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L'incidenza dei contesti territoriali sui differenziali occupazionali: il caso della Calabria

Informazioni tesi

  Autore: Dario Antonino Musolino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Politica
  Relatore: Lanfranco Senn
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 217

In questo lavoro viene effettuata una analisi delle caratteristiche quantitative e qualitative del mercato del lavoro calabrese, a diversi livelli di disaggregazione territoriale. Il tentativo è quello di esaminare come incidono diversi contesti territoriali (macroregionali, regionali e provinciali) sul funzionamento del mercato del lavoro, in particolare, sul fenomeno della disoccupazione.
L’angolatura analitica adottata è stata centrata soprattutto sull' offerta (per es., la flessibilità), non trascurando comunque le caratteristiche della domanda.
Nel primo capitolo è stato svolto, innanzitutto, un quadro del mercato del lavoro nel Mezzogiorno. Nel secondo, l’analisi è stata interamente dedicata al contesto regionale calabrese. Con riferimento alla domanda di lavoro, l’evidenza più interessante è stato il processo di terziarizzazione - prevalentemente in senso pubblico - della struttura occupazionale regionale. La struttura occupazionale è risultata caratterizzata da una dicotomizzazione tra un lavoro dipendente “altamente garantito” - generalmente pubblico o parapubblico - e un lavoro dipendente “scarsamente garantito”.
Con riferimento all’offerta di lavoro, si è notato l'atteggiamento di bassa selettività, di alta disponibilità - rispetto a quanto osservato nell’intero Mezzogiorno - verso le caratteristiche anche meno convenienti del lavoro cercato. E' emersa, inoltre, la centralità delle caratteristiche socio-culturali nel condizionare, gli orientamenti e le azioni messe in atto sul mercato dalle persone in cerca di occupazione. Questi apsetti hanno consentito di evidenziare una sostanziale bipartizione dell’offerta tra un’area notevolmente “coperta” e competitiva - generalmente giovane e di sesso femminile - ed un’area caratterizzata da un sostegno familiare meno consistente e da un livello di qualificazione più modesto - generalmente “giovane adulta” o adulta e di sesso maschile.
Nel terzo capitolo, poi, l’analisi è “scesa” da un livello regionale a un livello subregionale (provinciale). Sono stati esaminati i singoli mercati del lavoro, le singole strutture occupazionali, le singole “disoccupazioni”. In relazione alla domanda di lavoro, la polarizzazione della struttura occupazionale osservata a livello regionale ha trovato differente manifestazione nei diversi contesti locali: dall’analisi effettuata è stato fin troppo evidente come le province maggiormente “urbane” (Reggio, Cosenza, Catanzaro) corrispondono a quelle province in cui il peso del terziario pubblico e parapubblico è particolarmente elevato. Nelle province più “rurali” (Vibo, Crotone), invece, è l’occupazione nell’agricoltura, nell’edilizia, e nei servizi destinabili alla vendita ad avere maggiore peso relativo. In nessuna area, inoltre, il comparto industriale - “in senso stretto” - riveste un ruolo di rilievo. L’asfissia del tessuto industriale non ha alcuna specificità locale in Calabria.
In relazione all’offerta, invece, la territorializzazione dei dati ottenuti su base regionale ha consentito di ricavare diversi profili locali dell’offerta. E’ stato possibile, in primo luogo, disegnare un mercato del lavoro regionale territorialmente dicotomizzato: da un lato, tra province meridionali - Vibo e Reggio - in cui più elevato è il livello medio di istruzione, più attiva è la ricerca e più condizionata è l’accettazione di un lavoro - e province settentrionali - Catanzaro, Cosenza e Crotone - ; e, dall’altro lato, tra province “urbane” - Catanzaro, Reggio e, in misura minore, Cosenza - , nelle quali il grosso peso dei livelli intermedi di istruzione, l’elevata incidenza delle classi medie dipendenti e la pervasiva presenza, sotto varie forme, dello Stato, orienta verso determinate scelte i disoccupati - , e province “rurali” - Crotone e Vibo - meno condizionate dalla presenza dello Stato. In secondo luogo, hanno consentito di evidenziare le seguenti specificità territoriali:
i) la disoccupazione crotonese - che pesa percentualmente sulle forze di lavoro locali più che in ogni altro contesto provinciale - si distacca notevolmente dalle altre “offerte” per un profilo socio-culturale molto modesto, che determina una altissima flessibilità, in relazione a tutti gli aspetti del lavoro cercato. Conoscendo il livello e la “qualità” della domanda locale, è’ stato fin troppo evidente appurarne il carattere essenzialmente keynesiano.
ii) la disoccupazione vibonese e reggina, sebbene diversamente articolate, sono apparse, invece, come quelle che mostrano indiscutibilmente le più consistenti garanzie economiche e la maggiore competitività.

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1 UNIVERSITÀ COMMERCIALE “LUIGI BOCCONI” Facoltà di Economia Corso di Laurea in Economia Politica L’INCIDENZA DEI CONTESTI TERRITORIALI SUI DIFFERENZIALI OCCUPAZIONALI: IL CASO DELLA CALABRIA. Relatore: Chiar. mo Prof. Lanfranco Senn. Correlatore: Dott. Giuseppe Porro. Riassunto della Tesi di Laurea di: Dario Antonino Musolino Matr. n. 582973 ANNO ACCADEMICO 1996 –1997

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Parole chiave

calabria
contesti territoriali
disoccupazione
domanda di lavoro
mercato del lavoro
mercato locale
mezzogiorno
occupazione
offerta di lavoro

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