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Valutazione della resistenza a Taphrina deformans di genotipi di pesco ottenuti presso il Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura di Firenze, in due differenti ambienti climatici della Toscana

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Marengo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e Tecnologie Agrarie
  Relatore: Elvio Bellini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 226

RIASSUNTO DELLA TESI

1.INTRODUZIONE

La presente tesi di laurea si articola in due parti; nella prima vengono approfondite le conoscenze sul pesco e sulla T. deformans riguardo alle relazioni ospite-parassita; la seconda, di tipo sperimentale, si propone di valutare, in annate ed ambienti diversi, la resistenza a T. deformans di alcune selezioni di pesco ottenute presso il Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura di Firenze (DOFI).

2.PRIMA PARTE: INDAGINE CONOSCITIVA

Nella parte introduttiva della tesi sono state approfondite le conoscenze sulla sistematica, sulle caratteristiche morfologiche e pomologiche, sulle esigenze pedoclimatiche della specie Prunus persica. Parallelamente è stato compiuto uno studio sul parassita T. deformans nei suoi vari aspetti: ciclo biologico, sintomatologia, suscettibilità varietale e difesa fitosanitaria, mettendo in rilievo le tecniche adottate (lotta tradizionale, integrata e agricoltura biologica), la loro efficacia e l’impatto che esse hanno sull’uomo e sull’ambiente.
Dopo aver considerato l’importanza economica del pesco nel mondo, in Europa e nel nostro paese, sono state evidenziate le problematiche causate dal parassita nelle regioni frutticole italiane.
L’indagine conoscitiva si è conclusa con un approfondito studio sull’ereditabilità dei caratteri e sulle tecniche più utilizzate nel miglioramento genetico del pesco con particolare riguardo alla resistenza ai parassiti.

3.SECONDA PARTE: INDAGINE SPERIMENTALE

3.1 INTRODUZIONE

L'obiettivo del lavoro è stato quello di accertare e confermare la resistenza di 19 selezioni di pesco, ottenute presso il DOFI nei confronti di T. deformans attraverso un’attenta osservazione triennale in due diversi ambienti climatici.
La ricerca è stata supportata da rilievi agro-bio-pomologici e da un’indagine genetica di tipo molecolare allo scopo di verificare la variabilità esistente nelle selezioni ed evidenziare eventuali differenze dell'espressione genica fra tessuti sani e malati.
Altro obiettivo è stato quello di valutare la resistenza a T. deformans di progenie di semenzali ottenute dall’autofecondazione delle selezioni resistenti.

3.2 MATERIALI E METODI

Nel triennio 1997-99 le 19 selezioni sono state osservate in due differenti ambienti climatici della Toscana: uno collinare a decorso primaverile freddo, umido e piovoso, quale quello a Bagno a Ripoli (FI) (az. “Monna Giovannella”) e l'altro di pianura più asciutto e temperato, vicino al mare a Quarto d'Albegna Albinia (GR) (az. “La Marsiliana”). Per ognuna di queste sono stati valutati 12 rami misti annotando il numero di germogli e le foglie colpite oltre al loro indice sintomatico di attacco fornendo un punteggio da 0 a 9 in base ad una scala arbitraria messa a punto da Ritchie e Werner nel 1981. Come cultivar di riferimento suscettibile è stata utilizzata la ''Springbelle'' in entrambi le località. Sono stati studiati inoltre 25 semenzali di pesco, provenienti sempre dalla stessa progenie, nell'Azienda Sperimentale Dimostrativa ''La Marsiliana'' Albinia (GR) dell'ARSIA.
Negli anni precedenti ed in quelli di osservazione (1997-1999) non sono stati effettuati trattamenti fungicidi.

3.3 CONCLUSIONI

La valutazione delle selezioni allo studio, in entrambi gli ambienti pedoclimatici, ha confermato la loro elevata resistenza a T. deformans anche nelle condizioni più difficili, quando cioè maggiore è stata la virulenza del patogeno. Tale resistenza ha tenuto anche nella località più endemica e nell'annata più critica. Tra le selezioni ''DOFI-84.364.089'' è risultata la meno attaccata mentre si è dimostrata moderatamente resistente ''DOFI-84.364.043''.
Anche i semenzali studiati nell'azienda ''La Marsiliana'' hanno mostrato la loro elevata resistenza a T. deformans.
Le analisi molecolari effettuate hanno confermato le valutazioni sul comportamento fenotipico dimostrando l’esistenza di un'alta percentuale di geni omozigoti nelle selezioni e nei semenzali.
Le selezioni allo studio vengono attualmente utilizzate come genitori potenziali per programmi di miglioramento genetico per la resistenza a T. deformans.
Possono essere impiegate in agricoltura biologica o in piccoli impianti amatoriali, dove necessita la produzione di pesche sane senza l'utilizzo di anticrittogamici.

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5 1 IL PESCO: NOTE GENERALI Queste note introduttive hanno lo scopo di presentare il pesco dal punto di vista storico-geografico attraverso un excursus della sua diffusione nei vari continenti fino ai giorni nostri. L'inquadramento sistematico e la descrizione delle caratteristiche morfo-pomologiche forniscono un quadro generale della specie in questione onde porne in evidenza quegli elementi utili ai fini dell'indagine sperimentale. 1.1 ORIGINE, CENNI STORICI E DIFFUSIONE Il pesco era conosciuto già 3000 anni fa nella Cina al tempo della dinastia Zahn. Lo testimoniano scritti di quell’epoca che ne descrivevano le caratteristiche e la sua coltivazione (Li Zai Long, 1984). Si deve al ricercatore Frank Mayer, all’inizio del 1900, la scoperta di alberi indigeni di pesco (Hesse, 1975); sembra infatti che le popolazioni locali si riferissero a questo fruttifero con il termine “Matao” o “Yietao” che significano rispettivamente “buccia tomentosa” e “pesco selvatico” entrambi scarsamente eduli (Li Zai Long, 1984). Da precisare che in Cina esistono, come specie spontanee, le forme “vulgaris”, “leavis” e “platycarpa". Altri centri di origine si trovano nel Caucaso ed in Crimea dove il pesco è naturalizzato. In Cina troviamo il più alto numero di varietà di pesco (circa 1000) suddivise in 6 gruppi: gruppo del Nord, gruppo del Sud, gruppo di pesche gialle, gruppo di pesche piatte, gruppo di nettarine e gruppo delle pesche d’inverno (Li Zai Long, 1984). Notizie controverse, invece, definiscono l’introduzione del Prunus persica nel bacino Mediterraneo. Alcuni storici l’attribuiscono ad Alessandro Magno nel 333 a.C. durante le sue

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Parole chiave

agricoltura biologica
bolla del pesco
drupacee
miglioramento genetico
nettarina
peach leaf curl
pesco
taphrina deformans
arboricoltura
frutticoltura

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