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The Devil's Law-Case: la tragicommedia nel teatro di John Webster

Informazioni tesi

  Autore: Provvidenza Capuana
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Attilio Carapezza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

La figura di John Webster è circondata da un alone di mistero, poiché rimangono alcuni lati oscuri irrisolti, ma questo non ha diminuito l’interesse verso uno degli autori più rappresentativi del periodo giacobiano.
Ed è al panorama storico-culturale del periodo compreso tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600, che è dedicato il primo capitolo.
Il primo capitolo analizza le cause del profondo turbamento che attraversa l’Inghilterra, dopo la morte di Elisabetta e la successione al trono di Giacomo I. Il momento di grande fioritura nell’economia e nell’arte della prima parte del Rinascimento, è seguito da un periodo di profondi sconvolgimenti, dovuti alle nuove scoperte nel campo scientifico e dell’astronomia.
La rottura di ogni legame tra il microcosmo e il macrocosmo determina la perdita delle certezze e la confusione nell’uomo, che non riesce a trovare una spiegazione adeguata agli eventi.
La seconda parte di questo capitolo cerca di fare una sintesi delle caratteristiche principali del teatro giacobiano, mettendo l’accento sul genere predominante, cioè la tragedia, senza trascurare la commedia e la tragicommedia.
Questa sintesi sui temi e lo stile delle opere del teatro giacobiano è seguita dal capitolo dedicato alla figura di John Webster.
Il II capitolo presenta la biografia di John Webster ed inoltre intende rilevare le differenze tra le opere del primo periodo e quelle della maturità. Le prime sono nate dalla collaborazione di Webster con altri autori e presentano una satira dei vizi della società, appresa da Marston.
Le opere della maturità sono rappresentate dalle due tragedie The White Devil e The Duchess of Malfi, in cui l’arte di Webster raggiunge la sua massima espressione, grazie alla sua abilità nell’uso del linguaggio figurato. L’uso del linguaggio figurato o “imagery” permette a Webster la rappresentazione di un uomo travolto dal disordine e dal caos, ai quali cerca di opporre un nuovo “ordine”, anche se alla fine fallisce.
L’uomo sa che è impossibile penetrare e comprendere la realtà, perché è avvolta in una “nebbia”, che è il simbolo delle difficoltà conoscitive umane.
Il genio di Webster non riesce a raggiungere più i livelli delle due tragedie e così l’ultima parte della sua carriera sarà caratterizzata da alcune opere considerate di poco valore.
Tra queste opere c’è The Devil’s Law-Case, in cui Webster sembra riproporre alcuni temi delle due tragedie, come la rappresentazione del cattivo, del suo cinismo e del disordine in cui vive.
In realtà il valore di questa opera è legato all’intreccio e all’azione, ricca di numerosi colpi di scena e capovolgimenti di situazioni, che rendono la storia in alcuni momenti irreale e poco coerente. L’azione risulta più importante della costruzione dei personaggi, sebbene l’autore pone al centro dell’intrigo un altro cattivo, Romelio, come nelle tragedie.
Il III capitolo analizza le caratteristiche di questa tragicommedia, presentando l’immagine di un uomo non più disperato e angosciato, ma di un uomo pratico, Romelio che agisce in nome degli interessi economici con cinismo, ma dimostrandosi diverso da Flamineo e da Bosola, i cattivi delle due tragedie precedenti.
L’ultimo capitolo, il IV, presenta alcuni dei giudizi critici più noti sull’opera di Webster, facendo una sintesi degli interventi più importanti sull’opera di questo autore e sul teatro elisabettiano.
La critica di John Webster ha seguito due direzioni diverse, dopo la riscoperta dei Romantici: una è quella che considera Webster un grande poeta ma anche un cattivo drammaturgo, mentre l’altra ha cercato di superare la scissione nel teatro di Webster l’azione e la parola, e soprattutto gli eccessi di un gruppo di critici che hanno sottolineato solo il sensazionalismo della sua opera.
Tra i giudizi critici che hanno cercato di superare una visione riduttiva di Webster c’è anche quello di T.S. Eliot a cui ho dedicato l’appendice, cercando di sottolineare alcuni punti del suo saggio critico.
Il saggio di Eliot esprime un giudizio positivo sul teatro elisabettiano e su Webster, di cui sottolinea la capacità di esprimere la riflessione su un uomo confuso e turbato, che si traduce nell’analisi della realtà caratterizzata dalla presenza costante della morte.

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2 INTRODUZIONE La figura di John Webster è circondata da un alone di mistero, poiché rimangono alcuni lati oscuri irrisolti, ma questo non ha diminuito l’interesse verso uno degli autori più rappresentativi del periodo giacobiano. Ed è al panorama storico-culturale del periodo compreso tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600, che è dedicato il primo capitolo. Il primo capitolo analizza le cause del profondo turbamento che attraversa l’Inghilterra, dopo la morte di Elisabetta e la successione al trono di Giacomo I. Il momento di grande fioritura nell’economia e nell’arte della prima parte del Rinascimento, è seguito da un periodo di profondi sconvolgimenti, dovuti alle nuove scoperte nel campo scientifico e dell’astronomia. La rottura di ogni legame tra il microcosmo e il macrocosmo determina la perdita delle certezze e la confusione nell’uomo, che non riesce a trovare una spiegazione adeguata agli eventi. La seconda parte di questo capitolo cerca di fare una sintesi delle caratteristiche principali del teatro giacobiano, mettendo l’accento sul

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