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Utili di consenso: metodologie di formazione e criteri di utilizzo

Informazioni tesi

  Autore: Guido Acampora
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Finanza
  Relatore: Massari Mario
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 291

I prezzi di borsa si formano in base alle aspettative del mercato sulla crescita futura degli utili e dei flussi di cassa delle società valutate. Il modo migliore di descrivere queste aspettative è il CONSENSUS, ossia la media o mediana statistica delle previsioni di un gran numero di analisti. Numerosi studi hanno dimostrato che investire sui mercati azionari utilizzando questo strumento permette di conseguire performance migliori di quella dell'indice di borsa. Il CONSENSUS sui titoli, ossia l'aspettativa generalizzata della maggioranza degli operatori sulle prospettive future, viene elaborato da una decina di società in tutto il mondo (tra cui I/B/E/S, Zacks, Barra, First Call), distribuito attraverso i principali information provider come Bloomberg, Reuters o Datastream ed infine acquistato da tutti i più importanti gestori di portafoglio, che lo utilizzano per ''battere'' il mercato e garantire al cliente performance migliori del benchmark di riferimento. Questo perchè il CONSENSUS rappresenta la migliore approssimazione calcolabile delle aspettative del mercato, le quali incidono in maniera decisiva sulla formazione dei prezzi.
Nel nostro lavoro abbiamo effettuato un test per 15 mesi (a partire da gennaio 1998) sulle blue chips dell'indice DOW JONES EURO STOXX 50, evidenziando che chi investe nei titoli per i quali l'opinione dlla maggioranza degli operatori prevede futuri aumenti dei flussi di cassa generati dalle imprese emittenti consegue in media rendimenti maggiori di quelli del portafoglio di mercato (il quale replica in sostanza l'andamento dell'indice di borsa).
Modificando ogni mese - per i 15 mesi di riferimento - il portafoglio di gestione in modo da investire nei 5 titoli con le maggiori revisioni al rialzo delle aspettative sugli EPS (utili per azione), si sarebbe conseguito un rendimento del 42% su base annua, a fronte del 33% conseguito dall'indice DJ EUROSTOXX 50 per lo stesso periodo. In questo modo il portafoglio di mercato viene ''battuto'' di circa il 9% annuo.
Se si fosse reinvestito ogni mese il guadagno ottenuto, il rendimento annuo diventerebbe il 51%, vale a dire il 18% in più del portafoglio di mercato.
Il consensus rappresenta un utile strumento dunque per prendere decisioni operative in grado di conseguire performance migliori di quelle del mercato, sulla base dell'osservazione delle attese degli operatori.
Il lavoro svolto è stato reso possibile grazie alla collaborazione di numerose società di gestione (UBS Brinson, Abn Amro e Deutsche Morgan Greenfell in particolare) e di analisi del mercato e realizzazione del consensus (I/B/E/S, U.S.A., e Barra Consensus' Estimates di Londra), che hanno più volte permesso di accedere ai dati calcolati dai propri staff.

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6 INTRODUZIONE In ogni mercato vige una regola di funzionamento fondamentale, secondo la quale il prezzo dei beni scambiati è determinato dall’incontro tra la domanda e l’offerta. A loro volta, la richiesta e la produzione di un certo bene variano a seconda del suo valore intrinseco, dei bisogni che esso soddisfa, della sua complessità. Non sempre nella pratica il prezzo e il valore di una quantità oggetto di compravendita coincidono: la spiegazione di questo frequente fenomeno, che fa eccezione ai classici princìpi della teoria economica, risiede nel comportamento irrazionale degli operatori, e nelle asimmetrie informative che si determinano fra gli stessi. Il mercato azionario è uno dei luoghi ove queste considerazioni sono più facilmente riscontrabili. Il valore del titolo di una qualsiasi società quotata corrisponde, secondo il modello più diffuso nella teoria, al risultato dell’attualizzazione ad un tasso di sconto appropriato degli utili per azione attesi per il futuro; quotidianamente invece il suo prezzo è soggetto alle oscillazioni che derivano dai comportamenti condizionati, automatici o psicologici degli operatori, i quali non seguono unicamente l’analisi fondamentale per prendere le proprie posizioni. Per questo assume così grande rilevanza la “teoria delle aspettative”, sviluppatasi a partire dall’analisi di J.M. Keynes sul crollo della borsa di Wall Street nel 1929 e perfezionata dal contributo di Dow negli anni ’50. Secondo i suoi dettami, le negoziazioni sul mercato riflettono le attese future di coloro che le intraprendono; poiché nei mercati azionari l’oggetto dello scambio è un titolo che garantisce diritti di proprietà sulla crescita prospettica dell’impresa emittente, l’assunzione di posizioni lunghe (ossia di acquisto) oppure corte (vendita) dipende in maniera decisiva dall’attesa di un rialzo piuttosto che di un ribasso della quotazione. Affinchè però l’impatto sul prezzo sia consistente, è necessario che la maggioranza degli operatori - in termini di quantità di denaro negoziata più che di numero di attori - sia concorde nel definire la direzione del mercato; in questo modo, ciò che determina le variazioni dei corsi azionari è l’aspettativa

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