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Il contributo del marketing all'industria cinematografica: analisi della realtà francese

La mia analisi verte, principalmente, sul rapporto fra economia e cinema sia nel cinema statunitense, essendo il più redditizio oltre che il più vivo del mondo, sia su quello francese, ben più sperimentale in questo rapporto con il marketing cinematografico, ma molto più interessante da analizzare in quanto ricco di sorprese e di logiche poco europee.
Ho diviso il mio discorso in due parti fondamentali: nella prima, più introduttiva, mi sono occupato del rapporto dialettico fra economia e cinema e successivamente degli interessi economici presenti nelle differenti fasi di creazione di un film; nella seconda ho approfondito lo studio di una realtà cinematografica, quella francese, che, anche grazie ad un intelligente contributo del marketing, risulta essere la prima in Europa quanto a produzione e distribuzione.
Per quanto riguarda l’analisi delle varie fasi di creazione di un film cinematografico, dalla sceneggiatura al finanziamento, dalla produzione (includente pre-produzione, produzione propriamente detta e post-produzione) alla distribuzione (momento chiave dell’utilizzo del marketing e della promozione “a valle”), fino allo sfruttamento del prodotto ottenuto sui vari mercati, dai mercati tradizionali ai nuovi media, ho preso come modello la realtà hollywoodiana, facendo comunque accenno al mondo europeo, non solo francese ma anche italiano.
Nella seconda parte, vero e proprio cuore del mio lavoro, ho analizzato il marketing cinematografico all’interno dell’industria francese, prima attraverso un breve excursus storico (dalla nascita del cinema sino alla Nouvelle Vague, passando per l’industria Pathè), poi puntando l’attenzione sull’aspetto promozionale e di marketing del nuovo cinema francese, in particolare scoprendo un organismo vitale per la cinematografia francese, il Centre National de la Cinèmatographie, e studiando l’evoluzione della promozione televisiva e della frequentazione delle sale, oltre ad approfondire una figura molto importante come Luc Besson, regista, produttore e distributore che ha saputo coniugare il marketing e gli interessi economici al suo stile inimitabile.
Dopo questa analisi ho puntato l’attenzione sulla distinzione fra pratiche di marketing “a monte”, “a valle” e budget di lancio, sino a valutare come, in questi ultimi anni, attraverso alcuni film come Taxi e Taxi 2, La vèritè si je mens! e La vèritè si je mens! 2, Le Fabuleux Destin d’Amèlie Poulain, Le placard e Le pacte des loups, i produttori e distributori francesi abbiano saputo prevedere i desideri del pubblico francese, offrendogli opere non sempre di qualità, ma senz’altro in veste prestigiosa, proprio sfuttando al meglio i principi del marketing cinematografico.
Ho concluso il mio lavoro, grazie ad una ricerca del Centre National de la Cinèmatographie, con un’indagine particolare su mezzi promozionali come il manifesto, il titolo ed il trailer, che, se intelligentemente e strategicamente usati, possono rivelarsi la base comunicazionale di un film.

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6 Introduzione I modi di lavorare presenti nel cinema statunitense sono poco esportabili in Europa, sebbene continuino a far sognare i professionisti del settore. Specialmente l’industria cinematografica francese, e tutto questo suona un po’ paradossale, vorrebbe veder emergere alcuni film capaci di attirare un larghissimo pubblico, tuttavia continua a rivendicare uno stile cinematografico “d’autore”, apparentemente noncurante della carriera commerciale: si tratta appunto di un’apparenza, perché la Francia, paese di eccezione culturale, di estremo spirito patriottico, di protezione assoluta degli artisti, oggi vede emergere proprio quell’idea di marketing applicato ai “prodotti cinematografici” da cui desiderava proteggere il proprio cinema. I film vengono sempre più catalogati come “prodotti da vendere”, e non più come “opere d’arte”, specialmente se si considera che la televisione rappresenta circa il 40% del finanziamento delle opere cinematografiche e che quest’ultime si trovano ad essere concepite per i “telespettatori” piuttosto che per gli “spettatori”: già parlare di spettatori diventa così superato, nel momento in cui le strategie marketing delle maggiori industrie cinematografiche (specialmente i gruppi UGC, PATHE’ e GAUMONT) concepiscono i destinatari dell’opera più che altro come “consumatori”, alla

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesco Fiscella Contatta »

Composta da 277 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 8726 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.