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L'azione privata nel procedimento penale davanti al giudice di pace

Il decreto legislativo 28 agosto, n. 274 del 2000 attuazione della legge delega in materia di competenza penale del giudice di pace introduce nell'ordinamento importanti novità, delineando un modello di giustizia penale diverso da quello tradizionale. Con tale decreto nasce una nuova figura giudiziaria con attribuzioni in materia penale: il giudice di pace, un giudice conciliatore tra autore e vittima del reato. La valorizzazione della figura della vittima del reato trova uno dei riscontri più significativi anche nella disciplina processuale. Il ruolo conciliativo del giudice e la conseguente disciplina processuale è funzionale a pervenire ad una soluzione del conflitto che possa anzitutto soddisfare la persona offesa. L'attribuzione all'offeso dal reato, se pure munito di difensore, della facoltà di convocare a giudizio colui che viene accusato come autore del reato si evidenzia come l'istituto più interessante, in quanto evocativo dell'azione penale privata, sussistente in passato nel nostro ordinamento.
Con l'originale strumento del ricorso immediato, disciplinato dagli artt. da 21 a 28 del decreto cit., se pure limitato ai soli reati perseguibili a querela, si è introdotto un modello alternativo alla citazione ad opera della polizia giudiziaria, in cui la vittima del reato trova, finalmente, il riconoscimento di un autonomo spazio operativo nell'ambito del procedimento penale, nel senso che la stessa può determinare l'attivazione della fase del giudizio, di cui, anzi, viene garantita una peculiare celerità. Si tratta in sostanza di una vocatio in iudicium rimessa alla disponibilità della persona offesa dal reato, mediante un atto a formazione progressiva che vede il coinvolgimento del pubblico ministero e del giudice di pace, e comporta il superamento della fase delle indagini preliminari, attraverso la richiesta diretta al magistrato onorario della comparizione dell'imputato.

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1 INTRODUZIONE Il dibattito sulle competenze penali del giudice di pace inizia verso la metà degli anni settanta; tale materia inoltre costituisce l’oggetto di vari progetti di legge presentati nel corso della IX legislatura e rimasti tali a causa di un clima politico instabile che portò allo scioglimento anticipato del Parlamento. Nel corso della X legislatura, l’idea della creazione di un giudice onorario con competenze penali venne ripresa in quattro proposte di legge che furono presentate alle Camere per un loro esame; tali progetti disegnavano, in modo diverso – dovuto al fatto che erano espressione di aree politiche differenti – una competenza penale di tale magistrato onorario e presentavano caratteristiche comuni, quali la configurazione di un modello del nuovo giudice onorario indirizzato, soprattutto, a decongestionare dal contenzioso bagatellare i ruoli sovraccarichi della magistratura togata. Questi progetti misero l’epitaffio sul “modello forte” del giudice di pace, che alcuni settori della cultura giuridica di sinistra degli anni settanta avevano configurato come possibile momento di incrocio tra partecipazione popolare all’amministrazione della giustizia e tutela giurisdizionale dei diritti. Un’altra caratteristica che accomunava tali progetti era quella per cui nessuno di essi prevedeva l’elezione diretta come metodo di selezione del nuovo giudice. Tutti proponevano di ricorrere a criteri di designazione di tipo burocratico-corporativo, in alcuni casi con correttivi ottenuti attraverso l’inserimento di rappresentanti delle istituzioni elettive all’interno degli organi chiamati alla designazione. Al di là del disperato tentativo di “salvare” il conciliatore mediante un tardivo adeguamento della sua competenza per valore, una lettura globale del periodo della IX e X legislatura può essere ricondotta al progressivo emergere del comune progetto, destinato a concretizzarsi negli anni successivi, dell’istituzione di una nuova figura di giudice onorario: il giudice di pace. Pur ponendosi a coronamento di un ideale percorso ventennale di riflessione sui caratteri della magistratura onoraria, la legge n. 374 del 1991 è stata finalizzata,

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Valentina Verrocchi Contatta »

Composta da 126 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3182 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.