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L'industria elettrica nella transizione dal fordismo al postfordismo. Il dibattito in Italia dalla nazionalizzazione alla privatizzazione

Informazioni tesi

  Autore: Arianna Gandini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi del Piemonte Orientale A.Avogadro
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Marco Revelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 285

Questo lavoro illustra le dinamiche del dibattito che negli anni Novanta ha condotto l’Italia alla privatizzazione dell’industria elettrica, da un lato, operando un confronto con le dinamiche che negli anni Sessanta avevano invece indirizzato il paese alla nazionalizzazione del settore e alla nascita dell’ente pubblico di Stato, l’Enel, e, dall’altro, cercando di contestualizzare entrambi i processi entro un quadro di riferimento “appropriato”.
Supponendo che la spiegazione della “tendenza planetaria” alla privatizzazione del settore dovesse essere ricercata ricostruendo il task environment da cui discende ed entro cui matura, il dibattito italiano è stato collocato all’interno della transizione della società moderna da industriale a post-industriale, ovvero entro un contesto postfordista.
Analogamente, ritenendo che per cogliere compiutamente il rapporto tra privatizzazione e postfordismo occorresse procedere “a ritroso”, si è tentato di identificare la relazione che presumibilmente doveva intercorrere tra nazionalizzazione e fordismo.
La ricerca si è strutturata in una parte preliminare e “propedeutica” in cui si sono analizzati criticamente i due modelli nella loro evoluzione temporale. Di seguito, si è riservata una sezione alla descrizione delle caratteristiche che rendono l’energia elettrica un bene sui generis e nel contempo indispensabile, soffermandosi soprattutto su quegli aspetti tecnici che costituiscono altrettante difficoltà oggettive al trapasso da un regime monopolistico ad un regime concorrenziale.
Il passo successivo è stato quello di “combinare insieme” questi tre elementi – fordismo, postfordismo, energia elettrica – per illustrare come la loro interazione abbia influito sul sistema delle relazioni industriali dell’Italia contemporanea. La parte I e II della tesi sono state impostate secondo uno schema perfettamente simmetrico allo scopo sia di cogliere con immediatezza il legame di causa-effetto che collega l’energia elettrica prima al fordismo e poi al postfordismo sia, soprattutto, per far risaltare insospettabili analogie e corrispondenze tra i dibattiti sul futuro dell’industria elettrica che hanno caratterizzato i due periodi.
Quello che è emerso da questa ricostruzione storico-critica che, partendo dall’inizio del secolo è arrivata fino ai giorni nostri, è il ruolo assolutamente egemone che l’energia elettrica ha esercitato nell’innescare entrambe le trasformazioni, nascita del fordismo prima e evoluzione verso il postfordismo successivamente.
Una volta affermata la crucialità del settore elettrico nel panorama produttivo, le soluzioni adottate per regolamentarlo differiscono nettamente. Nel contesto fordista degli anni Sessanta, caratterizzato da una congiuntura espansiva e influenzato dalle dottrine keynesiane, matura la decisione di nazionalizzare l’industria elettrica perchè si ritiene che l’energia elettrica un public service di pertinenza statale. Nel contesto postfordista, ultracompetitivo e globalizzato, liberista e antinterventista, invece, si considera l’energia elettrica una qualsivoglia commodity e si ricorre alla privatizzazione.
Questo è, in estrema sintesi, lo scenario entro cui viene inquadrato il dibattito degli anni Sessanta sulla nazionalizzazione e quello degli anni Novanta sulla privatizzazione del settore elettrico italiano, all’approfondimento del quale sono dedicati i capitoli finali di ciascuna parte. Come supposto dall’inizio, si è potuto verificare che sussiste una precisa coerenza tra le dinamiche dei due dibattiti e il contesto rispettivamente fordista e postfordista entro cui si collocano.
Le giustificazioni addotte a sostegno della nazionalizzazione ieri e della privatizzazione oggi sono state suddivise in politiche, economiche e tecniche. Questa tripartizione è risultata particolarmente funzionale per far emergere come le argomentazioni addotte oggi a sostegno della privatizzazione del settore elettrico siano esattamente le stesse di cui si servirono una trentina d’anni fa i fautori della nazionalizzazione.
In ragione del fatto che le condizioni tecnologiche del settore non sono cambiate granché negli ultimi decenni, la conclusione di questa ricerca è che questo apparente paradosso sia riconducibile esclusivamente alla diversa collocazione dell’energia elettrica nel paniere dei beni di consumo: ieri un servizio pubblico, oggi un bene privato, meritevole di protezione, ma pur sempre sottoposto alla tradizionale legge della domanda e dell’offerta. Questo è il motivo per cui si è deciso di imboccare la strada della liberalizzazione e della privatizzazione sostituendo al tradizionale monopolio statale un mercato concorrenziale e al gestore pubblico una serie di imprenditori privati in concorrenza tra loro.

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Introduzione Tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta, in Italia, si è venuta sempre più affermando l’opinione che il ruolo assegnato nei precedenti decenni alle imprese pubbliche fosse ormai venuto meno e che, per ragioni di efficienza del sistema produttivo, e insieme di politica industriale e di risanamento finanziario delle imprese, fosse necessario procedere alla loro privatizzazione. La ristrutturazione dell’Enel, oltre a segnare una tappa significativa nel processo di liberalizzazione del settore elettrico, è un indicatore vistoso di questo radicale ripensamento dei confini e delle modalità dell’intervento dello Stato nell’economia, ripensamento che ha condotto a numerose iniziative di deregolamentazione e privatizzazione, avviando la struttura economica del Paese verso una profonda trasformazione. A sua volta, la riforma del comparto dell’energia elettrica rientra in un più ampio progetto di politica istituzionale che coinvolge buona parte di quei settori produttivi tradizionalmente caratterizzati da una massiccia, se non esclusiva, presenza pubblica. A partire dall’inizio degli anni Novanta, a seguito della citata inversione di tendenza circa l’opportunità di una “interferenza” dello Stato nei mercati, il mondo politico e i diversi governi che si sono succeduti si sono posti il problema di ridurre drasticamente e organicamente il ruolo dell’apparato pubblico nell’economia. La privatizzazione dell’Enel si affianca a quella di altri colossi industriali e si inserisce nel quadro di una strategia che vede lo Stato impegnato nella dismissione delle imprese di sua proprietà.

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