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Etica e verità nelle encicliche di Karol Wojtyla

«Non abbiate paura!». Questa è l’esortazione che risuona in San Pietro il 22 ottobre 1978, rivolta agli uomini di ogni nazione, razza, religione ma anche alle nazioni rinate dopo la caduta dell’impero comunista affinché vincessero la paura della allora situazione mondiale. Non abbiate paura di essere i testimoni della dignità di ogni persona umana dalla sua nascita sino alla sua morte, neanche della debolezza dell’uomo poiché non cessa di essere grande neanche nella sua debolezza. A pronunciare queste parole è un uomo proveniente da un paese lontano devastato da due guerre mondiali, sconfitto sul terreno della forza ma risorto grazie alla consapevolezza spirituale della propria identità e del proprio diritto, animato dalla fede cristiana, e dalla certezza culturale ed esistenziale che Cristo è la chiave di volta per la comprensione dell’uomo e della storia. Nella clandestinità a Cracovia, è attore nei gruppi di lavoro del teatro rapsodico, redattore ed editore di una rivista letteraria, lavora come operaio in una cava di pietra collegata ad una fabbrica chimica. Scrive poesie nelle quali esprime il dramma dell’alienazione operaia, ma è anche un seminarista operaio rimasto profondamente segnato dai due regimi totalitari che in qualsiasi momento avrebbe potuto essere prelevato per essere portato in un campo di concentramento. Divenuto sacerdote insegna alla facoltà dell’università Cattolica di Lublino, due anni dopo ricopre la carica di direttore della cattedra di etica. Egli è rimasto profondamente segnato dai due regimi totalitari, non a caso possiede una particolare sensibilità per la dignità di ogni persona umana in particolar modo dei più deboli, e per il diritto alla vita. Il suo nome è Karol Wojtyla, oggi al vertice di una struttura ricca di duemila anni di storia, difensore di un patrimonio bimillenario di verità, depositario della continuità della rivelazione e nuova alleanza tra Dio e l’uomo. Ci siamo chiesti chi è quest’uomo coraggioso, con una tale modernità di comportamento che fanno di lui un leader naturale dotato di un carisma unico, capace di raccogliere milioni di persone, che continua a trovare la straordinaria forza per esortarci a difendere sempre, comunque e dovunque la vita e la dignità umana. Con questo lavoro ci siamo proposti di contribuire ad una maggiore conoscenza del filosofo Karol Wojtyla. Nel primo capitolo lo abbiamo conosciuto più da vicino, la sua vita, la sua formazione ed i presupposti filosofici del suo pensiero. Per Wojtyla la filosofia si configura come filosofia della conoscenza, come meditazione e disvelamento del mistero dell’uomo come persona. La ricerca prosegue con il confronto del pensiero filosofico di Wojtyla con tre correnti del pensiero contemporaneo: la fenomenologia, l’esistenzialismo e il marxismo. Abbiamo dedotto che filo conduttore del suo pensiero è la persona. La chiave che ci ha permesso di comprendere il contenuto e il metodo del suo insegnamento è: Rivelare la persona umana Questo è il contenuto, ed il metodo si può sintetizzare come il manifestarsi della persona attraverso l’atto. Nel secondo capitolo abbiamo affrontato la problematica dell’antropologia e dell’etica di Karol Wojtyla. Si tratta di una riflessione antropologica originale perché è come se all’inizio non sapesse quali saranno le sue opinioni definitive sull’uomo, sa solo che devono essere sottoposte all’esperienza dell’uomo. Nella costruzione dell’antropologia non parte da qualsiasi sistema filosofico, ma dall’esperienza dell’uomo. Il suo realismo è caratterizzato da un vero e proprio ritorno all’uomo come persona, ed il punto di vista da lui scelto per questo ritorno è quello dell’autodeterminazione della persona nell’agire. Egli studia l’agire per quello che esso rivela all’uomo e non il contrario. Tale punto di vista gli permette di distinguere il suo pensiero dalle altre fenomenologie dell’umano, nelle quali l’uomo rimane un oggetto alla stregua degli altri oggetti. Dunque punto di partenza della riflessione filosofica antropologica è l’analisi dell’esperienza, che permette di comprendere a fondo l’agire umano il quale risulta essere rivelativo della persona. Wojtyla non parte dalla persona ma giunge ad essa, non dalla persona all’atto ma dall’atto alla persona.

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8 INTRODUZIONE «Non abbiate paura!». Questa è l’esortazione che risuona in San Pietro il 22 ottobre 1978, rivolta agli uomini di ogni nazione, razza, religione ma anche alle nazioni rinate dopo la caduta dell’impero comunista affinchè vincessero la paura della allora situazione mondiale. Non abbiate paura di essere i testimoni della dignità di ogni persona umana dalla sua nascita sino alla sua morte, neanche della debolezza dell’uomo poichè non cessa di essere grande neanche nella sua debolezza. A pronunciare queste parole è un uomo proveniente da un paese lontano devastato da due guerre mondiali, sconfitto sul terreno della forza ma risorto grazie alla consapevolezza spirituale della propria identità e del proprio diritto, animato dalla fede cristiana, e dalla certezza culturale ed esistenziale che Cristo è la chiave di volta per la comprensione dell’uomo e della storia. Nella clandestinità a Cracovia, è attore nei gruppi di lavoro del teatro rapsodico, redattore ed editore di una rivista letteraria, lavora come operaio in una cava di pietra collegata ad una fabbrica chimica. Scrive poesie nelle quali esprime il dramma dell’alienazione operaia, ma è anche un seminarista operaio rimasto profondamente segnato dai due regimi totalitari che in qualsiasi momento avrebbe potuto essere prelevato per essere portato in un campo di concentramento. Divenuto sacerdote insegna alla facoltà dell’università Cattolica di Lublino, due anni dopo ricopre la carica di direttore della cattedra di etica.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Mariarosa Pesce Contatta »

Composta da 171 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6869 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 10 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.