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Storia della storia: concezioni, stili e metodi del fare storia in Francia e Germania fra '800 e '900

Informazioni tesi

  Autore: Federico Flora
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Discipline Economiche e Sociali
  Relatore: Marco Cattini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

Lo scopo del presente lavoro è quello di svolgere delle riflessioni intorno alla storia ed al suo rapporto con alcune discipline affini - quali l'antropologia culturale e la filosofia della storia - soffermandosi su due grandi scuole di pensiero che hanno avuto un'influenza decisiva nel suo sviluppo: lo storicismo tedesco e le Annales francesi.
L'idea che ha guidato le mie ricerche è stata quella di stabilire un punto di contatto tra due approcci tanto diversi nell'affrontare gli stessi problemi, tra due metodi che guardavano in direzioni opposte, a distanza solo di pochi decenni l'uno dall'altro.
Questo trait d'union può idealmente collocarsi in un luogo fisico, Strasburgo, una città di confine che ha subito tanto l'influenza della cultura tedesca quanto di quella francese, un punto di passaggio e di scontro ideologico tra due potenze che reclamavano entrambe la supremazia sul continente, una supremazia politica ed una supremazia culturale.
La prima parte, intitolata "Approcci alla storia", è composta da diversi paragrafi: dopo aver analizzato il significato e l'importanza di termini come memoria e tradizione storica, ho cercato di richiamare i rapporti tra Storia e Filosofia della storia, in modo da anticipare alcuni temi già presenti nella successiva parte dedicata allo storicismo.
Ho poi preso brevemente in considerazione l'Antropologia culturale per mostrare i legami profondi e l'influenza decisiva che questa disciplina ha avuto nello sviluppo della storiografia moderna ed in particolare per la rivoluzione delle Annales.
La seconda parte è dedicata interamente allo storicismo, inteso come espressione di un'epoca - la Germania guglielmina - ma anche come movimento culturale estremamente eterogeneo, difficile da definire in modo netto e preciso per la varietà delle posizioni al suo interno.
Il suo fiorire è infatti indissolubilmente legato alla contemporanea nascita dello stato nazionale tedesco, anche se non si può far coincidere lo storicismo con l'intero mondo culturale tedesco, così come non è possibile svolgere la stessa operazione con la nouvelle histoire francese.
La terza parte costituisce il ponte di passaggio tra lo storicismo e la scuola delle Annales e prende in considerazione il positivismo francese di inizio secolo, critico verso lo storicismo tedesco, ma a sua volta criticato dagli esponenti della nouvelle histoire, di cui rappresentano comunque i maestri spirituali.
Attraverso il positivismo, comunque, la storia tedesca è penetrata in Francia e, grazie a Bloch e Febvre, i suoi echi non si sono spenti del tutto.
Analogamente alla seconda parte, anche la quarta è dedicata per intero all'altro argomento centrale del presente lavoro: la rivoluzione delle Annales, con un'analisi approfondita della struttura della rivista ed un'attenzione particolare verso la riflessione metodologica dei suoi fondatori: Marc Bloch e Lucien Febvre.
Le Annales sono state una rivoluzione in campo storico, ma il sottofondo da cui sono partite, quel sottofondo che fu duramente criticato, ma che ne costituì comunque le premesse naturali, consente di attenuare le differenze tra i due movimenti.
Questo, in sostanza, è stato lo scopo della mia ricerca: vedere fino a che punto le Annales sono state una rivoluzione assoluta e quanto, invece, sono rimaste legate al passato, alla tradizione dell'Ottocento.
Non ho voluto negare la portata rivoluzionaria di tale metodologia, ma semplicemente far luce sulle sue premesse intellettuali e sottolineare le differenze così come le somiglianze con il passato.
Vi è infine il par. 4.5 che si occupa della continuità storica, la quale secondo me rappresenta una sintesi delle due precedenti tradizioni di ricerca, un frutto inaspettato di un confronto-scontro che dimostra ancor oggi la propria fecondità ed attualità.

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1 INTRODUZIONE Non è detto che la conoscenza storica vi serva nella vita professionale. Ma, se parliamo di capire quello che sta accadendo nel mondo attuale, o di quella che si dice una conversazione intelligente sull’argomento, allora le cose stanno diversamente. Lionel Robbins (ai suoi studenti della LSE) Nel momento in cui ci accingiamo a svolgere una ricerca – che sia un’indagine d’archivio oppure un’intervista o una semplice raccolta di dati – ci troviamo di fronte un problema a cui non è possibile sfuggire: ossia come procedere, in che modo ottenere i risultati che si perseguono, fin dove esplorare e dove, invece, è necessario fermarsi, cosa merita attenzione e cosa, per contro, può essere tranquillamente tralasciato. Tutto questo può essere tradotto in una sola parola: metodo. Ogni ricercatore, di qualunque disciplina si occupi, non può esimersi dall’affrontare un siffatto problema, pena la mancanza di punti di riferimento e la conseguente confusione nella raccolta e nell’interpretazione dei dati. La Storia, in questo senso, è una disciplina un po’ particolare, in quanto cerca di mostrare sempre il suo lato interessante, quasi giornalistico, lasciando le dispute metodologiche alle pagine di qualche rivista specializzata o alla polemica di qualche accademico in crisi di notorietà. O almeno, questa è l’apparenza; questo sembra essere il prezzo da pagare per non cadere nell’oblio del disinteresse pubblico.

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