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Fondi pensione negoziali: problematiche attuariali relative all'erogazione delle rendite. Il caso Fondenergia

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Rocca
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Massimo Angrisani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 287

“L’uomo vivrà presto il doppio rispetto ad oggi e potenzialmente potrebbe vivere fino a 1200 anni” (John Harris, 25 giugno 2000).

La previdenza complementare italiana è ormai da qualche anno oggetto di particolare attenzione da parte non solo di politici e studiosi e, ovviamente, degli operatori del settore (Compagnie assicurative, SIM, SGR, Banche), ma anche, e soprattutto, dell’opinione pubblica. Tale interesse trae fondamentalmente origine dalla constatazione che il sistema pensionistico pubblico a “ripartizione” non è più in grado di garantire i benefici promessi in base ai versamenti effettuati. Nell’ambito di tale nuovo assetto, i Fondi pensione rivestono un ruolo importante: a prescindere dai risultati raggiunti e da un decollo a “singhiozzo”, essi saranno, insieme alle polizze assicurative individuali, le garanzie del futuro dei pensionati. Osservando il mercato assicurativo in generale se ne trae un nuovo aspetto prettamente di mercato tra chi domanda e chi offre sicurezza sociale e ciò in relazione con una sempre maggiore auto-responsabilizzazione del lavoratore riguardo all’impiego e all’allocazione del “sacro” risparmio per fini previdenziali.
Ma, certamente, molti sono gli ostacoli che debbono essere superati per poter creare un sistema privato complementare al pubblico che si fondi sulle "annuities" dati i numerosi motivi che storicamente in Italia hanno condotto ad una sostanziale preferenza per il cash out o, al massimo per le rendite differite. Le rendite vitalizie presentano, inoltre, come è noto, difficoltà di stima a causa del longevity risk, dei rischi finanziari e di quelli economici come viene evidenziato nello studio condotto in FONDENERGIA.
Utilizzando alternativamente basi tecniche di I° e II° ordine, si è effettuata una valutazione attuariale delle basi demografiche di FONDENERGIA nel medio-lungo termine tramite un modello di simulazione stocastica, basata su diverse proiezioni finanziarie, scenari economici ed ipotesi di risoluzione del rapporto associativo. Lo studio fa emergere molti fattori che ostacolano la conversione in rendita vitalizia in FONDENERGIA. Alcuni di questi sono comuni a molti Fondi negoziali altri sono tipici di FONDENERGIA. In conclusione, è impensabile un massiccio utilizzo del prodotto rendita nei prossimi 10 anni, (almeno) per ragioni, innanzitutto, fisiologiche (si è ancora in una fase di prima accumulazione e maturazione del risparmio), per ragioni normative ancora insolute ed a volte “incostituzionali” (basti pensare solo alla comparazione obbligatoria della rendita con l’assegno sociale per poter convertire almeno il 50% del montante accumulato), per ragioni di scarsa cultura previdenziale degli associati e, infine, per la sempre maggiore instabilità dei mercati finanziari, instabilità controllabile, solo, con buoni strumenti di asset allocation “strategica”, in primis, ed “operativa”, in secondo luogo.

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7I.1 – Introduzione, intenti e conclusioni. La previdenza complementare italiana è ormai da qualche anno oggetto di particolare attenzione da parte non solo di politici e studiosi e, ovviamente, degli operatori del settore, ma anche, e soprattutto, dell’opinione pubblica. Tale interesse trae fondamentalmente origine dalla constatazione che il sistema pensionistico pubblico a “ripartizione” non è più in grado di garantire i benefici promessi in base ai versamenti effettuati. Sin dall’inizio degli anni ottanta, infatti, ha manifestato i primi segni di una persistente difficoltà ad assicurare l’equilibrio finanziario in quanto la spesa per le prestazioni ha assunto una dinamica di sviluppo strutturalmente superiore a quella del reddito prodotto. Per cui , in mancanza di interventi rivolti a contenere la crescita, si è reso necessario elevare le quote contributive e ricorrere all’indebitamento. Questa situazione, unita alle prospettive di invecchiamento della popolazione, al “calo” dell’occupazione, al rallentamento dello sviluppo economico e agli eccessivi interventi di tipo assistenziale posti a carico del sistema pensionistico, ha reso auspicabile la creazione di un nuovo modello di Welfare State che renda economicamente sostenibile un’equa politica di distribuzione del reddito non solo tra diverse generazioni ma anche all’interno della stessa generazione.

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