonomo e forte così da riuscire a camminare con le proprie gambe facendo il suo ingresso nel mondo con fiducia. Addentrarsi poi nel comprendere come il piccolo si sente nella propria casa, rifugio per eccellenza, per poi osservare e capire l’influenza che ciò ha sui comportamenti all’interno delle mura scolastiche. Come uno “specchio riflesso” esaminare anche la visione del careviger rispetto alle impressioni del proprio figlio per coglierne le similarità o le eventuali discordanze. Ciò permesso attraverso due strumenti che tendono a completarsi a vicenda per diventare poi un’unica informazione fondamentale per la comprensione della realtà di ogni singolo soggetto : il disegno come forma espressiva libera e naturale, come mezzo di comunicazione senza limiti del proprio mondo interiore complesso e pieno di sfaccettature e l’intervista come dialogo più strutturato e guidato, ma se ben utilizzato, in grado di abbattere meccanismi difensivi facendo emergere bisogni o problematiche relazionali attuando riflessioni sulle proprie storie personali. In questa prospettiva sottolineare il ruolo chiave assunto dall’insegnante come ponte indispensabile soprattutto tra genitori fragili e bambini smarriti. L’intento è quello di superare i confini per costruire un triangolo educativo vincente dove il dialogo

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