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Tatuaggio e Shoah: Un'identità segnata

La complessità del fenomeno del tatuaggio unito a una delle tematiche più discusse e crudeli che la storia ricordi: La Shoah.
Nella prima parte dell’elaborato verrà analizzato il tatuaggio nella sua complessità, approfondendo diversi aspetti importanti al fine di comprendere il suo potere comunicativo e la sua rilevanza come forma di espressione individuale.
Nonostante le molteplici sfaccettature presenti in questa pratica, come lo stile del tatuaggio, le culture di provenienza, e le varie motivazioni che spingono un soggetto a incidersi permanentemente un segno sul corpo, il tatuaggio permette alla pelle di comunicare un qualcosa, di significare, di raccontare il passato, presente e futuro del suo “portatore”, la sua identità; consente in sostanza di creare una sorta di maschera attraverso cui può essere compreso o supposto il significato del segno tegumentario, insieme alla personalità e alla cultura dell’individuo che lo possiede.
Nella parte successiva dell’elaborato verranno invece analizzati due aspetti particolarmente significativi del tatuaggio: il suo utilizzo nei campi di sterminio nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e il tatuaggio come memoriale per la progenie dei sopravvissuti alla Shoah.
Il tatuaggio nella Germania nazista rappresentava infatti una delle pratiche più atroci e disumane della storia dell’umanità. I prigionieri nei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau venivano marchiati con un numero che li privava per sempre della loro dignità e identità, disumanizzandoli e segnandoli per tutta la loro esistenza. Tali segni numerici , oltre a rappresentare una delle forme più atroci e spietate di repressione e deumanizzazione adottate dal regime nazista, provocavano un trauma duraturo che avrebbe accompagnato i sopravvissuti alla Shoah per il resto dei loro giorni.
Tuttavia, molti parenti dei sopravvissuti hanno deciso di onorare i loro antenati replicando il loro tatuaggio numerico, funzionando come simbolo commemorativo in ricordo dello sterminio ebraico e della sofferenza da loro subita, e continuando a mantenere vivo il ricordo di tale evento catastrofico, che non deve essere mai dimenticato.

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1 INTRODUZIONE “Il fenomeno ‘sociale totale’ del tatuaggio contemporaneo interroga le scienze dell’uomo col paradosso d’una iscrizione incancellabile sui membri di una società cosiddetta ‘liquida’ ” 1 . Si sente sempre più spesso parlare del tatuaggio nella società contemporanea, un segno indelebile destinato a rimanere impresso sul corpo per tutto il resto della nostra esistenza, una pratica ormai consolidata nel corso degli anni che è diventata un fenomeno di massa colmo di significati, sia oggettivi che soggettivi, con un’impronta culturalmente significativa. Nella prima parte dell’elaborato verrà analizzato il tatuaggio nella sua complessità, approfondendo diversi aspetti importanti al fine di comprendere il suo potere comunicativo e la sua rilevanza come forma di espressione individuale. Nonostante le molteplici sfaccettature presenti in questa pratica, come lo stile del tatuaggio, le culture di provenienza, e le varie motivazioni che spingono un soggetto a incidersi permanentemente un segno sul corpo, il tatuaggio permette alla pelle di comunicare un qualcosa, di significare, di raccontare il passato, presente e futuro del suo “portatore”, la sua identità; consente in sostanza di creare una sorta di maschera attraverso cui può essere compreso o supposto il significato del segno tegumentario, insieme alla personalità e alla cultura dell’individuo che lo possiede. Charles Sanders Pierce definisce il segno come un’inferenza: “un segno (o Representamen) è qualcosa che sta a qualcuno per qualcosa sotto qualche rispetto o capacità. Si rivolge a qualcuno, cioè crea nella mente di quella persona un segno equivalente, o forse un segno più sviluppato. Questo segno che esso crea lo chiamo interpretante del primo segno” 2 . 1 G. Marrone - T. Migliore, Iconologie Del Tatuaggio, Meltemi, Milano, 2019, p. 13. 2 Per approfondire si veda V. Pisanty - A. Zijno, Semiotica, McGraw-hill, Milano, 2009, p. 109 e successive.

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Informazioni tesi

  Autore: Michael Santini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2021-22
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Media e cultura
  Relatore: Valentina Pisanty
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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