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Commento all'Epyllium Diomedis fr. ep. adesp. 2 Powell

Questo lavoro è nato dall’intenzione di approfondire lo studio del testo, probabilmente risalente al principio dell’età ellenistica, conservato dal P. Berol. 10566: l’epyllium Diomedis, oggetto di tre edizioni critiche ma di un solo commento, risalente a trent'anni fa e non integrale. Scarsissimi i contributi specifici, risalenti tutti agli anni successivi alla pubblicazione del papiro. Il poema necessitava di un commento più circostanziato, che chiarisse anche la cronologia degli eventi pertinenti al mito di Diomedes e affrontasse l’identificazione dei due personaggi Pheidon e l’Iphiades; bisognava, inoltre, approfondire il tema riguardante la prole di Diomedes nata prima della spedizione troiana, di cui l’epillio è l’unica testimonianza pervenuta. Prendendo come testo di riferimento l’edizione di Powell, si è cercato di commentare il poema verso per verso dal punto di vista linguistico, contanutistico e stilistico, proponendo un confronto sensato con altri componimenti poetici affini. L’analisi ha messo in luce varie affinità e concordanze fra l’epyllium Diomedis, l’idillio 25 dello Pseudo Teocrito, Callimaco e Nicandro, anche se risulta difficile proporre una datazione precisa del testo ed un’attribuzione. L’opera è stata classificata quale epillio: si è ritenuto opportuno presentare inoltre una panoramica degli studi sviluppatisi intorno al dibattito riguardante l’esistenza del genere epyllium.

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INTRODUZIONE Perché occuparsi dell’epyllium Diomedis. I papiri talvolta possono riportare alla luce anche frammenti letterari caratteristici di determinati periodi storici o correnti intellettuali. Si consideri il caso degli epilli, fra i quali è stato finora annoverato anche il 1 testo che mi appresto ad analizzare: l’anonimo epyllium Diomedis . Il componimento è tramandato dal P. Berol. 10566, pubblicato per la prima volta nel 1907 da U. von Wilamowitz-Moellendorff, il quale si avvalse dell’aiuto di W. Schubart per la decodificazione della scrittura. Oggi il papiro è conservato nella Papyrussammlung degli Staatliche Museen di 2 Berlino, che lo acquisì durante l’ultimo ventennio del XIX secolo . Il presente lavoro è nato dall’intenzione di approfondire lo studio di un frammento della letteratura greca, finora rimasto pressoché sconosciuto. Ad eccezione delle tre edizioni e dei rari contributi filologici pertinenti all’edizione del papiro, non sono apparsi ulteriori studi sull’argomento, né sembra che siano stati resi noti con la dovuta precisione nemmeno i pochi esistenti: mi riferisco, nello specifico, all’assenza di qualsiasi indicazione bibliografica relativa al lavoro di Torraca nell’Année Philologique del 1971 e degli anni seguenti e, conseguentemente, a recensioni al volume. Da questa situazione è derivata, come logica conseguenza, la difficoltà nel reperire tali lavori e saggi che potessero risultare utili quali 1 Secondo l’edizione oxoniense curata da J. U. Powell, Collectanea Alexandrina, Oxford 1925, 72-6. 2 Si veda Wilamowitz, 2. Per le edizioni del papiro e i contributi relativi ved. la sezione bibliografica “edizioni”. 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alessandra Pellin Contatta »

Composta da 186 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 657 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.