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Il caso del traffico a Milano: costi sociali e possibili soluzioni

In questo lavoro si è cercato di dimostrare che è possibile trovare un equilibrio tra le esigenze dello sviluppo economico e quelle della sostenibilità: è necessario, affinché ciò avvenga, che la società ristabilisca la sua supremazia sul mercato. A supporto di questa tesi, si è scelto di analizzare il caso del traffico privato a Milano, dove l’esigenza di mobilità degli individui si scontra con la sostenibilità di lungo periodo del modo in cui attualmente viene soddisfatta. Innanzitutto sono stati calcolati i costi sociali dovuti all’impiego spropositato dell’automobile, in particolare quelli relativi a inquinamento, incidenti e congestione: il risultato è pari a oltre 1,6 miliardi di euro all’anno. A fronte di tale spreco si è poi illustrato un insieme di soluzioni possibili suggerite dalla teoria economica e dall’esperienza di altre città: il road pricing, dal lato della domanda, e il miglioramento del trasporto pubblico, dal lato dell’offerta, rappresentano il nucleo del piano di intervento. Esistono quindi gli strumenti affinché gli amministratori della città possano risolvere i problemi del traffico: a loro il compito di pronunciarsi in favore della sostenibilità.

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1 PREMESSA Da sempre relegato in secondo piano come male minore e necessario, il problema del traffico urbano ha improvvisamente conquistato l’attenzione del grande pubblico con i recenti provvedimenti di blocco della circolazione in molte città italiane. Le posizioni a riguardo sono ancora controverse, ma quantomeno sembra imporsi la volontà di trovare rimedio ad una situazione in realtà già grave da molto tempo: da un lato le amministrazioni promettono interventi strutturali, dall’altro l’opinione pubblica si pronuncia in generale come propensa a sopportarne i sacrifici. Ovviamente ciò non basta per potersi dire vicini ad una soluzione che sia più di un semplice provvedimento d’emergenza, per andare oltre il quale è invece necessario un approccio maggiormente articolato. Prima ancora che nelle sue specificità, è infatti necessario affrontare la questione nei più ampi termini che la accomunano ad altre simili: il problema del traffico è da ricondursi cioè ad uno dei tanti casi in cui dalle attività antropiche derivano conseguenze negative per l’ambiente e quindi, in ultima analisi, per l’uomo stesso. Questo appunto l’approccio proposto da questo lavoro: discutere sul piano teorico la questione del conflitto tra sostenibilità e sviluppo, in particolare rispetto al modello capitalista; indagare sul piano pratico il problema specifico del traffico per la città di Milano, analizzando l’entità dei costi che il sistema attuale impone alla collettività e valutando quali delle soluzioni alternative reperibili in letteratura è applicabile alla realtà studiata. Essendo il tema centrale di tutto il lavoro, questo secondo aspetto sarà sviluppato ampiamente nei capitoli che seguono: qui di seguito si affronta invece la discussione teorica, le cui conclusioni dovranno rimanere sullo sfondo di tutto il lavoro e riemergere in fine quando si discuterà dei possibili interventi risolutivi. L’obiettivo di questa analisi è verificare se il sistema economico, e soprattutto quello capitalista, è dotato dei presupposti per riuscire a gestire il conflitto tra sostenibilità e sviluppo esistente in natura. Ogni forma di vita segue una spontanea tendenza ad espandersi: essendo in genere ciò possibile solo a scapito delle altre, ne deriva un costante stato di competizione. Oltre che da tale rapporto però, le forme di vita sono caratterizzate anche da interdipendenza, sono cioè legate da relazioni reciproche, più o meno dirette, tali per cui la sopravvivenza di una dipende da quella di molte altre. Esiste quindi un ordine generale superiore sostenibile solo fintantoché le sue singole parti rimangono in equilibrio tra loro. L’uomo è senz’altro parte di questo sistema complesso, dal quale dipende molto più di quello che si possa credere osservando il mondo artificiale nel quale si rinchiude: ciò che lo distingue da tutte le altre forme di vita è però la sua capacità di compiere azioni assecondando un fine, ad esempio modificare l’ambiente in cui vive a proprio vantaggio, allentando in tal modo i vincoli che la natura gli impone. Questo lo grava della responsabilità di agire nel rispetto degli altri equilibri: violare questa condizione significa compromettere quello generale e pagarne le conseguenze in prima persona. Paradossalmente la storia dimostra che tanto più una civiltà si evolve, tanto più cioè riesce a sottrarsi alle rigide regole delle natura attraverso la conoscenza e lo sviluppo tecnologico, tanto meno agisce come dovrebbe se avesse la

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Daniele Galuppo Contatta »

Composta da 78 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1994 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.